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Riattivare la risposta immunitaria per sconfiggere il tumore ai polmoni: ecco come

Ultimo aggiornamento – 03 maggio, 2021

Linfociti T e Immunoterapia
Indice

FONTE: Airc


Un importante studio, pubblicato sulla rivista The Journal of Experimental Medicine e firmato dal Laboratorio di Immunologia Traslazionale di Humanitas (dr. Enrico Lugli, Principal Investigator) e dalla Sezione di Chirurgia Robotica Toracica di Humanitas (guidata dalla dr.ssa Giulia Veronesi), fa chiarezza sul ruolo delle cellule T e dell’immunoterapia nella lotta contro i tumori.

Si parte dal presupposto che l’immunoterapia ha rivoluzionato la storia clinica di molti tipi di tumore, tra i quali il tumore al polmone, dando una nuova aspettativa di vita ai pazienti colpiti.

Grazie a questa terapia così innovativa, si annullando i cosiddetti “checkpoint“, ovvero quei freni naturali del sistema immunitario che possono appunto essere risvegliati, assieme alle cellule immunitarie, linfociti T, a loro volta come narcotizzate quando si manifesta un cancro.

Primi autori dello studio, l’immunologa Jolanda Brummelman (sostenuta da una borsa triennale AIRC) e la bioinformatica Emilia Mazza (sostenuta da una borsa postdoc della Fondazione Veronesi).

Lo studio sulle cellule T

Durante lo studio, sono stati presi in esame 53 pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC), sottoposti a intervento chirurgico. È stata poi impiegata una tecnologia particolarmente innovativa – la citometria a flusso a 30 parametri – per valutare con precisione “le proprietà immunitarie delle cellule T che esprimono il checkpoint PD-1“.

La citometria, più in generale, consente di conteggiare, separare e riconoscere migliaia di singole cellule sulla base di specifici marcatori.

Abbiamo dimostrato – spiega il dr. Lugliche queste cellule non sono tutte uguali, ma sono organizzate in gerarchia: le più giovani, identificate dal recettore di membrana CXCR5, rimangono funzionali e sono potenzialmente in grado di esercitare una potente attività anti-tumorale, mentre le più differenziate (le più anziane) perdono tale capacità. L’ipotesi, quindi, è che con l’immunoterapia vengano risvegliate soprattutto le cellule giovani“.

La fida per il futuro? “Identificare i segnali molecolari alla base della generazione e del mantenimento di queste cellule, così da utilizzare tali informazioni per generare in laboratorio cellule T armate, in grado di migliorare la risposta ai tumori”.

Ma facciamo ulteriore chiarezza e, grazie alla collaborazione di AIRC, rivolgiamo alcune domande al dr. Enrico Lugli.

Qual è il ruolo delle cellule T e in che modo possono essere importanti nella lotta contro i tumori?

Le cellule T sono una particolare sottopopolazione di linfociti del sistema immunitario capaci di riconoscere e uccidere cellule neoplastiche o infettate da virus e batteri. 

Una volta che il tumore si è formato, le cellule T sono normalmente presenti a livello tumorale, ma risultano poco funzionali (cosidette esauste) e pertanto non sono sufficienti per bloccare la crescita neoplastica. Tale stato è indotto da una serie di freni biologici, tra cui specifiche molecole presenti sui linfociti che bloccano la risposta antitumorale.

Immunoterapia: quando può essere una possibilità per il paziente e qual è il suo meccanismo d’azione?

Ci sono diversi approcci di immunoterapia che vengono normalmente utilizzati in clinica. Questi si possono suddividere in due grandi gruppi: quelli che utilizzano o bersagliano il sistema immunitario e quelli che bersagliano componenti non immunitarie o la cellula tumorale. 

Nel caso dei primi, si ricorda essenzialmente due approcci rivoluzionari. Quello che utilizza i linfociti isolati dal paziente che vengono successivamente modificate in laboratorio per renderle in grado di riconoscere le cellule tumorali e quindi infuse nuovamente in grandi numeri per aumentare così la possibilità di risposta (usato essenzialmente per leucemie e linfomi ). 

Il secondo approccio, ora usato su larga scala per tumori solidi, utilizza farmaci biologici, anticorpi, in grado di bloccare i freni immunitari e risvegliare i linfociti T esausti.

Staremo dunque a vedere quali altri grandissimi passi avanti la ricerca farà in questa direzione, fiduciosi che la lotta ai tumori otterrà ancora nuovi e importanti risultati, grazie all’incessante lavoro di specialisti e ricercatori.

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