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Immunoterapia: è davvero valida per la cura delle allergie?

Ultimo aggiornamento – 14 aprile, 2020

immunoterapia per combattere le allergie
Indice

Dr. Giuseppe Pingitore, specialista in allergologia. 


Chi soffre di allergie (soprattutto allergie alimentari) lo sa bene: la vita sarebbe più semplice senza rinunce! Abbiamo chiesto al dr. Giuseppe Pingitore, allergologo, di parlarci della immunoterapia per combattere le allergie.

Si sente spesso parlare di immunoterapia: di cosa si tratta?

Il termine “immunoterapia” si riferisce, generalmente, a un trattamento che agisce sul sistema immunitario. Nel caso delle allergie, è più corretto parlare di “immunoterapia allergene specifica”, quello che nel linguaggio corrente viene definito “vaccino contro l’allergia”.

Il soggetto allergico, ad esempio al polline delle graminacee, piante erbacee largamente diffuse in Italia che crescono spontaneamente nei prati in primavera, con l’aumentare della concentrazione di polline nell’aria, dovuto alla fioritura delle piante, manifesta i sintomi tipici delle “pollinosi”, e cioè starnuti, prurito al naso e agli occhi, secrezione e ostruzione nasale, lacrimazione.

Perché succede solo a lui e non a tutti?

Gli allergici sviluppano i sintomi quando respirano il polline, perché il loro sistema immunitario produce un tipo particolare di anticorpo, noto come immunoglobulina E o IgE, specifico per l’allergene (ad esempio il polline) responsabile dei sintomi. Si tratta di una risposta “anomala” del sistema immunitario, tipica del soggetto allergico e assente nei non allergici. Questi ultimi, infatti, non producendo le IgE contro l’allergene, non manifestano disturbi quando vi entrano in contatto o lo respirano.

L’immunoterapia con allergene venne provata per la prima volta oltre 100 anni fa, grazie alla geniale intuizione di due ricercatori britannici. I dottori Leonard Noon e John Freeman scoprirono che, iniettando ogni 3-4 giorni sotto la pelle dei soggetti allergici alle graminacee soluzioni diluite, ma a dosi crescenti, contenenti l’estratto del polline di queste piante, nel corso di alcuni mesi ottenevano un miglioramento dei disturbi, alla ricomparsa del polline durante la successiva stagione di fioritura.

Da allora moltissimi lavori si sono accumulati a dimostrazione dell’efficacia e della sicurezza di questo trattamento e oggi conosciamo bene anche i meccanismi biologici che portano a questi risultati.

In termini semplici funziona così: se il sistema immunitario del soggetto sensibilizzato verso un allergene, cioè la persona che, a causa di una sua predisposizione genetica, produce gli anticorpi IgE contro l’allergene, entra in contatto con l’allergene (es. il polline) tramite le vie respiratorie, a questo contatto fa seguito una risposta infiammatoria che causa i disturbi.

Se, invece, alcuni mesi prima, al soggetto allergico viene somministrato l’allergene che gli provoca i sintomi, ma diluito e a dosi crescenti, per via sottocutanea o per via sublinguale (una modalità introdotta solo alcuni anni fa), il sistema immunitario risponde in maniera diversa e produce meno anticorpi IgE, col risultato di una minore risposta infiammatoria all’arrivo del polline.

L’immunoterapia è una soluzione sempre valida?

La decisione di avviare una immunoterapia dipende da molti fattori e l’efficacia di questo trattamento è strettamente dipendente dal rispetto di alcune condizioni, in caso contrario l’immunoterapia rischia di non ottenere i risultati sperati.

Poiché si tratta di una terapia specifica, ogni immunoterapia è diretta al trattamento di una singola allergia, cioè di un singolo allergene. Pertanto, prima di prescrivere una immunoterapia occorre individuare bene qual è l’allergene più importante, cioè quello maggiormente responsabile dei disturbi. Si deve, inoltre, accertare che esista una stretta dipendenza tra l’esposizione all’allergene e la comparsa dei sintomi.

La maggior parte degli allergici risulta sensibilizzata a più di un allergene (ad esempio, acari della polvere, polline di ulivo e pelo del gatto). In questi casi, ovviamente, sarà più complicato decidere quale immunoterapia proporre al paziente e la scelta dipenderà dalla raccolta di un’accurata storia clinica.

Se il soggetto che abbiamo proposto nell’esempio presenta disturbi soltanto in primavera, periodo di fioritura dell’ulivo, si può proporre un’immunoterapia da iniziare almeno 6-8 mesi prima della fioritura. Se, invece, oltre a presentare disturbi in primavera, accusa comparsa di lacrimazione, starnuti e tosse in presenza del gatto, e non può evitarne il contatto perché il gatto è in casa o in casa di parenti, si potrebbe proporre una doppia immunoterapia, una per l’ulivo e una per il gatto.

Si tende a non fare più di una o al massimo due immunoterapie contemporaneamente, anche in considerazione dei costi che sono tutti a carico del paziente, almeno nella maggior parte delle regioni italiane.

Il paziente ideale è certamente il soggetto che ha una sola allergia e nel quale i disturbi dipendono solo dall’esposizione a quell’allergene: in questi casi l’immunoterapia ha molta probabilità di essere efficace.

I pazienti, al contrario, che hanno molte allergie sono più esposti al fallimento dell’immunoterapia.

In quali casi l’immunoterapia è davvero consigliata?

I casi in cui è davvero consigliata sono:

  • i soggetti che hanno sintomi importanti a carico delle alte vie aeree (una rinite allergica di grado moderato o grave) oppure delle manifestazioni asmatiche non gravi, e nei quali i sintomi compaiono in presenza dell’allergene;
  • i soggetti che, avendo una rinite allergica o un’asma allergica, hanno necessità di assumere spesso dei farmaci;
  • i soggetti che non possono evitare il contatto con l’allergene (ad esempio un’allergia al cane che si ha in casa e che non si vuole allontanare);
  • i soggetti monosensibilizzati, cioè con una sola allergia;
  • i bambini, in quanto rispondono meglio al trattamento.
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