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Distorsione alla caviglia: disturbi a lungo termine

Ultimo aggiornamento – 25 gennaio, 2016

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Le distorsioni della caviglia sono tra i disturbi più comuni con cui hanno a che fare oggi i fisioterapisti.

Si tratta di un trauma frequente, soprattutto per chi pratica sport che richiedono movimenti rapidi, salti e frequenti cambi di direzione (come ad esempio: calcio, pallavolo, pallacanestro).

A volte, anche chi conduce una vita più sedentaria può rischiare di incorrere in una distorsione, semplicemente scendendo le scale o camminando su una superficie poco regolare. Quello che molti non sanno, però, è che una distorsione alla caviglia può avere conseguenze fastidiose e pericolose anche a distanza di molti anni dal trauma iniziale.

Lesioni a lungo termine

Un primo problema causato da una distorsione alla caviglia coinvolge i legamenti che vengono allungati fuori dalla loro sede naturale, con la caviglia che si allontana dal suo normale raggio di movimento. Una volta tesi, questi legamenti non potranno mai tornare alla loro forma originale. La caviglia rimane così meno stabile, soprattutto nella direzione in cui si è verificata la distorsione.

Questi legamenti danneggiati perdono anche la capacità di comunicare in modo efficiente con il cervello: il risultato è il rischio di una generale mancanza di equilibrio e di coordinamento.

Un secondo disturbo clinico che può trascinarsi per molti anni è dato da fenomeni di rigidità cronica. È comune notare in una persona, mesi o addirittura anche anni dopo l’infortunio, una perdita di flessione dorsale della caviglia. Ciò causa una duplice problematica:

  • la normale deambulazione viene compromessa
  • i muscoli superiori di gamba e bacino perdono efficienza e robustezza

Queste occorrenze comportano forti dolori alla schiena o fastidiose borsiti all’anca.

Possibili rimedi

Per provare a contrastare questi disturbi, chi ha sofferto di una distorsione alla caviglia può adoperarsi per eseguire alcuni efficaci esercizi fisici.

Il primo è incentrato sull’equilibrio del piede, senza il supporto di scarpe. I muscoli che sostengono la caviglia devono, infatti, fornire la massima stabilità possibile. È importante che il paziente cerchi di rimanere in equilibrio su una gamba fino a quando la caviglia non è affaticata. In seguito, si potrà riproporre l’esercizio su superfici meno rigide, come un tappetino di gomma oppure un cuscino.

Un secondo esercizio può permettere alla caviglia di ritrovare i movimenti di flessione perduti.

Il paziente si trova di fronte ad un muro con la caviglia “infortunata” a poca distanza da questo; le dita dei piedi sono puntate verso il muro, le ginocchia sono leggermente piegate e le mani poste sulla parete. Al paziente viene chiesto di inclinarsi in avanti finché non sente dolore o particolare resistenza da parte della caviglia infortunata. È consigliabile quindi tenere questa posizione per dieci/quindici secondi al massimo.

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