Tirosina e longevità: l’amminoacido usato per la concentrazione collegato a una vita più breve negli uomini

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 17 Giugno, 2026

Delle pastiglie di tirosina

La tirosina è un amminoacido presente naturalmente in molti alimenti ricchi di proteine e anche in diversi integratori commercializzati per sostenere concentrazione, energia mentale e performance cognitive. Proprio per questo, il nuovo studio pubblicato sulla rivista Aging-US ha attirato l’attenzione: secondo i ricercatori, livelli più elevati di tirosina nel sangue sarebbero associati a una minore aspettativa di vita negli uomini.

La ricerca non dice che assumere tirosina come integratore accorci la vita. Questo punto è importante, perché lo studio non ha testato direttamente l’effetto degli integratori. Gli scienziati hanno invece analizzato i livelli naturali dell’amminoacido nel sangue e il loro rapporto con la longevità. Il risultato, però, suggerisce che la tirosina possa avere un ruolo più complesso di quanto si pensasse, soprattutto quando si parla di invecchiamento.

Lo studio è stato condotto da Jie V. Zhao, Yitang Sun, Junmeng Zhang e Kaixiong Ye, affiliati all’Università di Hong Kong e all’Università della Georgia.

Cosa sono fenilalanina e tirosina

Gli amminoacidi vengono spesso descritti come i “mattoni” delle proteine. Il corpo li utilizza per costruire e riparare tessuti, produrre enzimi e sostenere numerose funzioni biologiche. Tra questi, fenilalanina e tirosina hanno un ruolo particolare perché partecipano alla regolazione del metabolismo e dell’attività cerebrale.

Entrambi si trovano in alimenti come carne, pesce, uova, latticini e altre fonti proteiche. Sono presenti anche in alcuni integratori venduti per favorire energia, attenzione e prestazioni mentali.

La tirosina, in particolare, è coinvolta nella produzione di neurotrasmettitori come dopamina, norepinefrina ed epinefrina. Queste sostanze partecipano alla regolazione dell’umore, della motivazione, della memoria, dell’attenzione e della risposta allo stress. È anche per questo che, negli ultimi anni, la tirosina è stata studiata con crescente interesse nel campo della salute cerebrale e dell’invecchiamento.

Lo studio su oltre 270.000 partecipanti

Per capire se fenilalanina e tirosina potessero influenzare la durata della vita, i ricercatori hanno analizzato dati sanitari e genetici di oltre 270.000 partecipanti della UK Biobank, uno dei più grandi database sanitari a lungo termine al mondo.

Il gruppo ha utilizzato due approcci complementari. Da una parte, ha osservato la relazione tra i livelli degli amminoacidi e la mortalità. Dall’altra, ha applicato una tecnica chiamata randomizzazione mendeliana, un metodo genetico usato per capire se un’associazione osservata possa riflettere un possibile rapporto di causa ed effetto, e non soltanto una coincidenza statistica.

Questo doppio metodo ha permesso agli autori di andare oltre una semplice correlazione, pur senza arrivare a una conclusione definitiva. In altre parole, il risultato appare più solido rispetto a una normale osservazione epidemiologica, ma richiede comunque ulteriori conferme.

La tirosina emerge come possibile fattore di rischio negli uomini

In una prima analisi, sia fenilalanina sia tirosina sembravano associate a un rischio di morte più alto. Dopo ulteriori controlli e analisi più approfondite, però, solo la tirosina ha continuato a mostrare un legame coerente con la durata della vita.

Secondo le stime genetiche dello studio, livelli elevati di tirosina potrebbero ridurre la vita degli uomini di quasi un anno. Il dato non è stato osservato nelle donne: tra le partecipanti femminili, infatti, non è emersa un’associazione significativa tra tirosina e aspettativa di vita.

I ricercatori hanno anche notato che, in generale, gli uomini presentano livelli di tirosina più alti rispetto alle donne. Questo potrebbe contribuire, almeno in parte, alla differenza già nota tra aspettativa di vita maschile e femminile, anche se gli autori non presentano questa ipotesi come spiegazione unica o definitiva.


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Dopo aver controllato l’effetto della tirosina, la fenilalanina non ha mostrato un’associazione con la longevità né negli uomini né nelle donne.

Perché la tirosina potrebbe influenzare l’invecchiamento

Il meccanismo preciso non è ancora chiaro. Gli scienziati non sanno esattamente in che modo livelli più alti di tirosina possano influire sulla durata della vita. Sono state però proposte alcune possibili spiegazioni.

Una riguarda la resistenza all’insulina, una condizione in cui le cellule del corpo rispondono meno efficacemente all’insulina. Questo fenomeno è collegato a diverse malattie associate all’età, tra cui diabete di tipo 2, disturbi cardiovascolari e problemi metabolici.

Un’altra ipotesi riguarda la produzione dei neurotrasmettitori legati alla risposta allo stress. Poiché la tirosina contribuisce alla sintesi di dopamina, norepinefrina ed epinefrina, alterazioni prolungate in questi sistemi potrebbero avere effetti sulla salute a lungo termine.

I ricercatori ritengono inoltre possibile un coinvolgimento delle vie biologiche legate agli ormoni. Questi percorsi possono funzionare in modo diverso negli uomini e nelle donne, e questo potrebbe aiutare a spiegare perché l’associazione sia emersa solo nella popolazione maschile.

Cosa significa per gli integratori

La tirosina viene spesso proposta come integratore per sostenere la concentrazione, la lucidità mentale e la vigilanza, soprattutto in condizioni di stress. Il nuovo studio, però, invita a considerare con più attenzione il rapporto tra questo amminoacido e la salute nel lungo periodo.

È essenziale chiarire che la ricerca non ha dimostrato che gli integratori di tirosina riducano la durata della vita. Gli autori non hanno somministrato supplementi ai partecipanti e non hanno confrontato direttamente chi li assumeva con chi non li assumeva. Hanno invece studiato i livelli circolanti di tirosina e il loro legame con la longevità.

Per questo, il risultato non deve essere interpretato come una prova di danno causato dagli integratori. Allo stesso tempo, suggerisce che livelli elevati di tirosina meritino ulteriori studi, soprattutto negli uomini.

Gli autori osservano che strategie alimentari come la riduzione dell’apporto complessivo di proteine potrebbero contribuire ad abbassare i livelli di tirosina. Anche questa, però, resta un’ipotesi da verificare. Serviranno nuove ricerche per capire se interventi di questo tipo possano davvero favorire un invecchiamento più sano senza produrre effetti indesiderati.

Un’associazione da confermare

Lo studio offre una delle evidenze più ampie finora disponibili sul possibile rapporto tra tirosina e longevità, ma lascia aperte molte domande. I risultati dovranno essere confermati in altre popolazioni, con dati più diversificati e con analisi capaci di chiarire meglio i meccanismi biologici coinvolti.

Per ora, la conclusione più prudente è che un nutriente noto soprattutto per il suo ruolo nella chimica del cervello potrebbe avere anche un legame inatteso con la durata della vita. La tirosina resta una sostanza naturale e importante per l’organismo, ma la sua associazione con una minore aspettativa di vita negli uomini indica che il rapporto tra nutrienti, metabolismo e invecchiamento è più sfumato di quanto sembri.

Fonti:

ScienceDaily - This popular brain supplement was linked to shorter lifespans in men

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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