Ritirato dagli scaffali speck e brie: quali lotti, la marca e perché

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Mattia Zamboni
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Data articolo – 16 Settembre, 2026

Una pizza con speck e brie

Il richiamo riguarda tre lotti di speck e brie Re di Sapori venduti da Migross in vassoi da 90 grammi. Il provvedimento, disposto il 2 settembre 2026 e aggiornato il 15 settembre, è legato alla presenza di Listeria monocytogenes nel brie.

Richiamo alimentare: quali sono i tre lotti interessati

A essere ritirati sono tre lotti dello stesso prodotto, confezionato per Migross dal Prosciuttificio San Michele di Traversetolo, in provincia di Parma. Il brie utilizzato nel prodotto è stato fornito da Bayernland e prodotto da SASU Pâturages Comtois, secondo le informazioni riportate negli avvisi di richiamo.

Il prodotto è Speck e Brie Re di Sapori, confezionato in vassoi da 90 grammi. I riferimenti da controllare sull'etichetta sono:

Il motivo del richiamo è specifico: presenza di Listeria monocytogenes nel brie. La comunicazione di Migross indica il ritiro come misura cautelativa e invita a non consumare le confezioni appartenenti ai lotti interessati. 

Gli avvisi riportano come data del provvedimento il 2 settembre 2026, mentre la segnalazione è stata resa disponibile successivamente, con aggiornamento indicato al 15 settembre. Per questa ragione, chi ha acquistato recentemente il prodotto dovrebbe controllare comunque lotto e TMC, anche se la confezione appare integra.

Le caratteristiche dei prodotti ritirati

In sintesi, ecco le caratteristiche dei prodotti ritirati:

Primo prodotto

  • Prodotto: Speck e Brie Re di Sapori
  • Formato: vassoio da 90 g
  • Marchio: Re di Sapori
  • Produttore/confezionatore: Prosciuttificio San Michele, via C. Sarti 30, Traversetolo (Parma)
  • Marchio di identificazione: IT N5U7E CE
  • Lotto: F262260011
  • Termine minimo di conservazione (TMC): 03/10/2026
  • Motivo del richiamo: presenza di Listeria monocytogenes nel brie.

Secondo prodotto

  • Prodotto: Speck e Brie Re di Sapori
  • Formato: vassoio da 90 g
  • Marchio: Re di Sapori
  • Produttore/confezionatore: Prosciuttificio San Michele, via C. Sarti 30, Traversetolo (Parma)
  • Marchio di identificazione: IT N5U7E CE
  • Lotto: F262190146
  • Termine minimo di conservazione (TMC): 26/09/2026
  • Motivo del richiamo: presenza di Listeria monocytogenes nel brie.

Terzo prodotto

  • Prodotto: Speck e Brie Re di Sapori
  • Formato: vassoio da 90 g
  • Marchio: Re di Sapori
  • Produttore/confezionatore: Prosciuttificio San Michele, via C. Sarti 30, Traversetolo (Parma)
  • Marchio di identificazione: IT N5U7E CE
  • Lotto: F262190143
  • Termine minimo di conservazione (TMC): 26/09/2026
  • Motivo del richiamo: presenza di Listeria monocytogenes nel brie.

Perché la Listeria nel brie può rappresentare un rischio

Listeria monocytogenes è un batterio responsabile della listeriosi, un'infezione alimentare generalmente rara ma che può assumere forme severe. Una caratteristica che la rende particolarmente insidiosa è la capacità di sopravvivere e moltiplicarsi anche a basse temperature.

Il frigorifero, insomma, non è una barriera assoluta. L'EFSA spiega che il microrganismo può crescere anche a temperature di refrigerazione e può contaminare diversi alimenti pronti al consumo, tra cui carni, formaggi a pasta molle e pesce affumicato. La stessa autorità europea raccomanda di mantenere bassa la temperatura del frigorifero proprio per limitare la possibile proliferazione del batterio. 


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Il dettaglio tecnico conta perché lo speck e il brie del prodotto richiamato sono destinati al consumo senza una successiva cottura. Se un alimento pronto viene contaminato, quindi, non c'è necessariamente un passaggio domestico ad alta temperatura che possa ridurre la presenza del microrganismo.

I dati europei aiutano a inquadrare il problema senza trasformare ogni richiamo in un'emergenza generalizzata. Nel 2024, secondo l'ultimo rapporto europeo citato dall'EFSA, la listeriosi ha registrato il più alto tasso di ospedalizzazione e mortalità tra le infezioni alimentari segnalate nell'Unione europea: circa 7 persone su 10 sono state ricoverate e 1 su 12 è deceduta. Si tratta però dei casi di listeriosi notificati nell'UE, non del rischio associato allo specifico prodotto richiamato. 

