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Linfonodi ingrossati? Ecco il parere dell’esperto

Ultimo aggiornamento – 03 maggio, 2021

Linfonodi ingrossati e gonfi: cause, sintomi e cure
Indice

Dr. Andrea Giuseppe Di Stefano, medico chirurgo


Esistono dei canali privilegiati per scoprire se, nel nostro corpo, è in atto qualcosa di spiacevole. Tale responsabilità spetta (anche) ai linfonodi, delle piccole ghiandole sparse per il corpo, la cui funzione primaria è per poter dialogare con il nostro sistema immunitario. A volte, queste ghiandole si infiammano. Ed ecco i linfonodi ingrossati che, molto spesso, creano allarmismo.

Proprio per questo motivo, abbiamo deciso di porre alcun domande al dr. Andrea Giuseppe Di Stefano, per fare chiarezza su sulla problematica relativa ai linfonodi ingrossati e infiammati.

Iniziamo da principio: cosa sono e dove si trovano i linfonodi?

Detti anche ghiandole linfatiche, i linfonodi sono dei piccoli organi tondeggianti sparsi lungo le vie linfatiche, attraverso le quali trasportano – appunto – la linfa, un liquido incolore o di un tenue giallastro derivante dal sangue e composto da proteine, sali, zuccheri, amminoacidi, lipidi, vitamine, ormoni e globuli bianchi. E proprio questi ultimi svolgono la delicata missione di difesa del nostro organismo.

Inoltre, all’interno del linfonodo sono presenti cellule immunitarie, chiamate linfociti e macrofagi, il cui scopo è quello di riconoscere, combattere e distruggere eventuali patologie.

Semplificando, è possibile affermare che i linfonodi costituiscono delle vere e proprie stazioni di filtraggio all’interno di un sistema più complesso, costituito dagli organi linfatici, addetti a produrre linfa.

Nel nostro corpo vi sono circa 600 di queste ghiandole, collocate in luoghi strategici per combattere eventuali avversità interne o provenienti dall’esterno.

Nello specifico, troviamo la maggior parte dei linfonodi concentrati in zone quali:

  • Ascelle
  • Inguine
  • Collo
  • Addome
  • Gola
  • Orecchie

Contraendosi e rilassandosi, i linfonodi possono generare dei veri campanelli d’allarme per il nostro organismo: fungono infatti da barriera contro le infezioni e, nel momento in cui stanno combattendo, tendono a ingrossarsi modificando le proprie dimensioni. In presenza di linfonodi gonfi o ingrossati, detti anche linfonodi reattivi, occorre in primo luogo individuarne le ragioni.

Quali sono le cause dei linfonodi ingrossati?

L’ingrossamento dei linfonodi – le cosiddette ghiandole gonfie – viene chiamato, in medicina, linfoadenopatia. Si tratta dell’aumento del numero di cellule all’interno della ghiandola stessa che realizza, così facendo, il suo accrescimento di volume.

Ma cosa sta succedendo, praticamente, quando abbiamo un linfonodo gonfio? Solitamente è in corso un’infiammazione nei territori toccati dalla stessa ghiandola e, in casi meno frequenti, può invece essere il più temibile segnale d’arrivo di una malattia neoplastica (vedi legame tumore e linfonodi).

Tali ingrossamenti si verificano soprattutto in alcune zone (inguine, collo, gola, ascelle) particolarmente ricche di linfonodi e nelle quali vi è quindi, attivo, l’aumento delle attività degli stessi. Riassumendo, possiamo trovare sei differenti tipi di patologie che potrebbero essere segnalate dalla presenza di linfonodi reattivi:

  • Malattie infettive quali per esempio virus (rosolia), batteri, funghi e protozoi
  • Malattie infiammatorie, spesso auto-immuni e che coinvolgono l’intero sistema immunitario
  • Malattie tumorali
  • Malattie infiltrative
  • Malattie endocrine, come l’ipertiroidismo
  • Malattie con causa sconosciuta

A seguire un breve elenco di alcune possibili malattie che possono essere causa di una linfoadenopatia:

  • Adenoidite
  • AIDS
  • Artrite Idiopatica Giovanile
  • Cellulite Infettiva
  • Crioglobulinemia
  • Difterite
  • Ebola
  • Ectasia duttale
  • Erisipela
  • Faringotonsillite
  • Istoplasmosi
  • Leucemia
  • Linfogranuloma venereo
  • Linfoma
  • Lupus eritematoso sistemico
  • Malattia di Chagas
  • Malattia di Lyme
  • Mastoidite
  • Melanoma
  • Mieloma multiplo
  • Mononucleosi
  • Otite
  • Paronichia
  • Parotite
  • Pediculosi
  • Rosolia
  • Schistosomiasi
  • Sesta malattia
  • Sifilide
  • Sindrome da decompressione
  • Sindrome da stanchezza cronica
  • Toxoplasmosi
  • Tubercolosi
  • Tumore del pene, dell’ano, dell’uretra e della laringe

Siamo soliti preoccuparci, inoltre, in presenza di linfonodi del collo o linfonodi ascellari particolarmente ingrossati. Trovandosi in aree particolarmente sensibili, sono fonte di dolore: solitamente però, queste sono circostanze dovute a un’infiammazione in corso che può rendere la zona arrossata e più calda al tatto.

