Glaucoma, un milione di italiani colpiti: la storia dell’atleta Chiara Mazzel e i controlli da fare agli occhi

Emanuela Spotorno |  Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva
A cura di Emanuela Spotorno
Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva

Data articolo – 10 Marzo, 2026

Chiara Mazzel

Credit Immagine copertina – Wikimedia Commons

Il glaucoma colpisce circa un milione di persone in Italia ed è una delle principali cause di perdita della vista nel mondo. Spesso però si sviluppa senza sintomi evidenti nelle fasi iniziali, motivo per cui molti pazienti scoprono la malattia solo quando il danno visivo è già avanzato. 

Tra le persone che convivono con questa patologia c’è anche Chiara Mazzel, atleta italiana e medaglia d’oro paralimpica, che ha ricevuto la diagnosi a soli 18 anni. La sua storia riporta l’attenzione sull’importanza della diagnosi precoce e dei controlli oculistici periodici.

La storia di Chiara Mazzel: il glaucoma scoperto a 18 anni

Chiara Mazzel è diventata un simbolo di determinazione nello sport paralimpico. Sciatrice azzurra ipovedente, ha conquistato importanti risultati a livello internazionale nonostante la perdita di gran parte della vista causata dal glaucoma.

La diagnosi è arrivata quando aveva appena 18 anni, dopo un rapido peggioramento della capacità visiva. Il glaucoma è infatti una malattia che può comparire a qualsiasi età, anche se il rischio aumenta con il passare degli anni, nei casi più rari può manifestarsi anche in età giovanile.


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La storia dell’atleta dimostra come sia possibile continuare a condurre una vita attiva e ricca di successi, ma allo stesso tempo sottolinea quanto sia fondamentale individuare la malattia precocemente per limitare il danno alla vista.

Che cos’è il glaucoma e perché può essere pericoloso

Il glaucoma è una malattia cronica dell’occhio che provoca un danno progressivo al nervo ottico, la struttura che trasmette le informazioni visive dall’occhio al cervello.

Nella maggior parte dei casi è associato a un aumento della pressione intraoculare, cioè la pressione del liquido presente all’interno dell’occhio. Quando questa pressione rimane elevata nel tempo, può danneggiare gradualmente le fibre del nervo ottico responsabili della visione.

Il problema principale è che il glaucoma spesso non provoca sintomi nelle fasi iniziali. Per questo motivo viene talvolta definito il “ladro silenzioso della vista”: la malattia può progredire lentamente senza che la persona se ne accorga.

Secondo le stime delle società scientifiche oftalmologiche, circa la metà delle persone con glaucoma non sa di averlo proprio perché la patologia viene diagnosticata solo in fase avanzata.

I sintomi a cui prestare attenzione

Nelle fasi iniziali il glaucoma può non dare alcun segnale evidente, mentre con il progredire della malattia possono però comparire alcuni sintomi, tra cui:

  • riduzione del campo visivo periferico, cioè difficoltà a vedere ai lati;
  • visione offuscata o meno nitida;
  • difficoltà ad adattarsi alla luce o al buio;
  • sensazione di pressione o dolore agli occhi (più rara nelle forme croniche).

Nei casi più avanzati la perdita del campo visivo può diventare significativa e, se la malattia non viene trattata, può portare anche a una grave compromissione della vista.

Per questo motivo gli specialisti sottolineano che la diagnosi precoce è essenziale per rallentare la progressione della patologia.

L’importanza della prevenzione e dei controlli oculistici

La prevenzione gioca un ruolo fondamentale nella diagnosi del glaucoma. Gli esperti raccomandano di sottoporsi a visite oculistiche periodiche, soprattutto dopo i 40 anni.

«È importante misurare la pressione degli occhi già a partire dai 40 anni, anche in assenza di sintomi», spiega il professor Francesco Bandello, direttore dell’Unità di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

Durante la visita oculistica possono essere eseguiti diversi esami utili alla diagnosi, tra cui:

  • tonometria, per misurare la pressione intraoculare;
  • esame del campo visivo, che valuta la capacità di percepire gli oggetti nello spazio;
  • tomografia a coerenza ottica (OCT), una tecnica di imaging che analizza le fibre del nervo ottico;
  • esame del fondo oculare, per osservare direttamente il nervo ottico.

Alcune persone presentano un rischio maggiore di sviluppare la malattia e dovrebbero quindi prestare particolare attenzione ai controlli. Tra i principali fattori di rischio ci sono:

  • familiarità per glaucoma;
  • età superiore ai 40 anni;
  • pressione oculare elevata;
  • miopia elevata;
  • diabete o altre malattie sistemiche.

In presenza di questi fattori, l’oculista può consigliare controlli più frequenti.

Terapie e gestione della malattia

Il danno al nervo ottico causato dal glaucoma non può essere recuperato, ma oggi esistono diverse terapie che permettono di rallentare o controllare la progressione della malattia.

L’obiettivo del trattamento è ridurre la pressione intraoculare. Le principali opzioni terapeutiche includono:

  • colliri specifici, spesso utilizzati come prima linea di trattamento;
  • trattamenti laser, indicati in alcuni tipi di glaucoma;
  • interventi chirurgici, nei casi più avanzati o quando le altre terapie non sono sufficienti.

La scelta della terapia dipende dal tipo di glaucoma, dallo stadio della malattia e dalle condizioni del paziente.


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Perché è importante parlare di glaucoma

La storia di Chiara Mazzel contribuisce a riportare l’attenzione su una patologia spesso poco conosciuta ma molto diffusa. In Italia circa un milione di persone convivono con il glaucoma, e molti casi rimangono non diagnosticati.

Proprio perché la malattia può evolvere senza sintomi evidenti, gli specialisti invitano a non trascurare i controlli oculistici periodici. Individuare il glaucoma nelle fasi iniziali permette infatti di intervenire tempestivamente e proteggere la salute della vista nel lungo periodo.

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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