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Necrosi

Necrosi
Curatore scientifico
Dr.ssa Gloria Negri
Specialità del contenuto
Medicina generale

Cosa è la necrosi?

Per necrosi si intende la forma di morte cellulare in cui le membrane cellulari perdono la loro integrità, rilasciando così l’intero contenuto della cellula. Accade così che gli enzimi rilasciati dai lisosomi dalla stessa cellula necrotica, così come quelli derivanti dai leucociti richiamati nel micorambiente, la digeriscano e degradino completamente.

La necrosi, inoltre, assume in tutti i contesti un ruolo patologico.
I meccanismi biochimici caratteristici della necrosi comprendono:

  • l’aumento del volume cellulare: la cellula necrotica appare infatti rigonfia;
  • l’interruzione della produzione di energia sotto forma di ATP, a causa del ridotto apporto di ossigeno o del danno mitocondriale;
  • il danneggiamento delle membrane cellulari, inclusa la membrana plasmatica e le membrane lisosomiali, che causano il rilascio del contenuto cellulare, enzimi compresi;
  • alterazioni del nucleo cellulare (picnosi, carioressi e cariolisi);
  • il danno irreversibile ai lipidi cellulari, alle proteine ed agli acidi nucleici, che possono essere causati da specie reattive dell'ossigeno (ROS).

Quali sono le cause di una necrosi?

Un fenomeno necrotico può avere diverse cause, tra cui:

  • mancanza di ossigeno, detta ipossia, ovvero una situazione di ipossia come nel caso di infarto al miocardio;
  • aumento eccessivo e improvviso, ovvero una situazione di ipertermia, o anche il suo contrario, ovvero ipotermia, come nel caso del congelamento di un arto;
  • infezioni, come in caso di infezioni da Mycobacterium tuberculosis;
  • esposizione a vari agenti chimici tossici.

Quali infezioni causano la necrosi?

Batteri come streptococchi β emolitici di gruppo A, stafilococchi, soprattutto Staphylococcus aureus, oppure microorganismi anaerobi appartenenti al genere Clostridium, Vibrio parahaemolyticus, Vibrio vulnificus e Aeromonas hydrophila, sono quelli maggiormente coinvolti nell’eziologia della fascite necrotizzante, una grave infezione, violenta ed improvvisa, che interessa soprattutto i tessuti molli.

La fascite necrotizzante colpisce gli strati più profondi della cute, diffondendosi rapidamente attraverso la fascia superficiale e profonda dei tessuti molli sottocutanei. Ogni compartimento profondo dei tessuti molli, come derma, tessuto sottocutaneo, fasci muscolari, è un possibile bersaglio di questa infezione potenzialmente mortale.

Tuttavia, la fascite necrotizzante presenta una spiccata predilezione per arti inferiori, perineo e parete addominale. La fascite necrotizzante è un'infezione fortunatamente molto rara ma presenta un tasso di mortalità elevatissimo.

L’infezione da Mycobacterium tuberculosis, se non adeguatamente trattata, può provocare fenomeni di necrosi caseosa polmonare compromettendo il funzionamento dell’organo e la capacità di effettuare scambi gassosi produttivi da parte dell’individuo.

Gli stadi della necrosi

A livello morfologico, la necrosi può essere così classificata:

  • necrosi coagulativa: essa si verifica solitamente in un ambiente povero di ossigeno. La forma delle cellule e l'architettura tissutale si conservano dopo la loro morte e possono essere osservate con un microscopio, come nel caso di infarto del miocardio. In questo contesto, si osserva picnosi del nucleo, ipereosinofilia dei miociti, necrosi a bande di contrazione, infiltrato neutrofilo iniziale e della milza e nei reni;
  • necrosi colliquativa o liquefativa: avviene per digestione delle cellule morte. Il tessuto normale lascia spazio a una massa liquida viscosa, il pus, contenente detriti cellulari sia leucocitari che non leucocitari, detriti di microrganismi, generalmente batteri, enzimi ed altre proteine;
  • necrosi grassa o steatonecrosi: è causata dall'azione degli enzimi lipasi sui tessuti grassi, come nella pancreatite acuta;
  • necrosi fibrinoide: è causata da danni vascolari immuno-mediati. Si distingue per i depositi di materiale proteico simile alla fibrina sulle pareti delle arterie, che appaiono macchiate ed acidofile al microscopio ottico;
  • necrosi asettica o osteonecrosi: è causata dalla scarsa circolazione sanguigna che può determinare la "morte" della parte ossea colpita;
  • necrosi caseosa: un misto di necrosi coagulativa e colliquativa per esempio nella tubercolosi, l’area necrotica si presenta come un complesso di cellule lisate o frammentate e detriti amorfi granulari con un fronte infiammatorio nettamente delimitato. Questo aspetto è una parte caratteristica del focolaio infiammatorio noto come “granuloma”;
  • necrosi gangrenosa: termine non specifico per un determinato quadro di necrosi, ma comunque utilizzato nella pratica clinica in riferimento agli arti, di norma quelli inferiori, che hanno perso l’apporto ematico ed hanno sviluppato una necrosi, tipicamente coagulativa, con il coinvolgimento di molteplici piani tissutali. Nel caso sopraggiunga un’infezioni batterica, la necrosi è prevalentemente colliquativa a causa della degradazione enzimatica operata dai batteri e dai leucociti sopraggiunti, dai quali ha origine la cosiddetta gangrena umida.

Come si cura una necrosi?

In relazione al tipo di danno tissutale provocato dal fenomeno necrotico e dal tipo di alterazione necrotica, le possibilità di trattamento che ha a disposizione il clinico sono essenzialmente tre:

  • asportazione chirurgica del tessuto necrotico;
  • trattamento con antibiotici;
  • amputazione dell’arto, se necessario e/o possibile.
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