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TSH basso in gravidanza: sintomi e conseguenze

Anna Nascimben | Editor

Ultimo aggiornamento – 21 Novembre, 2023

donna incinta in piedi in salotto

Cosa significa avere il TSH basso in gravidanza? Quali sono i valori di riferimento e quali le possibili conseguenze associate alla presenza di squilibri tiroidei durante la gestazione? Ecco tutto quello che c'è da sapere.

Cosa significa avere il TSH basso in gravidanza?

Una delle problematiche più comuni che interessano la donna che aspetta un bambino è la presenza di uno squilibrio a livello della tiroide.

Questa fondamentale ghiandola del corpo umano situata nel collo ha il compito di produrre una serie di ormoni, i quali rivestano importanti funzioni nel meccanismo dell'intero organismo. Durante la gravidanza, tuttavia, la tiroide può andare incontro a una serie di notevoli trasformazioni, fra cui l'aumento di volume e una maggior produzione di ormoni tiroidei.

È proprio quest'ultima condizione a determinare come conseguenza diretta una diminuzione nella produzione di TSH nella donna incinta, la quale si verifica soprattutto durante il primo trimestre.

Avere un livello di TSH basso in gravidanza nel primo trimestre è una condizione molto frequente, causata soprattutto dall'ingente quantità di Beta hCG che caratterizza la fase iniziale della gestazione.

Ipertiroidismo e gravidanza: quali cause

Le alterazioni nella produzione di ormoni tiroidei in gravidanza sono estremamente frequenti, tuttavia vanno monitorate con attenzione. È importante tenere presente, tuttavia, che la gestazione induce notevoli modificazioni ormonali, le quali vanno ad alterare le funzionalità della tiroide principalmente a causa di due fattori.

Da una parte l'hCG, ovvero la gonadotropina corionica che aumenta in modo esponenziale durante le prime settimane di gestazione, mentre dall'altra l'influsso alterato degli ormoni estrogeni sul corpo della donna.

L'ormone hCG può modificare leggermente la produzione degli ormoni tiroidei, i quali determinano poi la presenza di un valore di TSH in gravidanza basso, in particolare durante il primo trimestre. Questa condizione determina il cosiddetto "ipertiroidismo subclinico", ovvero privo di sintomi fisici evidenti, che in genere tende a regredire durante i successivi trimestri.

Vi è poi l'influenza degli estrogeni, i quali accrescono la quantità di ormoni tiroidei nel sangue e influenzano l'equilibrio di questa ghiandola.

L'ipertiroidismo subclinico in gravidanza causato dall'azione tanto dagli estrogeni, quanto dalla Beta hCG, è più frequente nelle donne che manifestano problemi di frequenti nausee e di vomito durante le prime settimane di gestazione, e in quelle che hanno una gestazione gemellare.

Un'altra causa della cosiddetta "tiroide bassa in gravidanza" è dovuta al morbo di Basedow-Graves, ovvero una particolare forma di malattia autoimmune che colpisce una donna incinta su 500.

Tale condizione, che può regredire nel corso della gestazione, è dovuta alla produzione di un anticorpo (l'immunoglobulina tireostimolante, o TSI), che emula il TSH e di fatto provoca un'abbondanza di ormoni tiroidei nel sangue della donna. 

Sintomi e conseguenze del TSH basso in gravidanza

Sebbene un valore di valore TSH basso in gravidanza sia un evento estremamente comune, è importante tenere monitorata la situazione attraverso regolari analisi del sangue, in quanto le disfunzioni della tiroide possono avere un impatto negativo sulla salute del feto e della madre.

Le conseguenze possono infatti comprendere una maggior probabilità di incorrere in un parto anticipato, il rischio di un aborto spontaneo, l’ipertensione, la preeclampsia, la possibilità di un'emorragia durante il parto e un basso peso del neonato al momento della nascita.

Un neonato che presenta una condizione di ipertiroidismo, invece, potrebbe sviluppare:

  • frequenza cardiaca elevata;
  • chiusura precoce delle fontanelle craniche;
  • aumento del peso insufficiente;
  • difficoltà respiratorie dovute all’ingrossamento della ghiandola che comprime le vie respiratorie;

Per quanto riguarda i sintomi dell''ipertiroidismo in gravidanza, invece, essi possono includere:

  • le palpitazioni;
  • un aumento della frequenza cardiaca;
  • sudorazione eccessiva;
  • ridotta tolleranza nei confronti delle alte temperature;
  • lievi tremori;
  • perdita di peso o mancato aumento del peso corporeo,
  • nausea e vomito frequenti;
  • nervosismo;
  • insonnia;

TSH basso in gravidanza: quando preoccuparsi?

