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Il tonno in scatola fa male?

Ultimo aggiornamento – 14 aprile, 2020

Mangiare il tonno in scatola fa male?
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Sapete che l’Italia è tra i primi paesi consumatori di tonno? Ebbene sì. Secondo i dati dell’Associazione Nazionale dei Conservieri Ittici e delle Tonnare (ANCIT), nel Bel Paese il mercato del tonno vale 1,3 miliardi di euro. Non solo. La produzione nazionale è di oltre 75 mila tonnellate.

Il suo consumo sembra poi impennare di anno in anno, con un +1,6% in più rispetto al 2017. Ad oggi, sulle nostre tavole arrivano circa 150 mila tonnellate di tonno, dunque 2,5 chilogrammi per abitante. In più, secondo dati Doxa/ANCIT, a guidare la produzione è il tonno in scatola, che sembra essere presente nel 94% delle dispense italiane. 1 italiano su 2 lo consuma ogni settimana.

Ma il tonno in scatola fa male oppure no? Cerchiamo di fare chiarezza.

Il tonno in scatola fa male?

Tonno in scatola in gravidanza: da evitare. È questo il monito degli esperti. La stessa regola vale anche per le donne che allattano e per i più piccoli. Il motivo è ormai noto, ed è legato alla presenza dei metalli pesanti ingeriti dai pesci.

Certo, tutti i pesci e i frutti di mare possono contenere metilmercurio, sostanza tossica sul piano neurologico, nefrologico e cardiovascolare. Ma è anche vero che i predatori possono accumularne livelli più elevati attraverso la catena alimentare. Oltre al mercurio, però, il tonno ingerisce anche tossine algali, nel momento in cui si nutre di altri pesci e molluschi.

Inoltre, al tonno in scatola viene imputata anche la presenza di oli di scarsa qualità adibiti alla sua conservazione: un motivo in più per bandirlo – o, meglio, limitarlo – dalle tavole delle donne in gravidanza. Preferite il tonno al naturale: è sicuramente l’alternativa migliore.

Chi non può proprio farne a meno, non si disperi. Il consiglio è quello di variare l’alimentazione e non eccedere nel consumo di tonno in scatola in gravidanza.

Come scegliere il miglior tonno in scatola

Gli scrupolosi potranno invece considerare l’etichetta del prodotto acquistato. Il più alto livello di inquinamento è stato rilevato nei tonni dell’emisfero boreale, quindi quelli del Golfo del Messico. I tonni provenienti dalle isole dell’oceano Pacifico sembrerebbe essere maggiormente liberi da mercurio e affini. In ogni caso, cercate di prediligere pesce del Mar Mediterraneo che non ha subito un percorso molto lungo prima di giungere al processo di inscatolamento.

Inoltre, per avere tra le mani un buon prodotto, è bene verificare che il tonno in scatola sia quasi puro, dunque privo di aggiunta di conservanti e coloranti ma, soprattutto, senza l’integrazione di esaltatori di sapidità – come il famoso glutammato monosodico E621.

Infine, il tonno in scatola, oltre che fresco, può anche derivare da pesce surgelato. Ovviamente, per quanto possa essere difficile valutare con certezza la freschezza del prodotto, è sempre meglio optare per il pesce conservato fresco.

Attenzione, però. Non dimentichiamo che il cibo in scatola, sebbene sia per definizione sotto accusa, è soggetto a una lunga catena di controlli. Frequenti, puntuali ed estesi lungo tutto la filiera – soprattutto quando si parla di mercurio.

Quindi, mangiare tonno in scatola fa male? No, ma senza esagerare. E se non siete in dolce attesa!

…non trascurate l’importanza del tonno nella dieta!

Scatola sì scatola no, non possiamo negare quanto il tonno sia un alimento nutriente, oltre che una risorsa importante per il benessere e la sussistenza dell’organismo.

Non è possibile negare che le tecniche di conservazione del tonno in scatola consentono il mantenimento delle caratteristiche nutrizionali che risultano molto simili a quelle del tonno fresco: entrambi sono infatti ricchi di proteine nobili. Il tonno in scatola ne contiene addirittura una quantità maggiore (25 g per 100 g di alimento) rispetto a quello fresco (21 g per 100 g di alimento).

Non è un caso che il tonno sia ai vertici degli alimenti da preferire per migliorare il tono e l’efficienza delle masse muscolari. Le proteine nobili apportano infatti una quantità di aminoacidi essenziali e non, perfetta per ottenere ed incrementare la sintesi proteica, garantendo il tono e l’efficienza dell’apparato locomotore.

Infine, la domanda che in tanti si pongono: il tonno in scatola fa male al colesterolo? Risposta negativa, sembrerebbe. Il tonno fornisce infatti un modesto apporto di grassi, che varia da 0,3 grammi per 100 del tonno in salamoia a 10 grammi per 100 quando parliamo della varietà sott’olio. Tra l’altro, si tratta di acidi grassi polinsaturi della serie omega 3, benefici per l’apparato cardiovascolare.

Dunque (una volta a settimana) via libera al tonno in scatola (se necessario). Ricordate, però, che le comode scatolette – così come la varietà fresca – hanno un impatto notevole sugli ecosistemi marini, a causa dei sistemi distruttivi impiegati per la pesca.

Insomma, è da preferire il tonno pescato a canna, se vogliamo avere anche un occhio di riguardo per l’ambiente che ci circonda.

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