Tumore alla vescica: come riconoscerlo in tempo

Dr.ssa Roberta Gunelli

Ultimo aggiornamento – 31 Gennaio, 2020

Tumore alla vescica: Sintomi, Diagnosi e Cure

Intervista alla dr.ssa Roberta Gunelli, specialista in urologia, presidente di  AURO  - Associazione Urologi Italiani, Direttore Unità Operativa Urologia, Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì.


Tumore alla vescica. Una malattia che – come sempre in questi casi, fa paura. Le percentuali parlano chiaro: questo tipo di cancro rappresenta circa il 3% di tutti i tumori ed è secondo – nell’ambito urologico – solo alla neoplasia della prostata.

I pazienti colpiti sono principalmente uomini (è ben 3 volte più frequente nel sesso maschile) e di età matura, tra i 60 e i 70 anni. Secondo il Registro Tumori, nel nostro Paese nel 2017 si sono contate più di 27.000 diagnosi, comprendendo sia le forme infiltranti sia quelle superficiali.

La sopravvivenza? In Italia è di circa l’80% a 5 anni ed è, ahimè, frequente la recidiva della malattia, anche in là con gli anni.

Come sempre, esistono dei fattori di rischio da considerare: in primis, il fumo di sigaretta e, a seguire, l’esposizione costante a sostanze chimiche cancerogene – come ammine aromatiche e nitrosamine (nel caso dei lavoratori dell’industria tessile).

Anche alcuni tipi di terapie farmacologiche o infezioni parassitarie (come lo Schistosoma haematobium), tipiche del Medio Oriente, sono considerate potenziali cause. Da non dimenticare, infine, il fattore genetico e l’alimentazione. Ma come si manifesta e quali sono i trattamenti previsti in questi casi? A risponderci, la dr.ssa Roberta Gunelli, Specialista in Urologia e Presidente di AURO.

Come si manifesta un tumore alla vescica? Come riconoscerlo? 

Il sintomo più frequente che porta a sospettare una  neoplasia della vescica  è la presenza di sangue nelle urine.

Le urine presentano colore rosso che può variare dal colore rosato e trasparente (cosi detto "a lavatura di carne") per arrivare, quando il sanguinamento è importante, a un rosso intenso con eventuale presenza di coaguli.  

L'intensità del sanguinamento non sempre corrisponde alla gravità della malattia; a volte, anche piccole neoformazioni sanguinano con facilità, nel caso di terapie con anticoagulanti o antiaggreganti.

Poiché il sanguinamento può essere presente anche in malattie benigne (calcolosi vescicale o renale, severe infezioni urinarie, presenza di varici venose a livello del collo vescicale, etc.), è importante dare importanza al fatto che nelle neoplasie il sanguinamento (ematuria) è quasi sempre asintomatico e capriccioso (andamento non continuo e imprevedibile).

Il sanguinamento può essere anche solo microscopico (sola presenza di sangue nell'esame urine - microematuria), per cui un esame urine con presenza di globuli rossi sarà in ogni caso da valutare con attenzione.

Il tumore si vede già con una ecografia? Come si diagnostica?

L'esame più accessibile e poco invasivo è l'ecografia che dovrà essere sempre estesa a tutto l'apparato urinario (ecografia apparato urinario) che, se condotta in modo ottimale (corretto riempimento vescicale), potrà permettere una buona visione, consentendo la osservazione di neoplasie anche di piccolo volume.

La ricerca dovrà, però, essere completata in caso di sospetto con la esecuzione della citologia urinaria (esame eseguito dagli anatomopatologi sulle urine per la ricerca di cellule sospette) e dalla uretrocistoscopia, possibilmente con strumento flessibile.

Questo esame permette, grazie a uno strumento flessibile e di piccolo calibro, di entrare attraverso l'uretra (il condotto che collega la vescica all'esterno e permette la minzione) e osservare l'interno della vescica, potendo rilevare anche le neoformazioni di piccolo volume.

I tumori vescicali possono avere una piccola base di impianto sulla parete vescicale con un aspetto simile a un cavolfiore, mentre se la neoplasia è adesa alla parete vescicale in modo più esteso, può avere una tendenza alla infiltrazione.  

La diagnosi però può essere fatta in modo definitivo solo dopo avere asportato la neoplasia con un intervento endoscopico (TURV - resezione transuretrale della vescica), in anestesia spinale o generale, con strumenti appositi chiamati resettori, che consentono di asportare la neoformazione, resecando "fetta a fetta" fino alla base vescicale, che verrà esaminata a parte per poter evidenziare una eventuale infiltrazione della parete muscolare della vescica.

Quali sono le cure, in caso sia infiltrante la parete vescicale o nel caso in cui non lo sia?

Come abbiamo detto, parlando dell'intervento endoscopico, la neoformazione (salvo eccezioni in caso di neoplasie particolarmente voluminose o infiltranti agli esami preoperatori) permette di eseguire contemporaneamente il trattamento chirurgico e il prelievo del materiale, che verrà esaminato dall'anatomopatologo che potrà dare tutte le informazioni utili per eventuali ulteriori trattamenti o per definire la tempistica dei controlli successivi.

Le informazioni riguardano il tipo di cellule neoplastiche e il loro modo di crescita, suddividendole in base alla aggressività in neoformazioni in basso grado o alto grado e descrivendo l'assenza di infiltrazione a livello della base di impianto della neoplasia sulla parete vescicale.  

In base alla classificazione della neoplasia, potremo decidere se sarà sufficiente seguire il Paziente a tempi prestabiliti (follow-up), eseguendo controlli delle citologie urinarie e cistoscopia o se, al contrario, in caso di malattia infiltrante sarà da valutare per un trattamento più aggressivo e demolitivo con la asportazione della vescica.

Come sempre succede in Medicina, la cosa più importante è non sottovalutare sintomi che possono essere manifestazione precoce di malattia e, quindi, in caso di urine con sospetta presenza di sangue, sarà sempre opportuno rivolgersi al Medico per iniziare un percorso di diagnosi.

Dr.ssa Roberta Gunelli
Scritto da Dr.ssa Roberta Gunelli

Dr.ssa Roberta Gunelli, specialista in urologia, presidente di AURO - Associazione Urologi Italiani, Direttore Unità Operativa Urologia, Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì.

a cura di Dr.ssa Elisabetta Ciccolella
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