Uno stent dimenticato per 70 anni perfora l’intestino a 89 anni

Salvatore Privitera | Divulgatore scientifico
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 21 Ottobre, 2026

Dei medici che operano

Dolore addominale, nausea e vomito hanno portato una donna di 89 anni in pronto soccorso. Gli esami hanno mostrato però qualcosa di molto più insolito di una comune infiammazione intestinale: alla TAC erano visibili aria fuori dalle anse, segno compatibile con una perforazione, e uno stent biliare che si trovava nell’intestino tenue, dove non avrebbe dovuto essere. 

I chirurghi hanno quindi rimosso un tratto dell’ileo nel quale era presente un diverticolo perforato. L’esame dei tessuti ha successivamente evidenziato una reazione cronica da corpo estraneo. Dopo l’intervento la paziente ha recuperato ed è stata dimessa undici giorni più tardi.

Lo stent risalirebbe a un intervento di oltre 70 anni prima

La parte più particolare della storia è emersa ricostruendo il passato medico della donna. Secondo il case report, pubblicato il 31 agosto 2026 sul Journal of Surgical Case Reports da medici dell’UConn e dell’Hospital of Central Connecticut, il dispositivo potrebbe risalire a un intervento sulla colecisti e sulle vie biliari effettuato più di settanta anni prima, negli anni Cinquanta.

Non è però possibile ricostruire ogni passaggio con certezza. I medici sanno che lo stent era già presente nell’intestino tenue almeno sei mesi prima, perché era stato notato durante un precedente ricovero per diverticolite, ma non possono stabilire quando abbia effettivamente lasciato la sua posizione originaria.

È una distinzione importante. Gli autori ritengono che il dispositivo possa avere contribuito alla perforazione, ma non sostengono di aver dimostrato l’intera sequenza degli eventi. Quando una storia clinica attraversa più di sette decenni, documenti incompleti e informazioni mancanti rendono inevitabile una certa prudenza nella ricostruzione.

Cosa succede quando uno stent biliare si sposta

Uno stent biliare è un piccolo dispositivo utilizzato per mantenere aperto il passaggio della bile verso l’intestino quando esiste un’ostruzione delle vie biliari. Alcuni stent sono destinati a essere rimossi o sostituiti dopo un determinato periodo. Se il dispositivo migra, in molti casi può attraversare il tratto gastrointestinale ed essere espulso senza provocare conseguenze. In altri, molto più raramente, può fermarsi in un punto vulnerabile dell’intestino.

I diverticoli, piccole estroflessioni della parete intestinale, possono rappresentare una di queste zone. Un corpo estraneo può rimanere intrappolato, esercitare pressione sulla parete, favorire l’infiammazione e, in determinate condizioni, contribuire alla perforazione.

La migrazione di uno stent, quindi, non significa automaticamente che si verificherà una lesione intestinale, ma può richiedere una valutazione specifica in base alla posizione del dispositivo, ai sintomi e alle caratteristiche del paziente.

Quanto è rara la perforazione intestinale da stent

Una revisione sistematica pubblicata sul Journal of Clinical Gastroenterology ha raccolto 132 casi descritti in letteratura di perforazione intestinale dopo la migrazione di stent biliari inseriti attraverso ERCP, la procedura endoscopica utilizzata per intervenire sulle vie biliari.

Nei casi analizzati il tempo mediano tra l’inserimento dello stent e la perforazione era di circa un mese e mezzo, una distanza temporale enormemente inferiore rispetto a quella descritta nella paziente di 89 anni.

Quei 132 casi non rappresentano però la frequenza della complicanza tra tutti i pazienti che ricevono uno stent. Una revisione di case report raccoglie per sua natura eventi già selezionati perché insoliti o clinicamente rilevanti e non può essere utilizzata per calcolare la probabilità individuale che uno stent provochi una perforazione.


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Inoltre, il caso della donna è diverso da quelli della revisione, perché il dispositivo sarebbe stato inserito durante un antico intervento chirurgico e non necessariamente attraverso le procedure endoscopiche moderne.

Perché conoscere i vecchi interventi può ancora essere utile

Il caso mette in evidenza un aspetto molto pratico della storia clinica: un intervento avvenuto decenni prima può ancora contenere informazioni utili per interpretare un problema presente. Conservare lettere di dimissione, referti operatori e documentazione relativa a protesi o dispositivi impiantati può aiutare i medici quando, molti anni più tardi, compare un sintomo difficile da spiegare.

Non significa dover ricordare ogni dettaglio di un intervento lontano nel tempo, ma sapere che cosa è stato fatto e, quando possibile, poter recuperare i documenti può ridurre le incertezze diagnostiche.

Questo vale in modo particolare per i dispositivi temporanei. Quando viene posizionato uno stent, è utile sapere quale tipo di dispositivo è stato inserito, se deve essere rimosso o sostituito e quando è previsto il controllo successivo. Sentirsi bene non significa necessariamente che un appuntamento di follow-up possa essere ignorato.

Gli stent temporanei devono essere seguiti nel tempo

La responsabilità del controllo non ricade esclusivamente sul paziente. Le linee guida della European Society of Gastrointestinal Endoscopy raccomandano l’utilizzo di registri e sistemi di richiamo per identificare le persone che devono tornare per la rimozione o la sostituzione degli stent biliari. L’obiettivo è evitare che dispositivi destinati a rimanere nell’organismo per un periodo limitato vengano dimenticati quando i sintomi iniziali sono scomparsi.

Le modalità e i tempi cambiano a seconda del tipo di stent e della ragione per cui è stato utilizzato, quindi non esiste una scadenza valida per tutti. È proprio per questo che controlli programmati e informazioni chiare al momento della dimissione diventano parte integrante della sicurezza del trattamento.

Dolore forte e vomito non vanno sottovalutati

Un dolore addominale intenso, soprattutto quando è accompagnato da vomito, distensione della pancia o peggioramento rapido delle condizioni generali, richiede una valutazione medica tempestiva. Il fatto che il dolore assomigli a un problema già avuto in passato non permette di stabilire da soli che si tratti della stessa condizione.

Il caso dell’89enne rimane estremamente raro e non suggerisce che chiunque abbia avuto uno stent biliare debba aspettarsi una complicazione a distanza di decenni. Il messaggio più concreto riguarda piuttosto il follow-up dei dispositivi temporanei e la memoria della propria storia sanitaria. Un’informazione che sembra appartenere a un intervento ormai lontanissimo può, in alcune circostanze, diventare decisiva per capire ciò che sta accadendo molti anni dopo.

Fonte:

Oxford Academic - The stent that time forgot: perforated small bowel diverticulitis seventy years in the making, a case report

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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