Una sola dose di vaccino HPV basterebbe a prevenire il cancro al collo dell’utero

Dr.ssa Elisabetta Ciccolella Farmacista
Redatto scientificamente da Dr.ssa Elisabetta Ciccolella, Farmacista |
A cura di Elisabetta Ciccolella

Data articolo – 15 Giugno, 2015

Indice del contenuto

Secondo i risultati di una nuova analisi, pubblicata da The Lancet Oncology, è sufficiente una sola dose di vaccino HPV per prevenire l’insorgenza del cancro della cervice uterina nella maggior parte delle donne.

Secondo uno degli autori dello studio , il dott. Aimée Kreimer del US National Cancer Institute, ci sarebbero moltissimi vantaggi se venisse confermata l’efficacia della somministrazione di una sola dose di vaccino. In primis, si registrerebbe un notevole risparmio economico particolarmente importante nelle regioni meno sviluppate del mondo in cui si riscontra l’80% dei casi di tumore al collo dell’utero.

Il cancro della cervice uterina rappresenta una delle principali cause di morte tra le donne e colpisce soprattutto pazienti che abitano le parti più povere del pianeta. Il cancro alla cervice uterina è provocato quasi sempre dal Papilloma virus umano (HPV). Secondo gli autori dello studio, l’ HPV-16 provoca circa il 50% dei casi di tumori del collo dell’utero mentre l’HPV-18 è la causa di circa il 20 % dei casi.

Ad oggi, disponiamo di due vaccini che contrastano la diffusione dei virus HPV-16 e HPV-18 e, secondo i protocolli, entrambi vengono somministrati in tre dosi nell’arco di circa sei mesi.

I risultati della recente ricerca mettono in dubbio che siano davvero necessarie tre dosi di vaccino e suggeriscono che debba essere ulteriormente valutata la possibilità di somministrare un’unica dose.

Lo studio

I risultati dello studio si basano sull’incrocio dei dati relativi a due indagini precedenti e indipendenti una rispetto all’altra.

In particolare, nel corso del primo esperimento condotto in Costa Rica, le giovani donne a cui è stato somministrato il vaccino HPV hanno goduto degli effetti benefici contro l’infezione da HPV-16/18 per almeno 4 anni in ugual modo dopo essere stati vaccinate con una, due o tre dosi.

L’analisi dei dati combinati di questa prima campagna di prevenzione – che ha coinvolto 7466 donne sane tra i 18 ei 25 anni – con i risultati dello studio PATRICIA, che ha coinvolto 18.644 donne sane di età compresa tra 15-25 anni, ha permesso di comprendere che l’elevata efficacia del vaccino contro le infezioni HPV 16/18 nelle donne nei 4 anni successivi alla somministrazione è indipendente dal numero di dosi ricevuto.

In particolare, l’assunzione di tre dosi di vaccino produce il 77% di efficacia (tra le oltre 22.000 donne che ricevono il programma completo), mentre la somministrazione di solo due dosi ha prodotto il 76% di efficacia (tra le oltre 1.100 donne).

Secondo la co-autrice dello studio, la dr.ssa Cosette Wheeler della University of New Mexico Health Sciences Center di Albuquerque, utilizzando i dati esistenti, è stato dimostrato come una singola dose di vaccino HPV bivalente sia sufficiente a ridurre in modo sostanziale l’incidenza del cancro del collo dell’utero. Tuttavia, sarà necessario un nuovo studio randomizzato per confermare questi risultati.

 

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
Contenuti correlati
Un piatto con la dieta per la malattia renale cronica.
+1
Quanto incide la dieta sul rischio di malattia renale cronica? Ecco cosa dice la scienza

Quanto conta davvero l’alimentazione per la salute dei reni? Un ampio studio ha fatto chiarezza mostrando una dieta che potrebbe avere enormi benefici in termini di prevenzione della malattia renale cronica. Scopri quale.

Una donna con tumore che assume immunoterapia.
Tumore del rene: Il trapianto di microbiota potrà potenziare l’immunoterapia? Ecco la scoperta

Il trapianto di microbiota nel tumore del rene potrebbe migliorare la risposta all'immunoterapia? Ecco cosa ha scoperto il nuovo studio e perché rappresenta una speranza per chi ne soffre.