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Shopping compulsivo da Black Friday (e non solo): che fare?

Redazione

Ultimo aggiornamento – 23 Novembre, 2018

Shopping compulsivo da Black Friday (e non solo): che fare?

Dr.ssa Elena Tamussi, specialista in psichiatria


Nessuno sa resistere al Black Friday. Nemmeno i più parsimoniosi, i sempre attenti a far quadrare i conti del bilancio familiare.

Secondo l’Istat, nel 2017 la spesa media mensile familiare in valori correnti è stata di 2.524,38 euro. E sappiamo bene che tenere a bada le spese è sempre più difficile, ora che abbiamo sdoganato del tutto gli acquisti online. L’Osservatorio Multicanalità rivela che in Italia gli eShopper sono 20,6 milioni, a cui attingono il 39% degli italiani.

Insomma, durante il ‘venerdì nero’ degli sconti, tutti si affannano per accaparrarsi l’offerta del momento, cosa accade nella testa di chi soffre di shopping compulsivo?

C’è poco da scherzare. In Italia il 5% della popolazione soffre di questo disturbo e l’80% degli shopper compulsivi è rappresentato da donne tra i 30 e i 40 anni, di classe sociale media, che comprano con maggior frequenza oggetti di abbigliamento, gioielli e prodotti di bellezza.

Ma che cosa scatta? Che cosa fa sì che ci sia un impulso irrefrenabile all’acquisto? Ne abbiamo parlato con la dr.ssa Elena Tamussi, psicoterapeuta, per capire insieme l’origine di questa compulsività.

Quali sono le motivazioni dello shopping compulsivo?

Lo shopping compulsivo, detto anche sindrome da acquisto compulsivo, rientra nella famiglia dei disturbi del controllo degli impulsi. Già dalla metà del diciannovesimo secolo, illustri psichiatri quali Kraepelin e Bleuler, descrissero i sintomi associati a tale disturbo, che definirono oniomania (dal greco onios = “in vendita”, mania = follia).

Tipicamente, i soggetti affetti da tale disturbo sentono continuamente la necessità di comprare qualcosa; nel caso in cui tale bisogno non venga soddisfatto, il soggetto sperimenta un profondo stato di malessere.

Il fattore scatenante sembra essere il bisogno di gratificazione. In questi soggetti, lo shopping diventa un modo per compensare mancanze emotive, per riempire il vuoto dentro di sé.

Purtroppo, la sensazione di benessere e piacere lascia però ben presto spazio al senso di colpa per l’ennesima spesa.

Quali altri disturbi sono connessi allo shopping compulsivo?

Come abbiamo detto, questo disturbo rientra nella grande famiglia dei disturbi da alterato controllo degli impulsi, caratterizzati dall’incapacità del soggetto a resistere a un impulso o a una tentazione impellente.

Molto spesso, questo disturbo viene diagnosticato in concomitanza di un’altra dipendenza da sostanza/alcol o comportamentale (ad esempio il gioco d’azzardo patologico).

Anche nello shopping compulsivo ritroviamo molti aspetti delle altre forme di dipendenza come, ad esempio, l’incapacità di controllare l’impulso che porta al comportamento patologico detto anche (craving), il “pensiero desiderante”, la tolleranza (necessità di aumentare progressivamente la quantità di beni da acquistare) e l’astinenza.

Inoltre, gli shopper compulsivi presentano spesso in comorbidità alterazioni del tono dell’umore (ad esempio depressione), disturbi d’ansia e disturbo ossessivo-compulsivo.

Come gestire e risolvere la mania dell’acquisto?

Il primo passo è riconoscere di avere un problema. Infatti, molto spesso il soggetto affetto da tale patologia, non solo non riconosce il disturbo, ma tende a vederlo come una soluzione al malessere emotivo, una sorta di sollievo. Queste credenze positive ostacolano fortemente il percorso terapeutico.

Consiglio di rivolgersi a uno specialista psichiatra:

  • Quando il denaro investito per lo shopping supera le proprie possibilità economiche
  • Quando la natura di quello che si acquista perde importanza
  • Quando si ricorre allo shopping compulsivo più volte a settimana
  • Quando il mancato appagamento del bisogno crea forti crisi

La diagnosi deve essere approfondita e accurata, non vanno trascurati gli altri disturbi comorbidità (ad esempio ansia e depressione) e gli eventuali aspetti caratteriali e della persona.

A seguito della diagnosi, il percorso è di tipo psicoterapeutico con possibile supporto psicofarmacologico.

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