Tre emergenze vascolari nell’arco di quattordici anni e altrettanti interventi per affrontare complicanze potenzialmente letali dell’aorta addominale. È la storia clinica di un paziente di 85 anni seguito alla Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza, dove recentemente è arrivato in Pronto Soccorso durante la notte con forti dolori addominali.
Gli accertamenti hanno mostrato una nuova rottura dell’aorta, questa volta legata al distacco della ricostruzione chirurgica effettuata durante un precedente intervento. Una situazione che richiedeva un trattamento immediato e che l’équipe di Chirurgia vascolare, diretta da Vittorio Segramora, ha affrontato utilizzando contemporaneamente un approccio endovascolare e uno chirurgico.
Una nuova rottura dell’aorta a 85 anni
Quando il paziente è arrivato al pronto soccorso, gli esami hanno evidenziato una nuova rottura aneurismatica. Il problema era legato a un distacco anastomotico, cioè alla separazione avvenuta nel punto in cui il tessuto dell’aorta era stato collegato chirurgicamente all’innesto durante il precedente intervento. Una complicanza rara ma grave, perché può permettere nuovamente al sangue di fuoriuscire dal normale percorso vascolare e provocare un’emorragia interna.
Il quadro richiedeva quindi un intervento rapido. La rottura di un aneurisma dell’aorta addominale rappresenta infatti un’emergenza vascolare particolarmente seria, nella quale il tempo necessario per arrivare alla diagnosi e al trattamento può incidere in maniera decisiva sull’esito.
L’intervento ha combinato due tecniche
Per affrontare la nuova emergenza i chirurghi hanno scelto una tecnica ibrida, mettendo insieme chirurgia endovascolare e procedura tradizionale. Attraverso l’inguine è stata introdotta una nuova endoprotesi all’interno della precedente ricostruzione, mentre contemporaneamente è stato realizzato un bypass per ripristinare un adeguato afflusso di sangue agli arti inferiori.
La procedura è riuscita e, secondo quanto riportato dall’ospedale, il paziente è stato dimesso dopo pochi giorni in buone condizioni, riuscendo a tornare alle proprie attività quotidiane. La complessità del caso derivava anche dalla storia degli interventi precedenti, che avevano già modificato più volte l’anatomia dell’aorta.
Tutto era iniziato nel 2012
Il primo intervento risale al 2012, quando nello stesso ospedale era stato diagnosticato un voluminoso aneurisma dell’aorta addominale. Un aneurisma consiste in una dilatazione anomala della parete di un’arteria; quando interessa l’aorta addominale può rimanere per molto tempo senza provocare sintomi evidenti, ma se aumenta di dimensioni e si rompe può causare una grave emorragia interna.
In quella occasione il paziente era stato sottoposto a un trattamento endovascolare con l’inserimento di una endoprotesi, un dispositivo posizionato all’interno dell’aorta con l’obiettivo di creare un nuovo percorso per il sangue e isolare la parte dilatata dalla pressione del flusso.
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In questo modo è possibile trattare alcuni aneurismi senza ricorrere alla sostituzione chirurgica aperta dell’intero tratto interessato.
Nel 2024 la seconda emergenza
Per diversi anni il trattamento aveva funzionato. Nel 2024, però, l’endoprotesi non riusciva più a svolgere correttamente la propria funzione e l’aneurisma si era nuovamente rotto, provocando una grave emorragia interna. Secondo quanto riferito nella ricostruzione del caso, il paziente non si era sottoposto ai controlli periodici previsti nel tempo dopo il primo intervento.
Era quindi stato nuovamente portato d’urgenza al San Gerardo e sottoposto a un intervento più complesso. I chirurghi avevano rimosso la vecchia endoprotesi, trattato l’aneurisma e ricostruito l’aorta. La vicenda sembrava essersi conclusa, ma nel 2026 è comparsa una nuova complicanza, questa volta proprio in corrispondenza della precedente ricostruzione.
Perché i controlli dopo un aneurisma restano importanti
Il caso mette soprattutto in evidenza un aspetto della gestione degli aneurismi che continua anche dopo un intervento riuscito. I controlli nel tempo restano fondamentali, in particolare dopo le procedure endovascolari, perché alcune complicanze possono comparire anche a distanza di anni.
Un’endoprotesi può infatti perdere aderenza, spostarsi o non riuscire più a escludere completamente l’aneurisma dal flusso sanguigno. Anche dopo un intervento chirurgico aperto possono verificarsi complicanze tardive nei punti in cui i tessuti e gli innesti sono stati collegati. Sono eventi poco frequenti, ma proprio la possibilità che compaiano senza sintomi evidenti nelle fasi iniziali rende importante rispettare il programma di sorveglianza indicato dagli specialisti.
Cos’è un distacco anastomotico
Nell’ultima emergenza il problema era rappresentato da un distacco anastomotico. In chirurgia vascolare, l’anastomosi è il punto nel quale due strutture vengono unite per permettere al sangue di continuare a circolare. Se questa connessione perde stabilità o si separa, può formarsi una nuova dilatazione o verificarsi una fuoriuscita di sangue.
Nel paziente di Monza questo processo ha determinato una nuova rottura aneurismatica. La presenza di precedenti interventi rendeva il trattamento particolarmente delicato, ed è anche per questo che l’équipe ha scelto un approccio ibrido invece di affidarsi esclusivamente a una nuova chirurgia aperta.
L’aneurisma dell’aorta può restare silenzioso
Uno dei problemi degli aneurismi dell’aorta addominale è che possono svilupparsi senza dare segnali specifici. Il paziente può non sapere di avere una dilatazione del vaso fino a quando questa viene individuata durante un esame effettuato per altri motivi oppure, nei casi più gravi, quando compare una complicanza.
Quando avviene una rottura, possono comparire dolore addominale o alla schiena molto intenso, associato a un rapido peggioramento delle condizioni generali. In una situazione del genere è necessaria una valutazione medica urgente perché l’emorragia può diventare rapidamente molto importante.
Un intervento riuscito non chiude il percorso di cura
La storia dell’85enne seguito a Monza mostra quindi come il trattamento di un aneurisma non termini necessariamente con l’uscita dalla sala operatoria. Anche dopo una procedura riuscita è necessario mantenere nel tempo i controlli indicati dal centro specialistico, proprio per individuare eventuali modificazioni della protesi o dell’aorta prima che producano conseguenze gravi.
Nel caso descritto, la rapidità dell’intervento e la possibilità di utilizzare chirurgia tradizionale e tecnica endovascolare nello stesso trattamento hanno permesso di affrontare una situazione particolarmente complessa. Il paziente è stato dimesso pochi giorni dopo, ma il messaggio principale del caso resta quello sottolineato dagli stessi specialisti: le complicanze tardive sono rare, tuttavia possono verificarsi anche molti anni dopo e la sorveglianza periodica rimane una parte essenziale della cura.
Fonte:
Fondazione IRCCS San Gerardo - “Miracolato” tre volte: a 85 anni supera per la terza volta una rottura dell’aorta grazie alla Chirurgia Vascolare del San Gerardo