Ipotiroidismo: tutti gli effetti sull’organismo

Ipotiroidismo: tutti gli effetti sull’organismo

A cura della dr.ssa Chiara Tuccilli, biologa e dottore di ricerca in endocrinologia.


Quando parliamo di ipotiroidismo facciamo riferimento a una delle patologie più comuni che colpiscono la tiroide. Può, infatti, manifestarsi in alcuni individui un cattivo funzionamento della ghiandola tiroidea, con il conseguente abbassamento degli ormoni FT3 e FT4 nel sangue.

Spesso, si tratta di una patologia “primitiva” (ipotiroidismo primario), cioè relativa a una disfunzione o all’alterazione anatomica della ghiandola tiroide, ma esistono anche l’ipotiroidismo secondario e l’ipotiroidismo terziario. In ogni caso, la concentrazione di TSH nel sangue – ovvero l’ormone ipofisario che ha il compito di stimolare la tiroide – è maggiore, venendo meno l’azione inibitoria che gli ormoni tiroidei hanno sulla secrezione del TSH stesso.

Le cause dell’ipotiroidismo?

L’ipotiroidismo primario è molto spesso causato dalla tiroidite di Hashimoto (una malattia cronica autoimmune), ma ne sono responsabili anche la carenza iodica e il gozzo (ancora diffusi in diverse aree geografiche italiane), l’asportazione della tiroide, alcune terapie farmacologiche che possono alterare la funzione tiroidea, e difetti congeniti dell’anatomia o della funzione della tiroide.

L’ipotiroidismo secondario e quello terziario, invece, sono causati da patologie, traumi, chirurgia o altre terapie a carico, rispettivamente, dell’ipofisi e dell’ipotalamo.

Ma quali sono gli effetti del disturbo sull’organismo?

I soggetti colpiti da ipotiroidismo manifestano dei sintomi e dei segni molto chiari, tra questi:

  • eccessiva stanchezza e dolori muscolari;
  • aumento di peso;
  • depressione e sbalzi d’umore;
  • pallore e anemia;
  • mixedema a viso e mani;
  • aumento del colesterolo totale e LDL (colesterolo cattivo);
  • battito cardiaco rallentato;
  • alterazione delle mestruazioni;
  • disturbi dello sviluppo e della crescita.

Soffrire di ipotiroidismo, poi, può portare alla comparsa di altri disturbi, solitamente meno noti. Tra questi, le apnee notturne. Capiamo perché.

sonnoservice

Il legame tra l’ipotiroidismo e le apnee notturne

Secondo una recente revisione sistematica, la prevalenza delle apnee notturne nella popolazione ipotiroidea è stimata tra il 25% e il 50%.

La variabilità di questa stima è dovuta alla difficoltà di confrontare i diversi studi presi in considerazione a causa della loro eterogeneità, ma il dato mette in evidenza una chiara relazione tra le due condizioni.

Il legame tra ipotiroidismo e apnee notturne, infatti, è stato oggetto di diverse ricerche, con risultati anche controversi. Attualmente, è ancora discusso il nesso causa effetto tra ipotiroidismo e apnee notturne rispetto ai livelli ormonali, mentre vi è accordo sul rapporto tra gozzo – ovvero l’aumento di volume della tiroide – e respirazione notturna.

Una tiroide con un maggior volume, infatti, può provocare una compressione del lume tracheale, generando il disturbo apnoico. La compressione può interessare, poi, anche i tronchi venosi e la vena porta, peggiorando man mano la condizione respiratoria.

Le apnee notturne, inoltre, possono insorgere o tendere ad aggravarsi, se il paziente è in sovrappeso o soffre di obesità, conseguenze molto comuni dell’ipotiroidismo.

Qual è la soluzione terapeutica migliore?

In alcuni casi, laddove l’endocrinologo lo ritenga necessario per risolvere la patologia tiroidea, si può procedere con una tiroidectomia, ovvero con una rimozione parziale o totale della tiroide.

Altre volte, la terapia farmacologica (terapia ormonale sostitutiva con ormone tiroideo) può risultare sufficiente a correggere la disfunzione tiroidea. La correzione dell’ipotiroidismo e la terapia ventilatoria CPAP possono migliorare lo stato respiratorio del paziente ipotiroideo, al quale è stata diagnosticata l’apnea notturna a seguito di una polisonnografia, come osservato in alcuni studi.

Correggendo il disturbo respiratorio si riduce il rischio dell’insorgenza delle complicazioni associate alla sindrome delle apnee notturne, tra le quali vi sono sonnolenza diurna, diabete di tipo 2, tachicardia, pressione alta e patologie del sistema cardiocircolatorio più in generale.

Ipotiroidismo e apnee notturne, dunque, possono essere disturbi correlati, cioè da non considerare come separati l’uno dall’altro; quando si hanno problemi alla tiroide, perciò, potrebbe essere molto utile valutare lo stato del proprio sonno, non sottovalutando l’eventuale presenza di interruzioni della respirazione notturna.

Parlatene con il vostro specialista, vi aiuterà a fugare ogni dubbio e a capire quali esami fare per definire un quadro clinico completo.


FONTI:

Prevalence of newly established thyroid disorders in patients with moderate-to-severe obstructive sleep apnea syndromehttps://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30368659

Respiratory Manifestations of Hypothyroidism: A Systematic Reviewhttps://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27673426

*Contenuto di informazione pubblicitaria: “SonnoService“.

comments powered by Disqus