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Coronavirus: quando si è super contagiosi?

Ultimo aggiornamento – 22 marzo, 2021

Persone che si stringono la mano contribuendo alla diffusione del coronavirus
Indice

La carica infettiva del Covid-19 sarebbe maggiore nella prima settimana di contrazione del virus. A rivelarlo, uno studio pubblicato su Lancet Microbe ad opera dell'Università di Glasgow, che prende in esame ben 79 ricerche su diffusione e contagiosità del nuovo Coronavirus, individuando differenze importanti rispetto agli altri due ceppi noti di Coronavirus, ossia SARS e MERS.

Contagiosità: cosa dicono gli studi

Diversi studi hanno appurato che già nei due giorni precedenti la comparsa dei sintomi da SARS-Cov-2 si risulta molto contagiosi. Questo aspetto non è in realtà scontato e marca una differenza rispetto alle epidemie del passato di SARS e MERS. Inoltre, il virus rimarebbe attivo e, dunque, potenzialmente infettivo per poco più di una settimana, ossia nove giorni.

Lo studio, condotto dall’Università di Glasgow, compara 79 studi su SARS-Cov-2 con 11 su MERS-Cov e altri 8 su SARS-Cov: i risultati evidenziano che la contagiosità si manifesterebbe appunto già nei giorni prima la comparsa della classica sintomatologia da Coronavirus e che la massima carica infettiva corrisponde a un periodo che va dai primi giorni precedenti alla manifestazione dei sintomi fino a cinque giorni dopo

Questo è infatti il periodo in cui la carica virale (o RNA virale) risulta maggiore, sia rispetto al periodo precedente che quello successivo. 

Coronavirus: super contagiosi fino al 9 giorno

Quindi, ricapitolando: un paziente di Covid-19 può risultare contagioso prima di aver sviluppato i sintomi e continua a esserlo fino al 9 giorni di manifestazione sintomatica. In questo periodo, infatti, il virus è ancora attivo; dopo il 9° giorno, il virus è invece considerato inattivato, nonostante siano stati rinvenuti frammenti di materiale genetico in svariati campioni prelevati dalle feci, dal sangue, dalla gola o dall’espettorato. Questo tipo di materiale può permanere nelle vie respiratorie con una media che va dai 17 giorni fino a 38, pari a circa 3 mesi. 

Tuttavia, come si diceva, la durata in cui il virus rimane attivo è molto più breve. La quarantena e l’isolamento, infatti, oggi sottostanno a regole diverse: più che cercare di nuovo le tracce del virus nei positivi, conta da quanto tempo perdurano i sintomi. Passati i 7 giorni, la carica virale è infatti bassissima. In linea di massima, dunque, si può uscire dalla quarantena dopo 21 giorni, nonostante si possano ancora rinvenire delle tracce di RNA virale nell’organismo del paziente. Per il “via libera”, però, è sempre necessaria una certificazione dell’Asl competente sull’effettivo trascorrimento delle tre settimane.

Picchi di Contagiosità di Coronavirus, SARS e MERS: le differenze

Se la carica virale di SARS-Cov-2 è massima nella prima settimana dei sintomi, nella MERS il picco di contagiosità si situa poco dopo, tra il 7° e il 10° giorno, mentre quello della Sars, infine, tra il 10imo e il 14esimo giorno dall’inoculamento del virus. Proprio questa dilazione dei tempi di contagio potrebbe rendere ragione della ridotta diffusione di SARS e MERS rispetto al Nuovo Coronavirus (esse, infatti, provocarono, come è noto, delle epidemie limitate e non delle pandemie).

Inoltre, la mortalità di MERS e SARS era molto più alta rispetto a quella del Covid-19: i sintomi erano infatti molto più “pesanti” e gravi e i pazienti risultavano incapaci di circolare e trasmettere il virus. Per questo, dunque, le due malattie si sarebbero diffuse meno rispetto a SARS-Cov-2.

Vuoi saperne di più? Ascolta il podcast su Covid-19: un anno dopo.

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