Meditazione in ufficio: la nuova soluzione contro lo stress?

Dr.ssa Elisabetta Ciccolella Farmacista
Redatto scientificamente da Dr.ssa Elisabetta Ciccolella, Farmacista |
A cura di Marco Cicirello
Seguici su Google Discover Aggiungici alle Fonti Preferite di Google

Data articolo – 07 Aprile, 2015

Dello stress non si finirebbe mai di parlare. Chi più chi meno siamo tutti stanchi e affaticati dai ritmi della nostra vita, a cui spesso si aggiungono preoccupazioni piccole e grandi. I rimedi contro lo stress sono tanti e di varia natura, e molti di noi avranno già avuto l’occasione di bere tisane rilassanti o di profumare la casa con l’olio essenziale di lavanda, dalle proprietà calmanti.
Un rimedio di cui si sente parlare abbastanza spesso, ma che forse rimane il meno praticato, è quello della meditazione. Le sue origini sono antiche e si perdono nelle secolari tradizioni delle culture orientali. Forse questo ci mette in difficoltà, perché immaginiamo la meditazione come l’esito di un complicato percorso di studio e applicazione. In realtà meditare è facile, basta poco per farlo e possiamo provarci anche in ufficio.

Meditare in ufficio

Diversi studi hanno indagato gli effetti della meditazione, scoprendo che aumenta l’energia, la concentrazione, riduce stress e ansia, migliora la nostra capacità di adattarci e resistere ai cambiamenti, fino a produrre effetti positivi sulla mente e sul corpo.
Non tutti, inizialmente, credono nel potere della meditazione ma, una volta convertiti a questa pratica, la difficoltà che spesso riscontrano è quella di inserirla tra i mille impegni della settimana. Già lo stesso fatto di avere una cosa in più da fare potrebbe farvi venire l’ansia, vero?

Ecco un nuovo proposito: iniziare a fare meditazione in ufficio. Sì, proprio l’ufficio, quel posto affollato, pieno di cose da fare, tendenzialmente stressante e poco adatto al relax. Eppure può funzionare, e l’ufficio potrebbe rivelarsi il posto giusto proprio per quelle ragioni. E’ facile fare l’asceta sulla cima di una montagna; è più difficile, ma più appagante, farlo in ufficio.

Non solo il lavoro è una causa dello stress, ma ne è anche vittima: un impiegato stressato e infelice non è produttivo. Controbilanciare il negativo è possibile, e si può rendere il proprio posto di lavoro un luogo più accogliente, pacifico e creativo grazie alla meditazione solitaria. Tra l’altro, è difficile trovare un altro posto in cui meditare, se a casa vostra avete una chiassosa famiglia che vi aspetta e tanti altri impegni o interessi da seguire in poche ore.

Per questo non resta che l’ufficio; e non è necessario molto tempo: potete prendervi dieci, quindici minuti, ma anche un paio sono sufficienti per un bel respiro rilassante. L’importante è impegnarsi, altrimenti non è efficace.

Spazio e tempo per meditare

Il primo passo è quello di trovare un posto adatto. Una stanza tranquilla, piccola, giusto con qualche sedia e priva di telefono. Se ci sono poche finestre a distrarvi con il paesaggio circostante è meglio: questo vi aiuterà a concentrarvi solo su voi stessi, sulla vostra respirazione e dimenticare i doveri e le preoccupazioni, entrando veramente dentro i vostri pensieri. Potrebbe essere bello avere una finestra che si affaccia su un parco o un paesaggio tranquillo e poco movimentato. Ma se il vostro ufficio è dentro la città e siete circondati da strade trafficate e palazzi, non vi preoccupate: dimenticatevi del mondo circostante e pensate solo a voi.

Prendetevi un po’ di tempo ogni giorno, e non preoccupatevi di doverlo sfruttare tutto minuto per minuto, come se la meditazione fosse un altro dei compiti della vostra giornata lavorativa: potrebbero servirvi solo dieci minuti, a volte quindici o venti; altre volte sarete costretti a rimandare in un momento più tranquillo del giorno o a concedervi solo cinque minuti. L’importante è che lo facciate: se sapete di avere tempo, per quanto poco sia, prendetevelo. Tranne che ci siano urgenze, qualche minuto di respirazione profonda può davvero farvi sentire meglio e permettervi di affrontare i tanti impegni della giornata.

Chade-Meng Tan, insegnante di tecniche di meditazione presso Google, raccomanda anche un solo respiro profondo al giorno. L’idea è che anche quel poco può davvero cambiarvi la giornata, e che iniziando a piccoli passi riuscirete a trovare il tempo per farlo, migliorando anche la durata e la qualità della vostra meditazione.
Se non siete esperti del campo e non avete mai meditato, non vi preoccupate. Iniziare da principianti si può e non è difficile. Occorre soltanto concentrarsi sul proprio respiro, seguire il suo ritmo, isolarsi progressivamente da ciò che ci circonda e prendere consapevolezza del proprio spazio mentale, svuotandolo da ciò che non è utile. Pochi minuti potrebbero avere effetti notevoli, che non riguardano soltanto la nostra psiche. Di non molti mesi fa è la notizia che la meditazione può avere un effetto protettivo anche sulle nostre cellule, aiutandoci a prevenire gravi malattie.

Cosa aspettate? Se avete finito di leggere questo articolo, non vi resta che mettervi alla prova e dedicarvi i primi minuti di meditazione. Ci proviamo anche noi, ma aspettiamo i vostri commenti!

 

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
Contenuti correlati
Un medico con una provetta di sangue in mano
Un semplice esame del sangue potrebbe prevedere se un tumore risponderà alle cure

Un nuovo studio identifica ecosistemi cellulari nei tumori: analizzarli nel sangue potrebbe migliorare scelta delle terapie e monitoraggio risultati.

un medico parla con una paziente
Un raro tumore dell’appendice è in aumento tra i giovani: gli esperti non sanno ancora perché

Negli Stati Uniti Gen X e Millennials risultano molto più esposti rispetto alle generazioni precedenti, mentre diagnosi e cure restano ancora complesse.