Stitichezza e dolore: il “secondo cervello” da studiare

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 01 Agosto, 2026

Una ragazza seduta sul letto che si tiene lo stomaco

Stitichezza e dolore addominale compaiono spesso insieme. Chi convive con disturbi intestinali ricorrenti lo sa bene e non si tratta solo di andare in bagno con difficoltà, ma anche di gonfiore, crampi, tensione, fastidio profondo e sensazione che l’intestino non stia funzionando come dovrebbe.

La ricerca sta cercando da tempo di capire come il sistema nervoso coordini due aspetti diversi ma collegati: da una parte il movimento del colon, cioè la capacità dell’intestino di spingere in avanti il suo contenuto; dall’altra la percezione interna, quella che ci fa avvertire dolore, pressione o disagio.

Un nuovo studio sui topi suggerisce che una parte della risposta possa trovarsi nel cosiddetto sistema nervoso enterico, spesso definito “secondo cervello” dell’intestino. I ricercatori hanno individuato un gruppo di neuroni che potrebbe avere un ruolo sia nella motilità intestinale sia nei segnali di dolore o fastidio.

Il “secondo cervello” dell’intestino

L’apparato digerente contiene una rete molto estesa di cellule nervose. Questo sistema, chiamato sistema nervoso enterico, aiuta a regolare la digestione, coordina le contrazioni muscolari dell’intestino e partecipa alla comunicazione tra intestino, cervello e resto dell’organismo.

Non è un cervello nel senso comune del termine, ma ha una sua autonomia. Può gestire molte funzioni locali senza aspettare ogni volta un ordine diretto dal cervello o dal midollo spinale. Per esempio, contribuisce a stabilire quando e come il colon debba contrarsi per far avanzare il materiale intestinale.


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Negli ultimi anni gli studi hanno mostrato che il sistema nervoso enterico è molto più specializzato di quanto si pensasse. Non esiste un unico tipo di neurone intestinale: ci sono popolazioni diverse, con funzioni diverse, e gli scienziati stanno ancora cercando di capire cosa faccia ciascuna.

Il gene Pdyn e i neuroni sotto osservazione

Nel nuovo lavoro, i ricercatori hanno cercato un marcatore capace di distinguere alcuni neuroni sensoriali presenti dentro l’intestino da altri neuroni che collegano l’intestino al cervello e al midollo spinale. L’attenzione si è concentrata su Pdyn, il gene che codifica una proteina chiamata prodynorphin.

Usando topi geneticamente modificati, gli studiosi hanno seguito i neuroni associati a questo gene. Hanno visto che queste cellule erano concentrate nel sistema nervoso del colon e che alcune facevano parte della rete nervosa coinvolta nel controllo del movimento intestinale.

Questo ha dato ai ricercatori un modo per studiare una popolazione specifica di neuroni, invece di osservare l’intestino come un insieme indistinto. È un passaggio importante, perché molti disturbi gastrointestinali potrebbero dipendere non da un malfunzionamento generale, ma da circuiti nervosi molto precisi.

Cosa è successo nei colon isolati

La parte più forte dello studio arriva dagli esperimenti condotti su colon rimossi dai topi. In questa condizione, l’organo non riceve più segnali dal cervello, dal midollo spinale o da nervi esterni. Restano attive, però, le cellule nervose proprie dell’intestino.

Quando i ricercatori hanno attivato con la luce i neuroni legati a Pdyn, i pellet fecali nel colon isolato tendevano a muoversi in avanti. Questo suggerisce che quei neuroni possano contribuire direttamente alla propulsione del contenuto intestinale.

Il dato è rilevante perché mostra cosa può fare il sistema nervoso enterico da solo, senza l’intervento dei circuiti nervosi centrali. In altre parole, almeno in questo modello sperimentale, l’intestino dispone di neuroni capaci di influenzare il movimento del colon in modo locale.

Nei topi vivi il risultato è stato diverso

Quando gli stessi neuroni sono stati stimolati nei topi vivi, però, i ricercatori non hanno osservato un aumento della quantità di feci prodotte. Questo è un punto importante, perché evita letture troppo semplici.