Cosa fare se si ha una confezione in frigorifero

La raccomandazione è semplice: non mangiare il prodotto se lotto e TMC corrispondono a quelli indicati nell'avviso.

Non è necessario assaggiare il contenuto per capire se sia sicuro. La presenza di Listeria non può essere stabilita osservando il colore, l'odore o l'aspetto del brie. E il fatto che la confezione sia ancora sigillata non annulla il motivo del richiamo.

La confezione va riportata al punto vendita in cui è stata acquistata, seguendo le indicazioni del richiamo per la restituzione.

Un altro dettaglio pratico riguarda il frigorifero. Se il prodotto richiamato è stato conservato insieme ad altri alimenti, conviene evitare contaminazioni crociate e pulire le superfici eventualmente entrate in contatto con la confezione o con il suo contenuto. La gestione della temperatura e dell'igiene domestica rientra tra le misure indicate dall'EFSA per ridurre il rischio di proliferazione di Listeria negli alimenti pronti al consumo. 

Chi rischia di più in caso di infezione

La listeriosi non ha lo stesso impatto su tutte le persone. La maggior parte degli adulti sani, se infettata, può presentare sintomi intestinali o sviluppare un'infezione lieve. Il quadro cambia nei gruppi più vulnerabili.

Secondo il CDC, nella sua revisione clinica del 2025, il rischio di forme invasive riguarda soprattutto anziani, persone immunodepresse, donne in gravidanza e neonati. In questi soggetti l'infezione può oltrepassare l'intestino e provocare complicanze più serie. 

I sintomi possono essere poco specifici. Febbre, stanchezza e dolori muscolari possono comparire nelle forme invasive; nei casi più gravi possono comparire mal di testa, rigidità del collo, confusione e perdita dell'equilibrio. Il CDC indica inoltre che, in genere, i sintomi dell'infezione invasiva iniziano entro due settimane dal consumo dell'alimento contaminato, anche se il periodo può variare. 

Per una persona incinta il problema è particolare: l'infezione può presentarsi anche con sintomi materni modesti, pur comportando conseguenze per la gravidanza. È uno dei motivi per cui i richiami che coinvolgono formaggi freschi o a pasta molle meritano particolare attenzione.

Il richiamo non significa che tutti i prodotti siano contaminati

Va detto che il provvedimento riguarda tre lotti identificati, non tutti i prodotti Re di Sapori, né tutti i prodotti venduti da Migross.

I sistemi di controllo alimentare lavorano proprio attraverso l'identificazione dei lotti, che consente di circoscrivere il prodotto potenzialmente coinvolto e ritirarlo dalla vendita senza estendere automaticamente il provvedimento a produzioni diverse.

Anche i dati epidemiologici invitano a evitare allarmismi. Un'analisi dell'EFSA sui prodotti pronti al consumo, basata su oltre 13.000 campioni raccolti nell'Unione europea nel 2010/2011, rilevò la presenza di Listeria monocytogenes nello 0,47% dei campioni di formaggi molli o semimolli a fine conservazione; il superamento della soglia di 100 unità formanti colonia per grammo riguardava lo 0,06%. Il documento scientifico EFSA mostra quindi anche un'altra faccia del problema: la contaminazione può essere individuata nei controlli, ma la sua presenza non equivale automaticamente a un'infezione nel consumatore

Eppure, quando un controllo identifica il batterio in un alimento pronto al consumo, il ritiro resta lo strumento con cui interrompere l'esposizione al rischio.

Cosa controllare prima di consumare il prodotto

Per chi ha acquistato uno dei vassoi interessati, il controllo richiede pochi secondi. Bisogna confrontare marchio, formato, numero di lotto e TMC riportati sulla confezione con quelli dell'avviso.

Se coincidono, il prodotto non va consumato e deve essere restituito al negozio. Chi lo ha già mangiato, invece, non deve automaticamente presumere di avere contratto la listeriosi: il CDC precisa che, in assenza di sintomi, generalmente non sono necessari test o trattamenti solo per avere consumato un alimento potenzialmente contaminato. Se compaiono febbre o altri sintomi compatibili, soprattutto nelle persone appartenenti ai gruppi più vulnerabili, è opportuno informare il medico del possibile consumo. 

A conti fatti, il dato più utile per il consumatore resta quello stampato sulla confezione: i tre lotti F262260011, F262190146 e F262190143 sono quelli da non consumare. Per gli altri prodotti della stessa marca, il richiamo riportato in questi avvisi non costituisce di per sé un'indicazione a evitarne il consumo.

Fonti:

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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