Paura di rimanere soli: come affrontare la solitudine

Anna Nascimben | Editor

Ultimo aggiornamento – 22 Agosto, 2023

paura di rimanere soli

La paura di rimanere soli può divenire una vera e propria fobia, ma qual è la causa di questo problema? E quali possibili soluzioni si possono adottare per vivere meglio la solitudine? Scopriamolo insieme.

Cosa si intende per paura di rimanere soli

La paura della solitudine è un sentimento atavico che ha profondi legami con l'origine della specie umana. L'uomo, infatti, ricerca da sempre la compagnia dei suoi simili e tende a evitare l'isolamento in quanto il rimanere in gruppo presentava, almeno nel passato, maggiori possibilità di sopravvivenza. Le motivazioni alla base di questo comportamento sono legate alla necessità di ricevere protezione e collaborazione dagli altri, mentre vivere da soli poteva, un tempo, anche significare una condanna a morte.

Secondo alcune teorie, quindi, l'ansia da solitudine che caratterizza la nostra epoca iperconnessa sarebbe una reminiscenza dell'antica paura che caratterizzava gli uomini di migliaia di anni fa. Sentimenti di esclusione, di disconnessione e di isolamento, spaventano l'uomo moderno tanto quello del passato, sebbene oggi non sia più necessario vivere in gruppo per garantirsi la sopravvivenza. Spesso, inoltre chi prova paura di restare solo, avverte questa sensazione anche se si trova in mezzo alla folla o se mantiene una certa vita sociale. Il sentimento della solitudine, infatti, e il livello di urgenza con la quale la si avverte, è un parametro profondamente soggettivo e pertanto può insorgere anche a causa di difficoltà relazionali, conflitti nella coppia, distanza dalla famiglia o mancanza di amicizie profonde.

Ma cosa si intende, quindi, per paura di stare da soli? Questa condizione si caratterizza per l'insorgere di sentimenti di ansia, tristezza, depressione e stress non appena non si è in compagnia di altre persone. Può essere una situazione temporanea, magari aggravata da un evento particolarmente traumatico che ha modificato lo stile di vita (un lutto, una separazione), oppure stabile nel tempo. In alcuni casi, quest'angoscia può evolversi fino a divenire una vera e propria fobia della solitudine, la quale si caratterizza per la presenza dei sintomi tipici delle fobie, come ad esempio manifestazioni fisiche, strategie di evitamento, attacchi di panico e disturbi del sonno.

Monofobia: cos'è la fobia della solitudine

La monofobia, anche chiamata “autofobia”, è una vera e propria fobia di rimanere soli. La persona che la prova sperimenta uno stato di profondo disagio mentale se non è in compagnia di altre persone, anche se si trova in un ambiente privo di rischi. Questa angoscia patologica si caratterizza per una serie di sintomi più o meno gravi, come ad esempio:

  • la sensazione di essere vittima di una minaccia imminente;
  • paura di essere abbandonati da amici e familiari;
  • senso di insicurezza;
  • ansia;
  • sintomi fisici: mancanza di respiro, tachicardia, disturbi gastrointestinali, confusione mentale, vampate di calore;
  • insonnia e difficoltà a dormire;
  • attacchi di panico;
  • depressione.

Il soggetto monofobico tende anche a mettere in atto delle strategie di evitamento, quindi ricerca compulsivamente la compagnia di altre persone, perdendo di fatto la capacità di stare da solo.

Talvolta succede, poi, che la paura di restare soli colpisca la sfera sentimentale, con la conseguenza che la persona che ne soffre tenderà a fare di tutto per entrare in una relazione di coppia o, se ha già un partner, sarà disposta a sopportare tradimenti o il naufragio del rapporto pur di non rimanere single. Si vengono a creare delle dinamiche fortemente disfunzionali che aggravano la mancanza di autostima del soggetto, il quale percepisce se stesso come meritevole di valore solo se vicino all'altra persona.

coppia litiga

Paura di rimanere soli: quali cause?

La paura di stare soli ha origine nella parte più antica del nostro cervello e rimanda alla lotta per la sopravvivenza che ha caratterizzato per lungo tempo la storia dell'essere umano. Nella società moderna, tuttavia, è sempre più facile trovare persone angosciate dalla solitudine, e le cause possono essere molteplici. Spesso chi soffre della paura di rimanere solo ha vissuto esperienze drammatiche di isolamento sociale nel suo passato, episodi di bullismo, abbandono fisico o emotivo da parte dei genitori, deprivazioni sentimentali, oppure l'assenza di valide figure di riferimento in grado di offrire protezione.

