Sei un professionista sanitario? Iscriviti
  1. Pazienti.it
  2. Notizie di salute
  3. Intolleranza al lattosio: tutto ciò che c’è da sapere

Intolleranza al lattosio: tutto ciò che c’è da sapere

Ultimo aggiornamento – 28 maggio, 2021

intolleranza al lattosio: cosa c'è da sapere
Indice

Dr. Giuseppe Pingitore, specialista in allergologia. 


L’intolleranza al lattosio è la forma di intolleranza alimentare più diffusa al mondo, infatti, ne soffre circa la metà della popolazione mondiale. In Italia colpisce dal 20 al 40% della popolazione adulta.

Il lattosio è lo zucchero del latte, non solo di mucca, ma anche di capra, asina e anche del latte materno. Si tratta un disaccaride, cioè uno zucchero composto da due molecole di zuccheri semplici (monosaccaridi), cioè da una molecola di glucosio e una di galattosio. Per essere assorbito a livello della mucosa intestinale, il lattosio deve essere sottoposto all’azione di un enzima, che si chiama lattasi e che si trova sulle cellule della mucosa dell’intestino tenue, la cui funzione è quella di separare le due molecole che lo compongono.

In carenza o assenza di lattasi (ipolattasia) il lattosio non viene assorbito, rimane nell’intestino e viene attaccato, soprattutto nell’intestino crasso, dai numerosissimi batteri intestinali, andando incontro a fermentazione con produzione di gas (idrogeno, metano e anidride carbonica) e acidi grassi, irritanti per la mucosa dell’intestino.

Esistono tre forme di ipolattasia:

  1. Forma congenita: grave, caratterizzata da diarrea acquosa già nel neonato, deficit di elementi nutritivi, ritardo di crescita, disidratazione, alcalosi. Molto rara, la carenza di lattasi è su base genetica.
  2. Forma primaria: è la forma più comune dell’adulto, dovuta alla “non persistenza” della lattasi. Un polimorfismo nucleotidico (C/T-13910) è stato correlato alla persistenza/non persistenza della lattasi nelle popolazioni.
  3. Forma secondaria: è una forma acquisita, transitoria, dovuta a patologie che determinano danno della mucosa digiunale (enteriti, celiachia, morbo di Crohn, infezioni da rotavirus). Tendenza al lento ripristino della funzione dopo guarigione.

Quali sono i sintomi dell’intolleranza al lattosio?

I sintomi tipici dell’intolleranza al lattosio sono dolori addominali, di tipo crampiforme, accompagnati da diarrea acquosa, acida, e da gonfiore dell’addome (meteorismo), con distensione addominale, digestione lenta, malessere, stanchezza.

I disturbi compaiono circa 1-2 ore dopo l’assunzione di cibi contenenti lattosio. Alcuni soggetti possono manifestare stitichezza invece che diarrea o irregolarità dell’alvo. A volte, si accompagna a eruzioni cutanee, afte, nervosismo.

Quali sono i test per capire se si è intolleranti al lattosio?

Esistono due tipi di test per confermare il sospetto di una intolleranza al lattosio: il Breath Test al lattosio e il Test genetico.

Il Breath Test al lattosio (H2-Breath Test) consiste nel misurare l’idrogeno dell’aria espirata dal paziente prima e dopo aver assunto del lattosio per bocca (da 20 a 50 ml). Il soggetto espira ogni 30 minuti, per almeno 6 volte, in una sacca e un’apparecchiatura misura la concentrazione dell’idrogeno nell’aria espirata. In carenza di lattasi, il lattosio assunto prima del test non viene assorbito e induce la produzione di idrogeno da parte dei germi intestinali; l’idrogeno prodotto viene assorbito, passa nel sangue e poi nei polmoni. Il test viene effettuato dopo un digiuno di 12 ore e dopo aver sospeso da almeno 30 giorni l’assunzione di antibiotici e da almeno 15 giorni quella di fermenti lattici.

Il test Genetico consiste nella ricerca del polimorfismo genetico alla base della “non persistenza della lattasi” (indicato dalla sigla C/T-13910). L’esame genetico viene effettuato o su cellule del sangue mediante prelievo o anche su cellule presenti nella saliva, ottenute mediante un tampone buccale. È meno fastidioso e più rapido del Breath Test e, pertanto, è il test preferito in età pediatrica.

Lattosio e diabete: quale correlazione?

Si potrebbe sinteticamente dire: nessuna in particolare. Il latte, infatti, è un alimento che può fare tranquillamente parte della dieta del diabetico. L’assunzione di latte, preferibile quello scremato, così come l’assunzione di tanti altri alimenti, va regolamentata in quanto la dieta è parte integrante della terapia del diabete.

Bisogna tener presente che il lattosio è uno zucchero semplice a rapido assorbimento e, pertanto, non si può fare abuso di latte ma bisogna attenersi alle prescrizioni dietetiche del diabetologo.

Mostra commenti
I programmi di screening per tumori offerti dal Servizio Sanitario Nazionale
I programmi di screening per tumori offerti dal Servizio Sanitario Nazionale
Colpo di calore e collasso: come prevenirlo?
Colpo di calore e collasso: come prevenirlo?
Sai che su Pazienti.it puoi trovare sconti per prestazioni mediche? Scopri di più
Articoli più letti
Picchiettare il ginocchio, far tossire e premere sulla pancia: perché il medico fa così?
Picchiettare il ginocchio, far tossire e premere sulla pancia: perché il medico fa così?
Appuntamento in piazza con il nefrologo: 2 luglio a San Giovanni a Teduccio
Appuntamento in piazza con il nefrologo: 2 luglio a San Giovanni a Teduccio
Quello che non sai sulla vitamina C
Quello che non sai sulla vitamina C
Grasso in eccesso e infiammazione alle gambe: e se fosse lipedema?
Grasso in eccesso e infiammazione alle gambe: e se fosse lipedema?