Una nuova indagine nazionale evidenzia la diffusione della sonnolenza diurna e i rischi per salute, sicurezza e produttività. Dati, cause e implicazioni cliniche.
Una nuova indagine nazionale evidenzia la diffusione della sonnolenza diurna e i rischi per salute, sicurezza e produttività. Dati, cause e implicazioni cliniche.
L’Oms presenta una nuova roadmap per migliorare la lotta alla tubercolosi: un approccio strutturato per definire le priorità, ottimizzare le risorse e sostenere i Paesi nella pianificazione di interventi mirati.
Una ricerca dell’Università di Cambridge rivela che più di 150 sostanze chimiche, tra pesticidi e composti industriali, possono alterare i batteri dell’intestino e favorire ceppi resistenti.
La distrazione può contribuire a ridurre l’intensità dell’attacco di panico orientando l’attenzione verso stimoli alternativi. Scopri quando è davvero utile e come applicarla correttamente.
Un’analisi su milioni di cartelle cliniche suggerisce una possibile associazione tra apnee ostruttive del sonno e malattia di Parkinson. I dati e le ipotesi dei ricercatori.
Lo studio ISS–Lancet mostra un aumento della suscettibilità al morbillo e differenze regionali che possono favorire nuovi focolai nel 2025.
Un nuovo studio italiano mostra come attività fisica, stimolazione cognitiva e relazioni sociali possano influenzare l’invecchiamento cerebrale e l’infiammazione.
Una delle più ampie analisi cliniche mostra benefici significativi della ketamina a basse dosi nel dolore cronico refrattario. Dati su efficacia, sicurezza e prospettive future.
Dall’inchiesta internazionale alle linee guida ufficiali: perché affidarsi a fonti non scientifiche sul parto può essere pericoloso. Indicazioni chiare da OMS, ISS e Ministero della Salute.
Una nuova revisione scientifica ribalta i luoghi comuni sulla sindrome dell’impostore, rivelando come il dubbio possa favorire empatia, crescita e leadership efficace.
La regolarità del sonno emerge come possibile fattore protettivo contro l’ipertensione. Nuove evidenze indicano che stabilire orari costanti per addormentarsi può favorire valori pressori più stabili.
Uno studio dell’Università di Göteborg analizza apnea e insonnia insieme, rivelando un rischio più elevato di ipertensione. Ecco cosa emerge dalla ricerca.