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Cosa sono le cisti di Bartolino

Ultimo aggiornamento – 18 Marzo, 2015

Più precisamente bisognerebbe parlare di cisti delle ghiandole di Bartolino, o Bartolini, dal momento che la formazione di queste cisti, un problema abbastanza comune che colpisce circa il 2% delle donne sessualmente attive, interessa le ghiandole di Bartolino, due piccole ghiandole del diametro di circa mezzo centimetro, poste ai lati dell’ingresso della vagina, che devono il loro nome all’anatomo patologo olandese Caspar Bartholin, che ne diede la prima descrizione nel 1677.

Le ghiandole di Bartolino, nello stato fisiologico, non sono visibili e non sono facilmente apprezzabili al tatto.  La diagnosi di questa patologia, che colpisce di norma una sola ghiandola, è possibile con il semplice esame obiettivo, tuttavia nei rari casi di presenza di cisti in donne in post menopausa, si renderanno necessari esami specialistici per escludere il rischio cancerogeno dell’adenocarcinoma della Ghiandola di Bartolino [1].

Cisti di Bartolino: cause e sintomi

Le ghiandole di Bartolino producono il muco che lubrifica la vagina durante i rapporti sessuali. Ogni ghiandola secerne muco in un condotto di 2,5 centimetri. La loro funzione è quella di mantenere l’umidità della superficie vestibolare della mucosa vaginale. Quando, a causa di un’infezione batterica, i canali lungo i quali scorre il muco si ostruiscono, si innesca un processo infiammatorio delle ghiandole, detto bartolinite, che normalmente porta alla formazione di cisti che, nei casi più gravi, possono sfociare in ascessi [2].

Le cisti di Bartolino hanno, molto spesso, un decorso asintomatico ma se il muco viene infettato da una quantità di batteri diversi, tra i quai i batteri di alcune malattie trasmissibili sessualmente, come la clamidia e il gonococco oltre alla comune escherichia coli, l’infiammazione primaria della ghiandola porta alla formazione di ascessi, dalla sintomatologia fortemente dolorosa soprattutto in posizione eretta o seduta, che necessitano di un trattamento medico specifico [3].

Come si curano le cisti e gli ascessi di Bartolino?

Le cisti di Bartolino, se non dolorose e infette, non necessitano di trattamento medico. Nel caso di presenza di ciste, il trattamento è prima di tutto di tipo farmacologico, con somministrazione di antibiotici e antinfiammatori per lenire il dolore. Poiché l’origine della patologia è polimicrobica, il trattamento con antibiotici a largo spettro potrebbe dimostrarsi non risolutivo, rendendo necessario il trattamento chirurgico. Il trattamento chirurgico, in anestesia locale, prevede il drenaggio o l’asportazione della cisti per evitare possibili recidive.

L’asportazione chirurgica non è raccomandata poiché si associa a complicanze significative che comprendono emorragia, ematoma, rimozione incompleta con conseguente recidiva e formazione di una cicatrice dolorosa. Il drenaggio chirurgico si effettua praticando un piccolo taglio nella zona infetta, attraverso il quale viene fatto fuoriuscire il pus. Un trattamento farmacologico anti-infettivo viene poi utilizzato per concludere l’intervento. Questo sistema, però, non esclude le possibili recidive, che si ripresentano con il richiudersi della ciste prima che l’infezione sia stata completamente debellata.

Oggi, vengono quindi utilizzate particolari tecniche di drenaggio, dal catetere di Word alla marsupializzazione, che danno ottimi risultati minimizzando il tasso di recidiva, senza costringere all’asportazione della cisti, intervento oggi limitato ai casi di cisti e ascessi ricorrenti [4].

Il catetere di Word

Il catetere di Word  è composto da un piccolo tubo di gomma sottile a testa sferica. La testa del catetere viene inserita nella cisti o nell’ascesso attraverso l’apertura utilizzata per il drenaggio. La punta del catetere ha un piccolo palloncino utile per mantenere il catetere in posizione, per un periodo di alcune settimane. Il catetere, che non interferisce con le attività quotidiane, deve impedire il richiudersi dell’apertura del drenaggio fino alla completa guarigione dei tessuti. Avvenuta la guarigione, favorisce la formazione di un nuovo condotto per il passaggio del muco.

Oltre al catetere di Word, può essere usato il cosidetto anello di Jacopi, un piccolo catetere circolare che ha la funzione di permettere la riformazione del canale.

Un trattamento non medico, per la verità piuttosto controverso, è quello del cosiddetto bagno seduto. Si effettua sedendosi per alcuni minuti in pochi cm di acqua, calda ma non bollente. Questo bagno, secondo alcuni, porterebbe la cisti a rompersi in modo naturale e senza incisioni chirurgiche.

Marsupializzazione delle cisti di Bartolino

È stato ed è tuttora il trattamento chirurgico d’elezione delle cisti di Bartolino. L’intervento, quasi sempre ambulatoriale e in anestesia locale, consiste nel praticare un’incisione verticale in posizione centrale, per permettere il drenaggio. I lembi dell’incisione vengono poi ripiegati e accostati verso l’alto per essere cuciti con punti chirurgici riassorbibili. In questo modo, l’apertura non può richiedersi fino a completa guarigione dei tessuti e scomparsa dell’infezione. In genere, il tempo necessario per la completa guarigione è di un paio di settimane [5].

Fonti

[1] Bartholin’s Cyst http://www.emedicinehealth.com/bartholin_cyst/article_em.htm

[2] Bartholin’s Cyst http://www.emedicinehealth.com/bartholin_cyst/article_em.htm

[3] Bartholin Gland Diseases http://emedicine.medscape.com/article/777112-overview

[4] Bartholin’s Cyst http://www.nhs.uk/Conditions/Bartholins-cyst/Pages/Introduction.aspx

[5] Management of Bartholin’s Duct Cyst and Gland Abscess http://www.aafp.org/afp/2003/0701/p135.html

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