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Alzheimer: il rischio aumenta se si soffre di Apnee Ostruttive nel sonno

Ultimo aggiornamento – 14 aprile, 2020

alzheimer e apnee ostruttive del sonno: qual è il legame?
Indice

A cura della dott.ssa Paola Proserpio, Centro di Medicina del Sonno, Dipartimento di Neuroscienze, Ospedale Niguarda, Milano.


Le apnee notturne non smettono mai di sorprenderci, ahimè, in negativo. Secondo un nuovo studio, condotto da alcuni ricercatori della New York University School of Medicine, le Apnee Ostruttive nel sonno potrebbero rappresentare un fattore di rischio per l’Alzheimer.

Ma la questione potrebbe essere anche inversa: e se fosse l’Alzheimer – nelle sue fasi iniziali – a provocare i disturbi respiratori?

Alzheimer e apnee notturne

Crescenti evidenze, sia derivanti da studi animali che da lavori epidemiologici sull’uomo, dimostrano una relazione reciproca tra malattia di Alzheimer e apnee ostruttive del sonno.

Una recente metanalisi ha sottolineato che i pazienti con demenza hanno un rischio di 5 volte più alto di sviluppare disturbi respiratori durante il sonno rispetto alla popolazione generale. Viceversa, le apnee notturne possono peggiorare l’evoluzione clinica e accelerare il deterioramento cognitivo nei soggetti con malattia di Alzheimer.

Ancor di più, recenti studi dimostrano che la presenza di apnee ostruttive può aumentare il rischio di demenza in soggetti privi di problemi cognitivi o può favorire la più rapida insorgenza di una malattia di Alzheimer conclamata in pazienti con iniziali segni di deterioramento cognitivo.

I meccanismi tramite i quali le Apnee notturne possono aumentare il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer sono diversi e non ancora completamente chiariti tra i quali:

  • Alterazione della struttura del sonno
  • Ipossia intermittente
  • Aumentato stress ossidativo
  • Alterazione delle pressioni intratoraciche
  • Aumentato rischio di patologie cardiovascolari

Altro dato interessante deriva dagli studi clinici che dimostrano come il trattamento con CPAP possa ridurre questo rischio. Ad esempio, un ampio trial randomizzato controllato ha mostrato un miglioramento delle funzioni esecutive nei pazienti con Apnee Ostruttive trattate con CPAP per 6 mesi rispetto ai non trattati.

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Quale sarà il prossimo passo?

Il prossimo step sarà, quindi, individuare con esattezza il collegamento – tutt’altro che casuale – tra i disturbi respiratori del sonno e la malattia di Alzheimer.

Le recenti indagini tuttavia già suggeriscono l’importanza di una diagnosi tempestiva e di un trattamento adeguato nel caso in cui un disturbo respiratorio nel sonno venga individuato. Questo potrebbe avere sia un effetto preventivo nei casi di iniziale decadimento cognitivo che l’effetto di rallentare il decorso della patologia nei pazienti con malattia di Alzheimer conclamata.

Staremo a vedere quello che gli studi in corso ci potranno dimostrare, consapevoli sempre che è bene non trascurare il disturbo delle apnee, ma rivolgersi a uno specialista qualora si manifestino i primi sintomi, per una diagnosi certa e una eventuale terapia appropriata.

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