Nel corpo vivo, infatti, il movimento intestinale non dipende solo dal sistema nervoso enterico. Entrano in gioco segnali provenienti dal cervello, dal midollo spinale, da nervi esterni all’intestino, dal sistema immunitario, dagli ormoni, dal microbiota, dall’alimentazione e dallo stato generale dell’animale.

Per questo un effetto visibile in un colon isolato può non tradursi automaticamente nello stesso effetto dentro un organismo completo. Lo studio suggerisce un ruolo di questi neuroni nella motilità, ma non dimostra che la loro attivazione basti, da sola, a risolvere la stitichezza.

Il legame con dolore e fastidio

La stimolazione nei topi vivi ha prodotto un altro tipo di risposta. Gli animali tendevano a bloccarsi e a contrarre l’area intorno agli occhi, comportamenti che nei modelli murini possono essere associati a dolore o disagio.

Questo ha portato i ricercatori a ipotizzare che i neuroni legati a Pdyn possano essere coinvolti non solo nel movimento del colon, ma anche nella percezione di ciò che accade all’interno dell’intestino.

È una possibilità interessante, perché molti disturbi gastrointestinali non riguardano solo la motilità. Nella sindrome dell’intestino irritabile, nella stitichezza cronica e in altre condizioni funzionali, il dolore o l’ipersensibilità viscerale possono essere centrali quanto l’alterazione dell’alvo. Tuttavia, lo studio non ha indagato direttamente queste malattie e non può ancora spiegare i sintomi nei pazienti.

Il possibile ruolo dell’infiammazione

I ricercatori hanno osservato anche che questi neuroni presentano caratteristiche che potrebbero renderli sensibili a segnali infiammatori. In particolare, sembrano esprimere componenti legate ai recettori per alcune citochine, molecole usate dal sistema immunitario per comunicare durante l’infiammazione.

Questo porta a un’ipotesi: i neuroni Pdyn potrebbero rispondere direttamente a stati infiammatori dell’intestino. Ma, al momento, si tratta appunto di un’ipotesi. Lo studio non ha ancora dimostrato sperimentalmente che l’infiammazione attivi queste cellule né che questo meccanismo sia responsabile del dolore addominale.

Il collegamento, però, è plausibile e merita ulteriori verifiche. Intestino, nervi e sistema immunitario sono strettamente connessi, e molte condizioni gastrointestinali mostrano una componente infiammatoria o neuroimmune, anche quando non c’è una lesione evidente.

Perché non è ancora una scoperta clinica

Il limite principale è che lo studio è stato condotto sui topi ed è disponibile come preprint, quindi non ha ancora completato la revisione da parte di altri esperti. Questo non rende i dati inutili, ma impone prudenza.

Inoltre, i ricercatori non hanno ancora chiarito se neuroni simili, presenti anche nell’intestino umano, svolgano davvero le stesse funzioni nelle persone. Non sappiamo se siano coinvolti nella stitichezza cronica, nel dolore addominale o nella sindrome dell’intestino irritabile. Non sappiamo nemmeno se possano diventare un bersaglio terapeutico sicuro.

Molti risultati ottenuti nei modelli animali aiutano a capire la biologia di base, ma non si traducono automaticamente in farmaci o terapie. La distanza tra un circuito identificato in laboratorio e un trattamento per i pazienti può essere lunga.

Cosa potrebbe cambiare in futuro

Se confermati, questi risultati potrebbero aiutare a capire meglio perché movimento intestinale e dolore addominale siano spesso intrecciati. Un gruppo di neuroni capace di influenzare sia la propulsione del contenuto del colon sia la percezione viscerale sarebbe un bersaglio di grande interesse.

In futuro, studi più avanzati potrebbero verificare se questi neuroni sono alterati in modelli di stitichezza, infiammazione intestinale o ipersensibilità viscerale. Il passaggio successivo, ancora più importante, sarà capire se lo stesso accade nell’uomo.

Solo allora si potrà parlare di possibili strategie terapeutiche. Per ora siamo nella fase in cui si identificano i circuiti, si osservano le risposte e si costruiscono ipotesi.

Fonti:

bioRxiv - The Critical Role of Pdyn-Lineage Enteric Neurons in Colonic Motility and Visceral Interoception

Ultimo aggiornamento – 29 Luglio, 2026

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