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Un vaccino contro l’Hiv potrebbe diventare presto realtà

Ultimo aggiornamento – 06 novembre, 2015

Un nuovo studio, condotto da un gruppo di scienziati italiani, mostra i meccanismi che rendono il virus dell’HIV estremamente aggressivo. Inoltre, il team di ricercatori, guidato dal Prof. Massimo Pizzato del Centro per la biologia integrata dell’Università di Trento, ha scoperto l’esistenza di un inibitore endogeno capace di rallentare la diffusione del pericoloso virus.

In particolare, lo studio mostra la presenza sulla superficie delle cellule della proteina Serinc5, “programmata” per evitare o almeno rallentare la diffusione delle infezione virali neutralizzando l’azione dell’Hiv.

La scoperta

In particolare, è noto che l’Hiv provochi l’Aids, sfruttando una “porzione” di virus chiamata Nef, ma fino ad oggi non sapevamo con esattezza come ciò avvenisse. Questo nuovo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, svela e descrive il meccanismo mediante cui il virus da Hiv infetta le cellule, eludendo l’attività antivirale naturale della proteina Serinc5 mediante il Nef.

Quando una cellula è infettata dall’Hiv, inizia a produrre nuovo virus necessario per diffondere l’infezione in tutto l’organismo” – spiega Massimo Pizzato. “Serinc5 è situata sulla superficie delle cellule e attende che il virus esca da queste per inserirsi in esso e renderlo incapace di infettare nuove cellule. L’infezione così non si può propagare. Tuttavia, nella continua guerra ingaggiata con le cellule, i virus hanno compiuto un passo in più, vincendo per ora la battaglia. Infatti, con la sua proteina Nef, Hiv ha acquisito la capacità di rimuovere Serinc5 dalla superficie della cellula eludendo la sua azione antivirale”.

La comprensione del meccanismo mediante il quale l’infezione si diffonde in modo così aggressivo potrà forse condurre a nuovi passi in avanti nella lotta contro l’Aids. “La nostra scoperta svela l’esistenza di un tallone d’Achille del virus“, aggiunge il dott. Pizzato. “Serinc5 è un agente estremamente potente. Stiamo ora lavorando per renderlo «invisibile» all’ Hiv e quindi per “creare” una difesa che il virus non possa più eludere“.

 

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