Nel caso di un linfonodo del collo ingrossato occorre inoltre verificare che il periodo di gonfiore non superi le 4 settimane. In tal caso, la corsa dal proprio medico di base è pressoché obbligatoria.

La medicina tradizionale tende, inoltre, a prestare particolarmente attenzione ai linfonodi dell’inguine e ai linfonodi ascellari, in quanto ritenuti più significanti. Nello specifico, la presenza di linfonodi inguinali ingrossati può inoltre essere associata anche a malattie sessualmente trasmissibili (sifilide, gonorrea, linfogranuloma venereo, cancroide o ulcera venerea, herpes genitale).

Quali sono i sintomi di una linfoadenopatia (linfonodi ingrossati e infiammati)?

Tendenzialmente, è semplice poter trovare una ghiandola ingrossata in quanto il suo aumento di volume è visibile e palpabile al tatto proprio per via della superficialità intrinseca dei linfonodi. Tuttavia, a seconda dell’anagrafe del paziente si può avere un quadro più preciso circa la presenza di linfonodi gonfi.

L’età, ad esempio, conta molto: se in un bambino è facile riscontrare un linfonodo sottomandibolare anche con un diametro inferiore ad 1 cm, l’analisi sarà invece diversa in un adulto, nel quale potremo facilmente trovare un linfonodo di 1-2 cm a livello inguinale. Genericamente, è più complesso poter palpare i linfonodi presenti nell’inguine e nella zona dell’addome, difficilmente raggiungibili per via della maggiore massa grassa presente nelle zone.

Vanno inoltre tenuti in considerazione altri importanti fattori, quali il quadro clinico complessivo del paziente e dove è riscontrata la linfoadenopatia. La presenza di febbre e segni d’infezione, solitamente, sta ad indicare una natura infettiva. Una situazione in cui siano presenti dimagrimenti, febbricole e sudorazione notturna, potrebbe invece essere campanello d’allarme di ragioni tumorali, così come in caso di ingrossamento dei linfonodi nell’area addominale o in quella sopra clavicolare.

Qual è il legame tra linfonodi gonfi e tumore?

I tumori possono iniziare nei linfonodi o, più comunemente, sono una conseguenza metastatica di tumori localizzati in altre sedi. La linfoadenopatia e il dolore nell’area dei linfonodi è un sintomo comune del cancro che prende avvio nel sistema linfatico, come il linfoma non-Hodgkin e il linfoma Hodgkin.

Quali esami vengono prescritti in presenza di un linfonodo gonfio?

Il medico, in presenza di un linfonodo ingrossato, verifica con il paziente se vi sono associati altri sintomi. Segue, generalmente, un esame obiettivo fisico. Dipendendo dall’entità e dalla durata del problema, il medico può richiedere anche:

  • Esami del sangue
  • Radiografie
  • TAC dell’area corporea colpita

Al controllo, una biopsia dei linfonodi ingrossati può essere necessaria, così come successivo esame istopatologico per determinare la causa dell’ingrossamento dei linfonodi.

Come si interviene a livello terapeutico per risolvere il problema dei linfonodi ingrossati?

Il trattamento di un linfonodo che cresce e si ingrossa rapidamente in uno o due giorni è differente da quello di una linfoadenopatia generalizzata che si manifesta nel corso di mesi. La cosa più importante è quella di riferire al proprio medico la rapida comparsa di una linfoadenopatia per stabilire una diagnosi precoce e accurata.

Il trattamento generale per una linfoadenopatia benigna acuta include antidolorifici e antipiretici, come l’ibuprofene e l’acetaminofene. Rimedi casalinghi come l’applicazione di compresse calde e l’elevazione dell’arto possono aiutare a ridurre e risolvere l’ingrossamento e il dolore.

Se la causa dell’ingrossamento è una infezione, il medico può prescrivere antibiotici o antivirali. In caso di ascesso localizzato, potrebbe anche essere necessario drenarlo chirurgicamente e medicarlo. Se la persona è affetta da un disordine immunitario necessita di un trattamento specialistico.

L’ingrossamento dei linfonodi di natura neoplastica sono invece di competenza strettamente chirurgica e oncologica (radioterapia e chemioterapia).

È possibile che un linfonodo appaia ingrossato senza che vi sia una ragione preoccupante?

Nella stragrande maggioranza dei casi, i linfonodi ingrossati risolvono entro un mese senza conseguenze. La linfoadenopatia benigna è un riscontro bioptico piuttosto frequente, e spesso può essere confuso con il linfoma maligno.

Nel caso di gravi infezioni sistemiche – pazienti con compromissione del sistema immunitario – e pazienti oncologici, l’ingrossamento dei linfonodi potrebbe essere cronico e non risolvere mai.

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