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Esami del sangue per monitorare il cuore? Sono fondamentali

Redazione

Ultimo aggiornamento – 20 Settembre, 2019

Esami del sangue per monitorare il cuore? Sono fondamentali

A cura di 


Come nel resto del mondo, anche in Italia le malattie cardiovascolari sono tra le principali cause di invalidità e mortalità per entrambi i sessi. Spesso, si tratta di patologie prevenibili modificando lo stile di vita e sottoponendosi a controlli medici regolari.

Durante la visita, il medico specialista ascolta e pone domande per ottenere informazioni sul paziente e sulla sua storia familiare, valuta i dati oggettivi raccolti nell’esame obiettivo e quelli ottenuti da esami specifici, tra cui gli esami del sangue.

Gli esami del sangue sono preziosi alleati del medico perché, quando considerati in relazione ai fattori di rischio che il/la paziente possiede (età, sesso, pressione arteriosa elevata, fumo, altre malattie pregresse o attuali, storia familiare di patologie rilevanti), acquisiscono senso e offrono informazioni utili a salvaguardare la salute del cuore e dei vasi. Ma quali sono gli esami del sangue più utili per monitorare il cuore?

La risposta spazia dagli esami più generali a quelli più specifici.

Il profilo lipidico

Il cosiddetto “profilo lipidico” è utile a identificare o a monitorare la presenza di fattori di rischio per malattia cardiovascolare. Esso comprende i dosaggi del colesterolo totale, del colesterolo HDL, del colesterolo LDL e dei trigliceridi.

Il colesterolo in eccesso costituisce uno dei maggiori fattori di rischio per le malattie cardiache, poiché può causare la formazione di depositi di grasso nei vasi sanguigni, detti placche aterosclerotiche, responsabili del restringimento del lume vasale che, a sua volta, può causare infarto e ictus.

Il colesterolo è un grasso fisiologicamente importante, i cui livelli sono in parte influenzati dall’alimentazione. È veicolato nell’organismo grazie a delle particelle chiamate lipoproteine, di cui esistono diversi tipi. Le lipoproteine principali sono le lipoproteine a bassa densità o LDL (Low Density Lipoprotein), soprannominate colesterolo “cattivo“, e le lipoproteine ad alta densità o HDL (High Density Lipoprotein), chiamate colesterolo “buono”.

Mentre il colesterolo LDL viaggia dal fegato alle arterie, rilasciando il colesterolo in eccesso nei vasi e favorendo così l’aterosclerosi, il colesterolo HDL facilita la rimozione del colesterolo dal sangue e la sua eliminazione, proteggendo cuore e vasi. Il valore ideale di colesterolo LDL non dovrebbe superare 130 mg/dL, mentre il valore del colesterolo HDL non dovrebbe essere inferiore a 50-60 mg/dL. Il colesterolo totale non dovrebbe superare i 200 mg/dL, e valori superiori a 240 mg/dl costituiscono un fattore di rischio cardiovascolare.

Anche i trigliceridi sono grassi circolanti nel sangue i cui alti livelli aumentano il rischio di eventi cardiovascolari. Il valore normale è inferiore a 150 mg/dL, anche se è preferibile un livello inferiore a 100 mg/dL.

Elettroliti e proteine

Tra gli esami utili compaiono anche il dosaggio degli elettroliti, della proteina C reattiva (PCR), del fibrinogeno e del peptide natriuretico cerebrale.

Il dosaggio degli elettroliti, cioè di sodio, potassio, cloro, calcio, fosforo e magnesio, è un esame generico ma utile per valutare il bilancio idro-salino dell’organismo, il cui equilibrio è garanzia di salute del sistema cardiovascolare.

La proteina C reattiva (PCR) è una proteina epatica, i cui valori aumentano in circolo in caso di infiammazione o infezione. Da sola non dà informazioni specifiche e deve essere sempre considerata insieme ad altre analisi, per consentire una valutazione sullo stato di salute di cuore e vasi sanguigni.

In linea generale, comunque, minore è il suo valore (il valore normale è inferiore a 0.5 mg/L) e minore è il rischio di eventi cardiovascolari.

Il fibrinogeno è un fattore della coagulazione che può indicare un aumento del rischio di trombosi, quando è presente in eccesso. La formazione di un coagulo all’interno delle arterie, infatti, può causare infarto ed ictus. Particolare attenzione ai livelli di fibrinogeno deve essere posta dai fumatori, dalle donne in gravidanza e dalle donne che assumono terapie ormonali.

Il peptide natriuretico cerebrale (brain natriuretic peptide, BNP), così denominato per la sua iniziale scoperta a livello cerebrale, è una piccola proteina prodotta principalmente dal cuore, che contribuisce all’eliminazione dei liquidi in eccesso e all’espulsione del sodio attraverso l’urina, così come a facilitare il rilasciamento delle arterie. Elevati livelli di peptide natriuretico sono una spia di allarme per scompenso cardiaco, poiché esso viene rilasciato dal cuore nel tentativo di migliorare la propria azione di pompa.

Altri esami specifici

Il medico può ritenere opportuno prescrivere esami del sangue più specifici quando sospetta o ha accertato un danno cardiaco, oppure se ha diagnosticato una patologia che espone al rischio di eventi cardiovascolari. Ne sono esempi il dosaggio della troponina (usualmente completato da quello di creatinchinasi e mioglobina), per valutare in modo specifico se vi è stato un danno al muscolo cardiaco, nonché il dosaggio dell’omocisteina per valutare il rischio di danno cardiovascolare aterosclerotico.


A cura della dr.ssa Rita del Pinto – Gruppo dei Giovani Ricercatori – Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa.

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