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Carcinoma infiltrante al seno: si guarisce?

Ultimo aggiornamento – 06 ottobre, 2021

Tumore al seno: panoramica
Indice

Il tumore della mammella, detto anche carcinoma mammario, è la neoplasia più frequente tra le donne, rappresentando in Italia il 30% di tutte le nuove diagnosi di tumore. Tuttavia, l’anticipazione della diagnosi e l’introduzione di protocolli terapeutici chirurgici, radioterapici e farmacologici più efficaci hanno contribuito in maniera cumulativa al miglioramento della sopravvivenza, con livelli che si collocano intorno all’87% a 5 anni dalla diagnosi, al netto delle altre cause di morte.

Carcinoma infiltrante al seno: cosa è?

La mammella è un organo ghiandolare, presente in entrambi i sessi, ma molto sviluppata nelle femmine. È costituita da 15-18 lobi, ognuno dei quali contiene più lobuli e un dotto galattoforo principale, che si apre nel capezzolo e consente il passaggio del latte dai lobuli al capezzolo. 

Il tumore della mammella o carcinoma mammario è una malattia dovuta alla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule della ghiandola mammaria, che si trasformano in maligne. Fra i sintomi che potrebbero indicarne la presenza troviamo: noduli palpabili, lesioni radiologiche sospette (non palpabili), microcalcificazioni di dubbio significato clinico e secrezioni ematiche del capezzolo.

Un carcinoma infiltrante invasivo della ghiandola mammaria è un tumore che ha la capacità di estendersi oltre i dotti della mammella ed arrivare ai linfonodi e ad altre parti del corpo. Nell’ 85% dei casi è di tipo duttale, ma può essere anche lobulare, tubulare, mucinoso, ecc. esso può essere classificato in base alle sue caratteristiche in quattro diversi stadi:

  1. Stadio 1: ci si riferisce a un tumore di piccole dimensioni senza coinvolgimento dei linfonodi ascellari.
  2. Stadio 2: è invece tumore piccolo-medio che però coinvolge pochi linfonodi ascellari; oppure può essere un tumore medio-grande senza coinvolgimento linfonodale.
  3. Stadio 3: può essere così stadiato un tumore grande con coinvolgimento dei linfonodi ascellari oppure un tumore piccolo-medio con coinvolgimento di più di 3 linfonodi ascellari, ed anche un tumore esteso alla cute o parete toracica.
  4. Stadio 4: qualsiasi tumore che presenti malattia a distanza, ossia che abbia dato metastasi in un’altra sede distante da quella del tumore primario.

Questa è una classificazione molto generale e semplificata: per una corretta stadiazione occorre rivolgersi a un medico specialista; inoltre, lo stato di salute generale del paziente e la biologia del tumore, concorrono alla determinazione della prognosi e vanno tenuti in considerazione.

Come si diagnostica?

Il cancro del seno viene diagnosticato prevalentemente attraverso esami cosiddetti di diagnostica per immagini, in particolare la mammografia e l'ecografia mammaria; in alcuni casi specifici, per esempio di fronte a mammelle molto dense o a lesioni difficili da classificare, è possibile ricorrere anche alla risonanza magnetica.

L'eventuale identificazione di noduli o formazioni sospette porta in genere il medico a consigliare una biopsia, che può essere eseguita in un ambulatorio di senologia diagnostica con un prelievo mediante un ago inserito nel nodulo. In alcuni casi particolari è possibile dover ricorrere al lavaggio dei dotti. Consiste nell'introduzione di liquido nei dotti galattofori attraverso i forellini presenti sul capezzolo. Il liquido raccolto dopo questo "lavaggio" contiene alcune cellule della parete dei dotti stessi che possono essere studiate al microscopio alla ricerca di eventuali atipie.

Sul campione prelevato vengono eseguite diverse analisi che permettono di esaminare le caratteristiche delle cellule (esame citologico) o del tessuto (esame istologico). Fondamentali, soprattutto ai fini di determinare la prognosi e il trattamento, sono le indagini molecolari che vengono effettuate sul tessuto prelevato alla biopsia per valutare alcune caratteristiche del tumore, quali l’espressione dei recettori ormonali, la velocità di crescita e l’espressione dell’oncoproteina her-2. Sul campione istologico viene inoltre determinato il grado della malattia, ovvero quanto le cellule del tumore differiscano dalle cellule normali: un grado più basso indica una malattia meno aggressiva.

Una volta stabilita la presenza di tumore, in base alle sue caratteristiche ed estensione, il medico valuterà la necessità di effettuare ulteriori indagini radiologiche per verificare l’eventuale diffusione in altre aree dell’organismo, attraverso esami quali radiografia del torace, ecografia, tomografia computerizzata (tc), scintigrafia ossea o tomografia a emissione di positroni (pet).

