West Nile, 5 cose da sapere sui casi in Piemonte

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
Seguici su Google Discover Aggiungici alle Fonti Preferite di Google

Data articolo – 01 Settembre, 2026

puntura di zanzara

Un nuovo caso di West Nile Virus nel Biellese ha riportato l’attenzione sulla circolazione del virus in Piemonte. Il dato non va ignorato, ma nemmeno letto come un segnale di allarme generalizzato. Secondo il quadro riportato dall’ultimo bollettino della sorveglianza nazionale, l’andamento appare simile a quello osservato nello stesso periodo dello scorso anno, con un aumento atteso durante l’estate e un picco concentrato soprattutto nel mese di agosto.

In Piemonte i casi registrati sono 60. Le province più coinvolte sono Torino, con 21 casi, e Novara, con 17. La provincia di Cuneo, invece, ha registrato due casi negli ultimi 12 mesi, entrambi emersi nell’ambito dei controlli sulle donazioni di sangue. Questo significa che non si trattava necessariamente di persone arrivate all’osservazione medica per sintomi importanti, ma di positività intercettate grazie alla sorveglianza trasfusionale.

Nel confronto nazionale, il Piemonte risulta la quarta regione più colpita, dopo Lombardia, con 114 casi, Veneto, con 74, e Lazio, con 63. Il dato segnala una circolazione presente, ma non anomala rispetto alla stagione e al contesto nazionale.

Che cos’è il West Nile Virus

Il West Nile Virus è un virus trasmesso principalmente attraverso la puntura di zanzare infette. Il ciclo naturale coinvolge soprattutto uccelli e zanzare, mentre l’essere umano e altri mammiferi, come i cavalli, possono infettarsi accidentalmente. In pratica, la zanzara punge un animale infetto e può poi trasmettere il virus a un altro ospite durante una successiva puntura.

Il nome può sembrare lontano dalla realtà italiana, ma il virus è ormai monitorato da anni anche nel nostro Paese. La sua presenza tende ad aumentare nei mesi caldi, quando le zanzare sono più attive e le condizioni ambientali favoriscono la circolazione del patogeno.

È importante chiarire un punto: nella vita quotidiana il West Nile non si trasmette con un contatto normale tra persone. Non passa con una stretta di mano, con la vicinanza o condividendo gli stessi ambienti. La via principale resta la puntura di zanzare infette. Per questo la prevenzione si concentra soprattutto sulla protezione individuale dalle punture e sul controllo dei focolai larvali.

I dati italiani: 432 casi confermati

Dall’inizio della sorveglianza fino al 26 agosto, in Italia sono stati segnalati 432 casi confermati di infezione da West Nile Virus nell’uomo. Nel report precedente erano 312, quindi l’aumento settimanale è stato evidente, ma va inserito dentro la normale dinamica stagionale del virus.

Dei 432 casi, 223 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva, la più seria, con interessamento del sistema nervoso. Tra questi sono indicati anche 3 casi importati, collegati a Maldive, Francia e Belgio. Sono stati poi registrati 63 casi asintomatici identificati in donatori di sangue, 144 casi di febbre, di cui uno importato dal Burkina Faso, e 2 casi con altri sintomi.

Tra i casi confermati sono stati notificati 17 decessi, incluso uno in un caso importato. L’ISS precisa che la letalità, calcolata sulle forme neuro-invasive finora segnalate e confermate, è pari al 7,2%. Nello stesso periodo del 2025 i casi erano 430, con 27 decessi, e la letalità sulle forme neuro-invasive era pari al 13,9%. Il confronto aiuta a leggere meglio il quadro: i casi sono molto simili per numero complessivo, mentre i decessi risultano inferiori rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Perché si parla di diffusione più ampia

Se i numeri complessivi appaiono stabili rispetto al 2025, la diffusione geografica mostra un lieve ampliamento. Le province con dimostrata circolazione del West Nile Virus sono salite a 66, distribuite in 17 Regioni: Piemonte, Lombardia, Provincia autonoma di Trento, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.

Questo non significa che ovunque ci sia lo stesso livello di rischio, ma significa che la sorveglianza ha rilevato la presenza del virus in territori diversi, attraverso casi umani, controlli sugli animali o attività di monitoraggio sulle zanzare. È un’informazione utile per orientare le misure di prevenzione, soprattutto nei mesi in cui la circolazione è più probabile.

