Come smettere di balbettare: la storia di Giovanni Muscarà

Come smettere di balbettare: la storia di Giovanni Muscarà

Ringraziamo Giovanni Muscarà – Founder & CEO Vivavoce Institute – per l’intervista. 


Oggi, 22 ottobre, si celebra una importante Giornata Internazionale, quella per la Sensibilizzazione alla Balbuzie, una condizione spesso sottovalutata che, però, incide fortemente sulla vita di chi ne soffre.

A manifestare i sintomi della balbuzie sono 1 milione di persone solo in Italia. I numeri, dunque, parlano chiaro: si ha un’incidenza dell’8% e, per questa ragione, il disturbo non può, non deve essere ignorato.

Cosa è la balbuzie e quali sono le cause?

In primis, è bene sapere di cosa parliamo. La balbuzie è definito come un Disturbo della Fluenza Verbale, ovvero un disturbo del linguaggio che porta a una alterazione del ritmo delle parola; si è, dunque, di fronte a disfluenze, con arresti, ripetizioni, prolungamenti – assolutamente involontari – dei suoni pronunciati.

Va detto che, prima dei 4 anni, tale condizione può avere un carattere fisiologico e risultare normale. Col passare del tempo, se continua, può diventare disturbo.

Esistono diverse forme di balbuzie:

  • forma tonica: quando si ha un arresto della parola a inizio frase, con un allungamento della sillaba;
  • forma clonica: quando le sillabe iniziali si ripetono e non si allungano;
  • forma mista: si presentano entrambe le alterazioni. Parlare diventa, quindi, molto difficile.

Le cause?

Non uno, ma più fattori possono influire. Secondo gli esperti, si ha una correlazione tra lo sviluppo del linguaggio nei bambini e le loro capacità motorie di produzione delle parole. A ciò si aggiungono anche il contesto sociale e la personalità del piccolo.

Si può definire, quindi, come un disturbo multifattoriale. Esiste, poi, un certo grado di familiarità – sebbene non si possa parlare di carattere ereditario.

Le condizioni psicologiche e le difficoltà di chi soffre di balbuzie

Inutile dire che chi soffre di balbuzie fa i conti con momenti difficili, fatti a volte anche di discriminazione e bullismo. Ma come fare a superare il disturbo? Condividiamo la storia di Giovanni Muscarà, a cui abbiamo rivolto alcune domande, per capire insieme qual è la sua esperienza e come ha fatto a convivere e combattere questa condizione.

Giovanni nasce in Sicilia e, fin da piccolo, soffre di una forma di balbuzie molto severa, che lo fa contorcere e fare smorfie a ogni parola per lui difficile da pronunciare. I suoi genitori le provano tutte per risolvere il problema e i metodi, visti ora, sono i più folcloristici.
Giovanni cresce e viene a Milano per studiare alla Bocconi dove si laurea; al termine va a Londra dove, nella city, può esprimere al meglio le sue competenze in economia e finanza. Ma c’è sempre il problema … la balbuzie.

Giovanni, oggi 36 anni, nel corso della sua vita continua a fare corsi per superare la balbuzie, ma i risultati non sono soddisfacenti. Esasperato dalla situazione, mette insieme tutte le sue conoscenze, un’intuizione e un sogno: lui balbuziente mette a punto un metodo per superare la balbuzie e, oggi, questo metodo è sotto i riflettori della comunità scientifica, che lo sta validando scientificamente (siamo al terzo e ultimo stadio).

Si tratta del primo metodo “made in Italy” per superare la balbuzie. Oggi, Giovanni prosegue nel suo progetto e a dicembre si organizzerà come centro medico per i disturbi del linguaggio, dove lui – non medico – è il motivatore e colui che spiega ai ragazzi il metodo“.

Giovanni quali soluzioni hai provato – senza risultati – per superare la tua balbuzie?

Ho iniziato a seguire corsi per cercare di risolvere la balbuzie da quando ero bambino. La mia balbuzie, infatti, è sempre stata molto intensa: perdevo letteralmente il controllo dei muscoli del viso, della testa, del collo e di altre parti del corpo, contorcendomi con spasmi per cercare di portare fuori l’aria.

I miei genitori però hanno sempre fatto di tutto per aiutarmi a superare la mia fatica, pur non sostituendosi mai a me nel parlare o non cercando mai di proteggermi.

Posso davvero dire di averle provate tutte. Ho sperimentato le soluzioni più classiche per il superamento della balbuzie, che seguono generalmente due approcci:

  • quello più psicologico, che vede la balbuzie come causata da traumi infantili, dall’ansia o dall’agitazione, o da comportamenti sbagliati della famiglia;
  • quello logopedico, che inquadra la balbuzie dal punto di vista prettamente linguistico, come un problema a livello di meccanica del suono.

Nel primo caso, il trattamento va a esplorare i vissuti infantili, lo stile di attaccamento dei genitori e le dinamiche familiari. Ricordo che uno specialista arrivò a spiegarmi che tutto era cominciato, perché quando ero piccolo la mamma mi aveva voltato le spalle.

La balbuzie però, come anche dimostrato dalla recente letteratura scientifica, non è causata dalle scelte educative o familiari. Lo stesso vale per l’ansia, che certamente amplifica il problema, ma che non ne è la causa in senso stretto. Fin da quando ero piccolo, qualunque cosa volessi dire, era seguito da un «Stai calmo», «Respira», «Non ti preoccupare». Ma io non ero “agitato”, non ero preso da attacchi di ansia, non avevo paura, semplicemente “combattevo” per portar fuori quello che volevo dire. Anche banalmente soltanto il mio nome.