Carcinoma infiltrante al seno: qual è la terapia?

Il trattamento di questa neoplasia può prevedere l’intervento chirurgico, la radioterapia, la terapia medica (chemioterapia, ormonoterapia e terapia biologica) e la chirurgia plastico-ricostruttiva. Risulta fondamentale garantire alle pazienti un percorso terapeutico multidisciplinare costruito in base alla presentazione clinica ed istologica del tumore della mammella.

Chirurgia

La chirurgia nel tumore della mammella ha compiuto negli anni progressi notevolissimi, passando dai primi interventi mutilanti ai recenti interventi, detti “conservativi”, che mirano ad asportare solo la massa tumorale, preservando il più possibile la ghiandola residua e il muscolo sottostante, con significativi vantaggi anche dal punto di vista estetico. Questa tecnica, chiamata quadrantectomia, è seguita da un trattamento radioterapico per proteggere la restante ghiandola mammaria da future recidive di malattia o dall’insorgenza di una nuova neoplasia mammaria.

Radioterapia

Nelle pazienti affette da neoplasia mammaria, la radioterapia viene utilizzata dopo la chirurgia per eliminare eventuali cellule tumorali residue e ridurre così il rischio di una recidiva loco-regionale o d’insorgenza di una nuova neoplasia mammaria. La radioterapia è raccomandata in caso di chirurgia conservativa, ma anche in caso di mastectomia se il tumore supera i 5 centimetri di dimensione e quando le cellule tumorali sono presenti in molti linfonodi. L'irradiazione può, quindi, riguardare la mammella residua, la parete toracica e le stazioni linfonodali dell’ascella e del collo.

Chemioterapia

La chemioterapia consiste nella somministrazione, per via endovenosa o per via orale, di farmaci che attraverso la circolazione sanguigna possono raggiungere e distruggere le cellule tumorali. La finalità del trattamento varia in funzione dello stadio della malattia:

  • Adiuvante: se attuata nello stadio iniziale la chemioterapia ha un intento adiuvante, cioè mira a ridurre il rischio di recidiva di malattia a livello sia locale sia sistemico, rischio determinato dalla possibile diffusione di cellule tumorali prima dell’asportazione della neoplasia mammaria.
  • Neoadiuvante: nel caso di pazienti che presentano una neoplasia operabile ma al momento non suscettibile di chirurgia conservativa, a causa delle dimensioni della neoplasia o del coinvolgimento linfonodale, possono essere attuati dei trattamenti chemioterapici preoperatorii definiti neoadiuvanti, al fine di raggiungere una condizione di operabilità;
  • Avanzata o metastatica: la chemioterapia rappresenta uno strumento prezioso per controllare i disturbi causati dalla malattia e prolungare la sopravvivenza ed è compito dell’oncologo ottimizzare la sequenza dei possibili trattamenti al fine di raggiungere i migliori risultati di efficacia con i minori effetti collaterali e garantendo il rispetto della qualità di vita.

Ormonoterapia

La terapia ormonale consiste nella somministrazione di farmaci che interferiscono con l’attività e la produzione degli ormoni femminili ritenuti responsabili della progressione del tumore mammario. L’ormonoterapia è efficace nelle pazienti con tumori ormono-sensibili, ovvero che esprimono i recettori per l’estrogeno e/o il progesterone sulla superficie delle cellule tumorali. 

Terapia biologica ed altre terapie

Le terapie biologiche, ovvero basate su farmaci biologici che derivano da proteine o da altre componenti cellulari, vengono utilizzate per trattare alcuni tipi di tumori mammari che esprimono un quantitativo abnorme del recettore 2 del fattore di crescita epidermico (her2), sia subito dopo l’intervento chirurgico, sia in caso il tumore si ripresenti. 

In caso il tumore che esprime her2 sia cresciuto dopo il trattamento con Trastuzumab, può essere utilizzata un’altra terapia biologica che agisce con un meccanismo differente, il Lapatinib.

Qual è l'aspettativa di vita e, dunque, la prognosi?

La prognosi del tumore della mammella, anche quando associata alla presenza di metastasi, è migliorata negli anni soprattutto grazie ai progressi nella conoscenza della malattia ed alla disponibilità di nuovi trattamenti: non è raro, infatti, trovare pazienti con malattia metastatica vive anche oltre 10 anni dalla diagnosi. 


Fonti: 

Tumore del seno o carcinoma mammario: https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/tools-della-salute/glossario-delle-malattie/tumore-al-seno

Tumore al seno: https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/guida-ai-tumori/tumore-del-seno

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