Nello stesso periodo sono stati segnalati anche 10 casi di Usutu virus, un virus simile al West Nile per alcuni aspetti del ciclo di trasmissione. Uno di questi casi è stato rilevato in Piemonte, mentre gli altri sono stati segnalati in Lombardia, Emilia-Romagna, Marche e Lazio.

Cosa significa forma neuro-invasiva

La maggior parte delle infezioni da West Nile non provoca sintomi o causa disturbi lievi. In molti casi la persona non si accorge nemmeno di essere stata infettata. Quando compaiono sintomi, possono ricordare una sindrome influenzale: febbre, mal di testa, dolori muscolari, stanchezza, nausea o disturbi gastrointestinali.

La forma più preoccupante è quella neuro-invasiva, che può coinvolgere cervello e sistema nervoso. Può manifestarsi con meningite, encefalite o altre complicanze neurologiche. È una forma rara rispetto al numero totale di infezioni, ma è quella che pesa di più sul piano clinico, soprattutto nelle persone anziane o fragili.

Per questo i bollettini distinguono tra casi febbrili, casi asintomatici rilevati nei donatori e forme neuro-invasive. Non tutti i casi hanno lo stesso peso sanitario: una positività scoperta durante una donazione di sangue e una forma neurologica grave non raccontano la stessa situazione clinica.

Perché i donatori di sangue vengono controllati

Il fatto che in provincia di Cuneo i due casi degli ultimi 12 mesi siano stati individuati tra donatori di sangue mostra l’importanza della sorveglianza trasfusionale. Il West Nile, pur essendo trasmesso soprattutto dalle zanzare, può avere rilievo anche per la sicurezza del sangue donato, perché una persona può essere positiva senza avere sintomi.

Per questo, nelle aree in cui viene dimostrata la circolazione del virus, vengono attivate misure specifiche sui donatori. L’obiettivo è ridurre il rischio di trasmissione attraverso sangue, organi, cellule o tessuti. È una parte meno visibile della prevenzione, ma molto importante per la sicurezza sanitaria.

Questi controlli permettono anche di intercettare casi che altrimenti passerebbero inosservati. In questo senso, il numero dei casi asintomatici non indica necessariamente una maggiore gravità del fenomeno, ma anche una rete di sorveglianza capace di individuare infezioni silenziose.


Potrebbe interessarti anche:


Perché non si parla di allarme

Il termine “allarme” va usato con molta cautela, soprattutto quando si parla di salute pubblica. Nel caso del West Nile, i dati mostrano una circolazione presente e da monitorare, ma non un andamento nettamente diverso da quello dello scorso anno. Lo ha sottolineato anche Gianni Rezza, docente straordinario di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, osservando che l’andamento sembra del tutto simile a quello del 2025, con lo stesso numero di casi segnalato nel mese di luglio e un picco in agosto.

Resta però da capire quanto durerà la parte finale della stagione estiva, soprattutto a settembre. Le zanzare possono restare attive finché le condizioni climatiche lo permettono, e per questo il monitoraggio prosegue.

Il messaggio più corretto, quindi, non è minimizzare e nemmeno spaventare. Il West Nile è un virus da seguire con attenzione, soprattutto per le persone più vulnerabili, ma i numeri attuali non indicano una situazione fuori scala rispetto agli anni precedenti.

Come ridurre il rischio

La prevenzione passa soprattutto dalla riduzione delle punture di zanzara. Nelle ore in cui le zanzare sono più attive, può essere utile usare repellenti, indossare abiti che coprano braccia e gambe quando possibile, installare zanzariere e limitare i ristagni d’acqua in balconi, giardini e cortili.

Anche piccoli contenitori possono diventare luoghi di deposizione: sottovasi, secchi, annaffiatoi, tombini, bidoni e raccolte d’acqua non protette. Eliminare questi ristagni non azzera il rischio, ma riduce la presenza di zanzare nelle aree domestiche.

Per le persone anziane, immunodepresse o con condizioni cliniche fragili, la prudenza è ancora più importante. In caso di febbre alta, forte mal di testa, confusione, rigidità del collo, debolezza marcata o sintomi neurologici, è necessario rivolgersi rapidamente a un medico, soprattutto se si vive in una zona in cui il virus sta circolando.

Fonte

Istituto Superiore di Sanità - La sorveglianza dei casi umani di infezione da West Nile e Usutu virus

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
Contenuti correlati