Affanno in gravidanza: cause e rimedi contro il fiato corto

Anna Nascimben | Editor

Ultimo aggiornamento – 06 Dicembre, 2023

donna incinta respira sul divano

Sono molte le donne che lamentano la comparsa di una sensazione di affanno in gravidanza, ma a cosa è dovuta questa condizione? Vediamo cosa fare qualora si sentisse di avere il fiato corto e quando è il caso di preoccuparsi.

Affanno in gravidanza: un sintomo comune

Sono numerose le donne incinte che avvertono una certa fatica a respirare in gravidanza, ma da cosa è determinata questa condizione? E perché compare tanto alla fine della gestazione quanto all'inizio? Quando la dispnea si verifica nelle prime settimane di gestazione la causa è da imputare all'incremento nel sangue dell'ormone progesterone, ovvero uno degli ormoni fondamentali affinché l'embrione si possa sviluppare correttamente nell'utero.

Il progesterone, infatti, è responsabile dell'accelerazione del ritmo cardiaco nella donna, con una conseguente sensazione di mancanza d'aria. Il fiatone a inizio gravidanza, tuttavia, rientra nella categoria dei sintomi tipici e non dovrebbe destare eccessiva preoccupazione. L'affanno si può presentare anche nello svolgimento di azioni comuni (come ad esempio sollevare un peso leggero, camminare o alzarsi dalla sedia) e, sebbene nella maggior parte dei casi esso sia dovuto a una condizione fisica, in alcune donne la dispnea in gravidanza può avere un'origine psicologica.

Quando quest'ultima è determinata da fattori psicologici, è probabile le sensazioni di tensione e di timore legate alla gestazione e al parto siano così intense da provocare nella donna un'accelerazione del battito cardiaco che, a sua volta, dà luogo al fiatone. L'affanno a inizio gravidanza potrebbe quindi essere legato a una forte emotività e alla paura non riuscire a gestire questo momento di grande cambiamento, tuttavia vi è anche un'altra causa.

Durante i primi mesi della gestazione è molto comune che compaiano nausea ed episodi di vomito, a seguito dell'azione degli ormoni sul corpo femminile. Sintomi diffusi che si accompagnano a queste problematiche sono la tachicardia, una sensazione di disagio e un aumento del ritmo cardiaco: ciò può quindi determinare la comparsa di fiatone in gravidanza durante i primi mesi, ovvero quando è più probabile soffrire di iperemesi.

L'affanno in gravidanza negli ultimi mesi

Se la sensazione di avere il fiato corto che si manifesta nelle prime settimane è legata soprattutto all'incremento del progesterone e a tensioni emotive, l'affanno in gravidanza nel secondo trimestre tende in genere a peggiorare, a causa dell'aumento dell'utero femminile. A partire dal sesto mese, infatti, l'utero comincia ad accrescere notevolmente la sua dimensione, provocando una pressione sugli organi circostanti e facendo sì che essi tendano a modificare la loro posizione originaria;

In particolare, è proprio la tensione che si crea in prossimità del diaframma a determinare nella donna una certa difficoltà a respirare in profondità, sensazione che si acuisce man mano che ci si avvicina alla data del parto e che la pancia si ingrossa. L'espansione polmonare femminile si riduce e i respiri si fanno più corti e frequenti, soprattutto quando si esegue un piccolo sforzo.

Questa condizione è considerata un evento fisiologico e tipico dell'ultima parte della gestazione, quindi non vi è motivo di preoccuparsi eccessivamente. Durante le ultime settimane, ovvero quando il bambino inizia ad incanalarsi lungo il canale del parto, è possibile che la dispnea diminuisca, in quanto si riduce la pressione esercitata dall'utero sul diaframma.

