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Statine: una possibile soluzione terapeutica per il cancro alla prostata

Elisabetta Ciccolella | Farmacista

Ultimo aggiornamento – 25 Maggio, 2015

Statine: una possibile soluzione terapeutica per il cancro alla prostata

Secondo un nuovo studio, pubblicato online da JAMA Oncology, le statine, farmaci utilizzati per abbassare i livelli di colesterolo, possono rallentare la progressione del carcinoma prostatico avanzato nei pazienti già sottoposti a terapia ormonale.

Nel corso dell’indagine, durata circa sei anni, i ricercatori hanno analizzato l’evoluzione del tumore alla prostata in soggetti sottoposti a terapia ormonale di deprivazione androgenica, la più importante forma di cura per il cancro alla prostata metastatico ormono-sensibile: questa terapia contrasta a livello cellulare la sintesi di testosterone, l’ormone sessuale maschile che stimola la proliferazione delle cellule neoplastiche.

Lo studio

In particolare, i ricercatori hanno tenuto sotto controllo 926 uomini sottoposti a terapia ormonale per il il tumore della prostata in fase avanzata: i risultati dello studio suggeriscono che l‘assunzione di statine in questi malati allunghi il tempo di progressione della neoplasia, poiché in essi il i tumore è rimasto in una fase stabile per circa 28 mesi prima di peggiorare rispetto a una media di 17,4 mesi in coloro che non hanno assunto queste molecole.

Secondo l’autore dello studio, il Dottor Philip Kantoff del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, l’uso delle statine sarebbe consigliato solo nei soggetti affetti dal cancro alla prostata in fase avanzata e già sottoposti alla terapia ormonale di deprivazione androgenica.

Il meccanismo con cui agiscono le statine

Esperimenti di laboratorio mostrano come il gene SLCO2B1 codifica per le proteine responsabili del trasporto di farmaci e ormoni nelle cellule, tra cui il deidroepiandrosterone (DHEAS), precursore del testosterone, e le statine stesse. Benché poco si sappia del legame tra il trattamento con statine e la terapia di deprivazione androgenica, i risultati di questi esperimenti in vitro suggeriscono che le statine blocchino l’entrata del DHEAS nelle cellule, legandosi in modo competitivo all’SLCO2B1.

Secondo Kantoff, sono comunque necessari ulteriori studi per poter affermare che le statine, associate alla terapia ormonale, prolunghino il periodo di tempo in cui in tumore non progredisce, ritardando la resistenza alla terapia di deprivazione androgenica.

Inoltre, secondo il Dr. Jorge Ramos dell’Università di Washington/Freutchinson Cancer Research Center, anche se già precedenti studi mostravano il ruolo delle statine nella prevenzione del cancro, sono necessari studi clinici e randomizzati per confermare i benefici legati all’uso di questi farmaci in pazienti con cancro alla prostata e saranno necessari diversi anni prima che i malati possano assumere le statine per prevenire o rallentare il decorso del cancro: i dati attualmente disponibili sono insufficienti per sostenere che le statine siano capaci di prevenire il cancro alla prostata o di prolungare l’aspettativa di vita di coloro che sono affetti dal carcinoma prostatico.

Comunque, lo studio è in prospettiva importante per molti uomini, se solo si pensa che negli Stati Uniti si stima che un uomo su sette svilupperà il cancro alla prostata nel corso della vita.

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