Gli adulti che non amano rimanere soli magari sono stati bambini manipolati, abusati, giudicati che replicano inconsciamente gli schemi di pensiero con i quali sono cresciuti, avendo introiettato l'idea di non valere abbastanza, di essere cioè, manchevoli di qualcosa nella loro unicità. Se la persona non sviluppa una solida autostima, intraprendendo un percorso per migliorare l'immagine che ha di sé, è probabile che proverà poi sentimenti legati all'angoscia di essere esclusi e di rimanere soli nell'età adulta, i quali condizioneranno pesantemente la qualità della sua esistenza. La paura di vivere da soli diventa più forte del proprio benessere emotivo, tanto che possono subentrare depressione, angoscia e apatia.

Come superare la paura di essere soli

Affrontare la paura di essere soli è fondamentale per migliorare la propria vita e, a seconda della gravità della situazione, è possibile mettere in atto diverse soluzioni. Qualora il disagio fosse importante, però, è necessario affidarsi a un terapeuta e iniziare un percorso volto a indagare le cause del problema e a suggerire la soluzione più efficace. La terapia cognitivo comportamentale, ad esempio, mira a capire le origini della paura, offrendo al contempo delle soluzioni efficaci per stare meglio. La terapia funge da "elemento riparatore" e ha l'obiettivo di modificare i comportamenti errati, aiutando la persona ad accettarsi, pur con i suoi limiti e le sue fragilità.

Attraverso specifiche tecniche terapeutiche e con l'aiuto di metodi di rilassamento come il training autogeno, la psicoterapia aiuta il soggetto a rilassarsi e a creare dei modi per controllare lo stimolo fobico. Parallelamente, si cerca poi di migliorare l'autostima della persona, minimizzando l'idea che per valere qualcosa occorra essere in coppia o circondati da amici, e costruendo una nuova immagine di se stessi, più indipendente e forte. 

I consigli per affrontare la paura di restare soli

Quali suggerimenti pratici si possono adottare per migliorare la propria capacità di restare da soli? Ecco alcuni consigli da attuare:

  • iniziare da qualcosa di piccolo. Non serve per forza fare grandi cose, anche intraprendere un'azione piccola, ma densa di significato, aiuta a cambiare il modo in cui percepiamo la nostra autostima. Fare una passeggiata in solitaria, ad esempio, è un ottimo modo per iniziare;
  • fare qualcosa di bello. Inutile passare il proprio tempo a svolgere attività noiose: quando siamo soli, meglio trascorrere le ore con qualcosa di stimolante, come un libro o un film;
  • prendersi cura di sé. Per chi ha paura di rimanere sola, passare una serata a prendersi cura di sé può aver un effetto sorprendente;
  • meditare. Un'attività come la meditazione aiuta a concentrarsi su se stessi chiudendo il mondo e le sue distrazioni fuori dalla stanza. Se praticata con impegno può essere utile per dare importanza a se stessi e a vivere con più serenità la solitudine;
  • rimanere soli parte della giornata è fondamentale per riposare e recuperare le energie: la solitudine, quindi, ha un importante effetto benefico su corpo e mente;
  • associare la solitudine al fare qualcosa di piacevole, come cenare fuori o andare al cinema.
Anna Nascimben | Editor
Scritto da Anna Nascimben | Editor

Con una formazione in Storia dell'Arte e un successivo approfondimento nello studio del Digital Marketing, mi occupo da anni di creare contenuti web. In passato ho collaborato con diversi magazine online scrivendo soprattutto di sport, vita outdoor e alimentazione, tuttavia nel corso del tempo ho sviluppato sempre più attenzione nei confronti di temi come il benessere mentale e la crescita interiore.

a cura di Dr.ssa Giusy Messina
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
Anna Nascimben | Editor
Anna Nascimben | Editor
in Mental health

1031 articoli pubblicati

a cura di Dr.ssa Giusy Messina
Contenuti correlati
Una donna che lavora in smart working con i figli affianco
Gestire lo stress da lavoro e la quotidianità in famiglia nel contesto delle vacanze estive: cosa dice la psicologa

Molti vedono le ferie estive come un'opportunità per rilassarsi, ma tali aspettative possono aumentare l'ansia. Scopri i consigli della psicologa.

Uomo con una terapeuta durante una seduta
Cos’è il disturbo dipendente di personalità e come si affronta?

Il disturbo dipendente di personalità consiste nella necessità di essere accuditi e si manifesta con comportamenti sottomessi e adesivi. Scopri di più.