Il blocco, percepito da chi balbetta gli fa percepire con certezza – e ancora prima di provare a parlare – che non riuscirà a dire quello che vuoi dire, oppure lo dirà con grande fatica. Questo provoca in anticipo ansia, stress e agitazione che aumentano la balbuzie.

Nel secondo caso, invece, si lavora con tecniche “meccaniche”, basate sul principio del canto, che presuppongono di iper-articolare i suoni (spalancando tantissimo la bocca e allungando i suoni di ogni inizio parola) e parlare con un tono molto cantilenante.

Queste tecniche mi avevano inizialmente aiutato a ottenere buoni risultati, ma richiedevano di modificare completamente il mio modo di parlare e allenarmi per diverse ore nella giornata. Ricordo che per discutere la tesi di laurea, mi allenai per tre giorni di fila; e che prima di fare il primo colloquio nella società di consulenza dove ho lavorato diversi anni, sono rimasto a casa una intera settimana, sottoponendomi a 15 ore di esercizio al giorno.

Nonostante tutto questo lavoro, abbassando i ritmi di esercizio, tutto tornava come prima e la mia balbuzie regrediva notevolmente.

I risultati ottenuti, quindi, non permanevano nel tempo e non mi permettevano di parlare liberamente, rimanendo me stesso. Alla lunga, questa vita risultava insostenibile.

Qual è l’origine della balbuzie?

La scienza non ha ancora raggiunto unanimità in merito. Le teorie neuroscientifiche più recenti, però, supportate anche dai risultati del progetto di validazione scientifica del Metodo MRM-S (Muscarà Rehabilitation Method for Stuttering), riconducono la balbuzie a un problema di malfunzionamento nel processo di produzione del linguaggio.

Ogni azione è infatti il prodotto di un meccanismo, cioè di un processo cognitivo, frutto dell’interazione di due sistemi: il primo si occupa della programmazione e dell’esecuzione dell’atto; il secondo controlla, monitora, la correttezza di tale esecuzione. In caso di disequilibrio tra i due sistemi, l’azione stessa non sarà efficace. Anche la produzione del linguaggio è regolata dalla stessa dinamica.

In chi balbetta la componente legata al controllo (monitoring) è caratterizzata da un eccessivo livello di attività, che comprometta la corretta esecuzione dello stesso atto linguistico, che diventa quindi dis-fluente.

La balbuzie è dunque un fenomeno cognitivo complesso e il suo superamento necessita di un lavoro sulla persona nella sua interezza.

Su cosa si basa il metodo che proponi e quali obiettivi ha il tuo progetto?

Il Metodo MRM-S (Muscarà Rehabilitation Method for Stuttering), oggi dimostrato scientificamente e in fase finale di validazione scientifica, si pone l’obiettivo di riacquisire il controllo dell’atto fonatorio attraverso il monitoraggio e il controllo di ogni movimento necessario alla produzione del suono stesso.

Il MRM-S, oltre ad agire sulla componente puramente linguistica (fluenza verbale), interviene anche su quei disequilibri a livello cognitivo che sono all’origine della balbuzie, migliorando la performance sia dell’attività di programmazione ed esecuzione, sia di quella di controllo.

È un metodo comportamentale (perché cambia il comportamento nell’eloquio) che si fonda sul principio del motor learning, ossia sul cambiamento permanente di un comportamento attraverso la pratica e l’esperienza.

In particolare, la corretta coordinazione tra schemi respiratori, fonatori e articolatori permette gradualmente di riprendere il controllo dei propri movimenti e di conseguenza della propria voce. Una volta che questi schemi motori vengono appresi, si interviene sull’aspetto più emotivo e comportamentale, identificando le situazioni quotidiane vissute come stressanti dalla persona e allenando l’efficacia del nuovo schema motorio appreso in tali situazioni.

L’oggetto del nostro lavoro sono, invece, i movimenti naturali che facciamo, che sappiamo fare quando parliamo. La sfida è poi quella di riuscire a controllare il proprio corpo anche sotto stress. Ecco perché, a differenza dei metodi rieducativi tradizionali, noi mettiamo volontariamente sotto pressione comunicativa i nostri allievi dopo aver fornito loro gli strumenti necessari.

Il lavoro che proponiamo presso il nostro centro, basato sul MRM-S, prevede il coinvolgimento di un’équipe multidisciplinare, formata da psicologi, fisioterapisti e logopedisti, che permette di intervenire sulla persona a 360 gradi, in modo mirato e personalizzato.

Ho sempre pensato a Vivavoce come ad un centro a vocazione internazionale. Fin dall’inizio, da quando ho fondato International Stuttering Centre a Londra (oggi Vivavoce Institute, con sede a Milano) mi sono posto come obiettivo quello di farlo diventare il centro più grande al mondo.

A questo, è legata anche la missione culturale. Il mio desiderio è infatti quello di contribuire a costruire una corretta informazione sulla balbuzie, sensibilizzando l’opinione pubblica e le istituzioni su cosa sia veramente la balbuzie e quanto incida questa fatica nella vita delle persone che ne soffrono.


FONTI:

Balbuzie (se il bambino balbetta) – Bambin Gesù, Ospedale Pediatrico: http://www.ospedalebambinogesu.it/se-il-bambino-balbetta.

Vivavoce Institute – Centro cura balbuzie – http://www.vincerelabalbuzie.com/it

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