Altre cause del fiato corto in gravidanza

Oltre alle tensioni psicologiche e al normale aumento di dimensioni dell'utero, altre cause comuni che possono determinare una condizione di dispnea in gravidanza sono:

  • eccessiva crescita ponderale. Un ingente aumento di peso può determinare una condizione di affaticamento respiratorio e una minor resistenza fisica dovuta alle maggiori sollecitazioni alle quali è sottoposto l'apparato cardiorespiratorio;
  • gravidanza gemellare;
  • presenza di una patologia asmatica nella gestante;
  • diminuzione del livello di emoglobina nel sangue. L'emoglobina, ovvero la proteina che ha la funzione di trattenere l'ossigeno per trasportarlo ai vari distretti corporei, può andare incontro a un abbassamento durante la gestazione, sia ca causa di un aumento del volume del sangue, sia in virtù di una maggior richiesta di ferro (la quale a sua volta determina una minor produzione di globuli rossi e, quindi, di emoglobina). Questa condizione di ipossigenazione influenza anche l'apparato cardiorespiratorio, provocando un super lavoro del cuore, il quale tende a pompare più sangue e, quindi, ad aumentare la frequenza respiratoria. Tutto ciò si traduce in una sensazione di affanno, che a sua volta viene amplificata dalla presenza della pancia e dalla pressione dell'utero sugli organi interni;
  • esposizione ad ambienti saturi di sostanze irritanti, come ad esempio il fumo di sigaretta;

Quando è il caso di preoccuparsi?

Avere affanno in gestazione è una condizione abbastanza comune, ma esistono delle situazioni che devono mettere in allarme? In linea generale, quando la dispnea è molto frequente o invalidante, e se si accompagna a una forte tachicardia, è opportuno contattare il proprio ginecologo per sottoporsi a un accertamento (visita cardiologica, elettrocardiogramma, ecocardiogramma).

Particolare attenzione deve essere posta se il fiatone in gravidanza nel primo trimestre compare con una certa intensità, in quanto esso potrebbe essere la spia di una patologia cardiorespiratoria da non sottovalutare. Inoltre, qualora si verificassero, vertigini, mal di testa, labbra bluastre, dolore al torace o stordimento, è opportuno chiamare il proprio medico o recarsi in Ospedale.

Fiatone in gravidanza: cosa fare

Per risolvere il problema dell'affanno in gravidanza senza ricorrere a una terapia farmacologica è possibile mettere in atto alcune strategie utili, fra cui:

  • ricavarsi del tempo per eseguire attività rilassanti o semplicemente per riposare;
  • per migliorare la circolazione, sollevare le gambe in modo da permettere al sangue di fluire con più facilità e donare una sensazione di leggerezza alle gambe;
  • cercare di mantenere una postura corretta, ovvero con il busto dritto in verticale. Ciò aiuta l’espansione dei polmoni e riduce la sensazione di mancanza d’aria;
  • sollevare le braccia sopra la testa, in modo da ridurre la pressione sulla gabbia toracica e facilitare l’espansione dei polmoni;
  • praticare una leggera attività fisica, come lo yoga o le passeggiate nella natura;
  • rallentare i ritmi e dormire una quantità sufficiente di ore;
  • osservare una dieta bilanciata, ricca di frutta e di verdura. Preferire alimenti ricchi di ferro come carne, pesce, legumi e verdure a foglia scura;
  • assicurarsi di non affaticarsi troppo;
  • non eseguire sforzi troppo intensi;
  • privilegiare attività tranquille e luoghi poco affollati;
  • non consumare pasti elaborati e pesanti da digerire, ma introdurre porzioni di cibo ridotte e maggiormente frazionate nel tempo;
  • dormire sul fianco sinistro, così che il peso dell'utero non comprima la vena cava inferiore, ovvero il vaso sanguigno che trasporta il sangue al cuore;
  • dormire in una stanza in cui l'aria non è eccessivamente secca;
  • praticare esercizi di respirazione;
  • non indossare indumenti troppo stretti (come ad esempio le guaine contenitive).

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Qualora la sensazione di fiato corto dovesse essere molto frequente o invalidante, è consigliabile, come già detto, contattare il proprio medico o il ginecologo.

Anna Nascimben | Editor
Scritto da Anna Nascimben | Editor

Con una formazione in Storia dell'Arte e un successivo approfondimento nello studio del Digital Marketing, mi occupo da anni di creare contenuti web. In passato ho collaborato con diversi magazine online scrivendo soprattutto di sport, vita outdoor e alimentazione, tuttavia nel corso del tempo ho sviluppato sempre più attenzione nei confronti di temi come il benessere mentale e la crescita interiore.

a cura di Dr. Marcello Sergio
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