Gravidanza e ipertiroidismo sono due condizioni che, quando presenti insieme, vano monitorate con attenzione attraverso regolari analisi del sangue. Il medico indaga dapprima la quantità di TSH presente nella donna e, se questo dovesse essere troppo basso, procede poi a verificare il livello di T3 e T4.

La tiroxina libera ft4 bassa in gravidanza, ad esempio, potrà confermare o meno la diagnosi e di conseguenza richiedere l'avvio di una cura specifica.

Il livello di TSH nella donna dovrebbe mantenersi inferiore a 2,5 uU/ml nel primo trimestre e inferiore a 3 uU/ml nei trimestri successivi, tuttavia in tutte coloro che soffrono di ipotiroidismo subclinico, può risultare difficile accorgersi della problematica se non attraverso specifici screening che hanno come obiettivo quello di determinare la quantità di TSH presente nel sangue.

Attualmente l'analisi del TSH non viene effettuato di default a tutte le donne in possesso di un test di gravidanza positivo, tuttavia, qualora si avesse una condizione di ipertiroidismo pregresso o una certa famigliarità, è consigliabile effettuare un dosaggio ematico di TSH prima di cercare un bambino o non appena si scopre di essere incinte.

Ipertiroidismo in gravidanza: come trattarlo

Avere la tireotropina bassa in gravidanza necessita di esami accurati e di una cura specifica elaborata dal proprio medico.

Un lieve ipertiroidismo, caratterizzato, cioè, da un TSH basso ma da una T4 libera normale, non richiede alcun trattamento, mentre situazioni più gravi devono essere curate con appositi farmaci antitiroidei o, addirittura con la rimozione chirurgica della ghiandola.

L'assunzione di farmaci deve essere calibrata dal medico con grande attenzione in quanto piccole quantità possono attraversare la placenta e determinare una riduzione nella produzione di ormoni fetali. Essi inoltre possono avere alcuni effetti collaterali, fra cui:

  • un abbassamento delle difese immunitarie e, di conseguenza, una minore resistenza alle infezioni;
  • reazioni allergiche;
  • insufficienza epatica;
  • stanchezza;
  • perdita di appetito;
  • eruzioni cutanee;
  • prurito;
  • mal di gola;
  • ittero;
  • febbre;

In questo caso è opportuno contattare il medico e chiedere consiglio circa la possibilità o meno di continuare il trattamento. L'utilizzo di farmaci beta-bloccanti in gravidanza, invece, se proprio dovesse rendersi necessario, dovrebbe essere limitato a poche settimane, in quanto può causare dei ritardi nella crescita intrauterina e, se somministrato in prossimità del parto, può provocare ipoglicemia neonatale, apnea e bradicardia nel neonato.

Oltre alla necessità di sottoporsi a una valutazione della quantità di tireotropina in gravidanza, esiste un modo per prevenire la possibilità di incorrere in disfunzioni della tiroide? La prevenzione rappresenta sicuramente un elemento di primaria importanza, e va accompagnata da un'attenta anamnesi soprattutto durante le prime settimane di gestazione.

Poi, è utile osservare una dieta sana e bilanciata in quanto è stato osservato che l'assunzione di una corretta quantità di iodio influenza positivamente l'equilibrio tiroideo.

Questo micronutriente è, infatti, fondamentale nella costituzione degli ormoni tiroidei, pertanto chi ha la tireotropina alta in gravidanza, oppure la situazione opposta, cioè ha il TSH troppo basso, può trovare giovamento nel porre attenzione alla quantità di iodio introdotta.

Diversi studi hanno evidenziato come nella gestante una quantità pari a 250 microgrammi di iodio al giorno rappresenta la dose ideale; anche un semplice accorgimento, come quello di consumare sale iodato per insaporire i cibi, aiuta a preservare la funzionalità dei reni e di questa ghiandola così importante per la nostra salute.

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Anna Nascimben | Editor
Scritto da Anna Nascimben | Editor

Con una formazione in Storia dell'Arte e un successivo approfondimento nello studio del Digital Marketing, mi occupo da anni di creare contenuti web. In passato ho collaborato con diversi magazine online scrivendo soprattutto di sport, vita outdoor e alimentazione, tuttavia nel corso del tempo ho sviluppato sempre più attenzione nei confronti di temi come il benessere mentale e la crescita interiore.

a cura di Dr. Marcello Sergio
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