Smog in gravidanza e linguaggio dei bambini: lo studio che riapre il tema dei primi mille giorni

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 04 Maggio, 2026

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L’aria inquinata non pesa soltanto sulla salute respiratoria dei bambini dopo la nascita. Secondo un nuovo studio del King’s College di Londra, i suoi effetti potrebbero iniziare già durante la gravidanza, in una fase in cui il cervello del feto sta costruendo alcune delle basi più delicate del futuro sviluppo cognitivo. I ricercatori hanno osservato che i neonati esposti a livelli più alti di inquinamento atmosferico nelle prime fasi della gestazione tendevano a impiegare più tempo per sviluppare il linguaggio rispetto ai bambini esposti a livelli più bassi.

Il dato non indica un rapporto automatico di causa ed effetto, ma segnala un aumento del rischio statistico. La fase più sensibile sembra essere il primo trimestre, quando si formano strutture cerebrali fondamentali. In quel periodo, sostanze come biossido di azoto, Pm10 e Pm2.5, spesso legate al traffico urbano, possono interferire con processi biologici molto complessi.

Lo studio su 498 bambini nati a Londra

La ricerca ha seguito 498 neonati nati al St Thomas’ Hospital di Londra tra il 2015 e il 2020. Tra loro, 125 erano prematuri e 54 erano nati prima delle 32 settimane, quindi classificati come molto o estremamente prematuri. Gli studiosi hanno stimato l’esposizione all’inquinamento delle madri usando i codici postali di residenza e valutando i livelli di particolato e biossido di azoto durante i diversi trimestri di gravidanza.


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A 18 mesi, i bambini sono stati sottoposti a test clinici standard per misurare sviluppo cognitivo, linguistico e motorio. I piccoli esposti a livelli più elevati di inquinamento nel primo trimestre hanno ottenuto in media cinque-sette punti in meno nei test linguistici rispetto a quelli esposti a livelli più bassi. Nei bambini prematuri, l’impatto è apparso più marcato anche sul piano motorio: quelli esposti ai livelli più alti di smog durante tutta la gravidanza hanno registrato in media 11 punti in meno nelle abilità motorie.

Una questione di salute, ma anche di disuguaglianza

Il tema non riguarda solo l’ambiente. Secondo gli esperti citati nello studio, l’esposizione all’aria inquinata è anche una questione di giustizia sociale. Le famiglie con meno risorse vivono più spesso vicino a strade trafficate, aree degradate o quartieri con minore presenza di verde. Questo significa che il rischio non è distribuito in modo uniforme, ma tende a concentrarsi proprio dove le fragilità sociali sono già maggiori.

Le implicazioni, spiegano i ricercatori, sono globali. Quasi tutta la popolazione mondiale respira aria con livelli di inquinanti superiori alle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. E nei Paesi a basso e medio reddito l’esposizione può essere ancora più alta, anche per effetto dello spostamento di molte attività industriali inquinanti dal Nord globale verso il Sud del mondo.

Cosa resta da capire

Gli autori dello studio invitano alla cautela. Non è ancora possibile dire se i bambini osservati recupereranno con la crescita o se queste differenze avranno effetti duraturi su apprendimento, linguaggio ed elaborazione delle informazioni. Per chiarirlo serviranno nuovi controlli negli anni successivi.

Resta però un punto importante: i cosiddetti primi mille giorni, dal concepimento ai primi due anni di vita, sono una finestra decisiva per la salute futura. In questo periodo, anche gli inquinanti ambientali possono lasciare un’impronta significativa. La Società Italiana di Pediatria richiama da tempo l’attenzione su questo tema, soprattutto per quanto riguarda traffico, salute respiratoria e gravidanza.

Come ridurre l’esposizione dei più piccoli

Ridurre del tutto l’esposizione allo smog, soprattutto in città, non è sempre possibile. Alcuni comportamenti però possono aiutare. I pediatri suggeriscono di evitare lunghi tragitti in zone molto trafficate, soprattutto con il passeggino, perché il bambino si trova più vicino all’altezza dei gas di scarico. Quando possibile, meglio scegliere percorsi in aree verdi, muoversi a piedi, in bici o con i mezzi pubblici e organizzare le attività quotidiane nel proprio quartiere.

Anche gli orari contano. In inverno può essere preferibile uscire nelle ore più calde, mentre in estate conviene evitare le ore centrali della giornata, quando l’ozono tende ad aumentare con la temperatura. Sono accorgimenti semplici, ma possono contribuire a ridurre una parte dell’esposizione, soprattutto nelle fasi più sensibili della vita.

FONTI:

Repubblica - Respirare aria inquinata in gravidanza può ritardare il linguaggio dei bambini

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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