Il tumore all'ovaio di Antonella Clerici: cos'è davvero un borderline

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 09 Settembre, 2026

Una signora parla con una ginecologa

Quello che inizialmente sembrava un controllo per una cisti ovarica ha portato Antonella Clerici, nel giugno 2024, a sottoporsi a un intervento chirurgico presso il Regina Elena di Roma, con l’asportazione delle ovaie. La conduttrice ne aveva parlato pubblicamente dopo l’operazione e, in un’intervista pubblicata da Oggi nell’agosto dello stesso anno, aveva raccontato che inizialmente pensava di poter rimandare l’intervento a dopo le vacanze.

I medici le avevano invece consigliato di rimuovere e analizzare la formazione entro una ventina di giorni. Successivamente, parlando dell’esame istologico, Clerici aveva utilizzato l’espressione “tumore benigno”, aggiungendo che si trattava di quelli che vengono definiti tumori borderline. Un termine che può generare confusione, soprattutto perché non indica né una semplice cisti né, automaticamente, un carcinoma ovarico invasivo.

Che cos’è un tumore ovarico borderline

I tumori ovarici borderline costituiscono una categoria specifica di neoplasie ovariche. Presentano cellule con caratteristiche anomale e una proliferazione diversa rispetto al tessuto normale, ma non mostrano quella invasione distruttiva dei tessuti circostanti che caratterizza invece un carcinoma invasivo.

La distinzione non può essere effettuata sulla base dei soli sintomi o dell’aspetto di una formazione all’ecografia. È l’esame istologico, cioè l’analisi al microscopio del tessuto rimosso durante l’intervento, a permettere di arrivare alla diagnosi definitiva.

La parola “borderline” non significa inoltre che la formazione sia necessariamente destinata a trasformarsi in un tumore maligno. Indica piuttosto una categoria intermedia dal punto di vista delle caratteristiche cellulari, distinta sia dalle più comuni lesioni benigne sia dai carcinomi invasivi.


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Secondo quanto riportato dal National Cancer Institute, la prognosi dei tumori ovarici borderline è generalmente molto favorevole, soprattutto quando vengono individuati nelle fasi iniziali. Il trattamento principale è rappresentato dalla chirurgia e, quando la lesione iniziale viene completamente rimossa, normalmente non sono necessarie ulteriori terapie. Rimane comunque importante seguire il programma di controlli stabilito dagli specialisti, perché anche queste formazioni possono presentare recidive.

Una cisti ovarica non significa automaticamente tumore

La vicenda di Antonella Clerici permette anche di chiarire un altro punto: una cisti ovarica non equivale a una diagnosi di tumore. Le cisti sono formazioni contenenti liquido e sono molto frequenti, soprattutto durante l’età fertile. Alcune sono direttamente legate al normale ciclo mestruale e possono scomparire spontaneamente senza richiedere alcun trattamento.

Quando viene individuata una formazione ovarica, i medici ne valutano diversi aspetti. L’ecografia permette di studiarne dimensioni e caratteristiche, mentre età della paziente, eventuali sintomi e storia clinica contribuiscono a stabilire se siano necessari controlli, approfondimenti o un intervento.

Anche dopo la menopausa, trovare una cisti non significa automaticamente dover ricorrere alla chirurgia. Alcune formazioni semplici possono essere tenute sotto osservazione. L’intervento può invece essere indicato quando una cisti è grande, persistente, causa sintomi oppure mostra caratteristiche considerate sospette.

L’asportazione di entrambe le ovaie, come avvenuto nel caso raccontato da Clerici, non rappresenta quindi una procedura da applicare indiscriminatamente a tutte le donne che scoprono una cisti. La scelta dipende dalla diagnosi e dalla situazione individuale. Nelle pazienti più giovani, quando possibile dal punto di vista clinico, viene inoltre presa in considerazione anche la conservazione della fertilità.

I sintomi delle cisti ovariche e quando chiedere un controllo

Molte formazioni ovariche possono essere completamente asintomatiche e venire scoperte casualmente durante un controllo. Quando sono presenti, i disturbi possono essere generici e avere numerose altre cause.

Tra quelli possibili rientrano gonfiore addominale persistente, dolore o senso di peso nella parte inferiore dell’addome, sazietà precoce e necessità di urinare più frequentemente.

Sono sintomi comuni anche ad altre condizioni, spesso benigne, e la loro presenza non deve essere interpretata automaticamente come indicativa di un tumore. Se però compaiono per la prima volta, si ripresentano frequentemente o persistono nel tempo, è opportuno parlarne con il medico e valutare se siano necessari ulteriori accertamenti.

Diversa è la situazione in presenza di un dolore pelvico improvviso e molto intenso, soprattutto quando accompagnato da nausea o vomito. In questo caso è indicata una valutazione urgente, perché tra le possibili cause rientrano anche la torsione dell’ovaio o la rottura di una cisti.

Ecografia e CA-125 non sono uno screening per tutte

Parlare di prevenzione del tumore ovarico può facilmente portare all’idea che sottoporsi frequentemente a ecografie o al dosaggio di marcatori tumorali rappresenti sempre una scelta prudente. Le evidenze disponibili, però, non sostengono questa impostazione nelle donne senza sintomi e con un rischio medio.

In queste persone, l’ecografia transvaginale e il dosaggio del CA-125 non costituiscono uno screening del tumore ovarico di efficacia dimostrata. Gli studi citati nella fonte non hanno infatti documentato una riduzione della mortalità utilizzando questi esami come controlli sistematici nella popolazione generale.

Esiste inoltre il problema dei falsi positivi. Un risultato anomalo può portare a ulteriori esami e, in alcuni casi, a procedure chirurgiche che successivamente si rivelano non necessarie. Allo stesso modo, un valore elevato del CA-125 non equivale da solo a una diagnosi di tumore ovarico.

La situazione cambia quando esiste già una cisti da monitorare, sono presenti sintomi che richiedono un approfondimento oppure emerge una familiarità importante per tumori della mammella o dell’ovaio. In questi casi il percorso di controllo deve essere deciso sulla base della situazione personale.

Cosa insegna il caso di Antonella Clerici

La storia raccontata dalla conduttrice non dovrebbe quindi essere letta come un invito ad avere paura di ogni cisti ovarica o a sottoporsi a controlli continui senza indicazione medica. Il punto è diverso: quando una formazione viene individuata e gli specialisti consigliano un approfondimento o un intervento, rimandare senza confrontarsi con il medico può non essere una buona scelta.

Allo stesso tempo, è importante comprendere esattamente ciò che viene indicato in un referto. Termini come cisti, tumore borderline e carcinoma invasivo descrivono condizioni differenti e non possono essere utilizzati come sinonimi.

Nel caso dei tumori ovarici borderline, la prognosi è generalmente favorevole e la chirurgia rappresenta il trattamento principale. La vicenda di Antonella Clerici offre quindi soprattutto l’occasione per ricordare un principio semplice: fare gli accertamenti indicati quando servono, evitando sia di sottovalutare un problema sia di trasformare ogni anomalia ovarica in un motivo di allarme.

Fonte:

National Cancer Institute - Ovarian Borderline Tumors Treatment (PDQ®)–Patient Version

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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