I ricercatori del Sinai Health e dell'Università di Toronto hanno dimostrato che un esame del sangue può prevedere la malattia di Crohn anni prima che si manifestino i sintomi, aprendo le porte a una diagnosi precoce e, potenzialmente, alla prevenzione.
Scopriamo di più.
Il legame tra batteri e sistema immunitario
La malattia di Crohn è una condizione infiammatoria cronica del tratto gastrointestinale che causa sintomi digestivi persistenti, dolore e affaticamento, influenzando significativamente la qualità della vita; la sua incidenza tra i bambini è raddoppiata dal 1995 e i tassi continuano a salire.
Il test misura la risposta immunitaria di una persona alla flagellina, una proteina presente nei batteri intestinali e i risultati evidenziano l'interazione tra i batteri intestinali e le risposte del sistema immunitario come un passaggio critico nello sviluppo della malattia.
Secondo il team di ricerca la presenza di anticorpi anti-flagellina molto prima della comparsa dei sintomi suggerisce che questa reazione immunitaria possa contribuire a scatenare l'insorgenza della malattia, piuttosto che esserne una conseguenza.
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Approfondire questo aspetto potrebbe portare a una migliore comprensione della fase precoce della malattia e potrebbe aprire la strada a nuovi approcci per prevedere, prevenire e curare la patologia.
Il Progetto GEM: studiare le fasi pre-malattia
La ricerca fa parte del Genetic, Environmental and Microbial (GEM) Project, una coorte globale di oltre 5.000 parenti di primo grado sani di persone affette da Crohn e dal 2008 il progetto raccoglie dati genetici, biologici e ambientali.
Ad oggi 130 partecipanti hanno sviluppato il Crohn, offrendo ai ricercatori la rara opportunità di studiare le primissime fasi pre-malattia.
In precedenza il team aveva scoperto che molto prima dello sviluppo della malattia può comparire una risposta immunitaria infiammatoria che colpisce i batteri intestinali.
Se negli individui sani i batteri coesistono pacificamente, nel Crohn il sistema immunitario sembra montare una risposta anomala contro microbi normalmente benefici.
Ecco i dettagli:
- il campione: su 381 parenti analizzati, 77 hanno sviluppato la malattia nel tempo;
- l'indicatore: oltre un terzo di chi si è ammalato (28 persone) presentava livelli elevati di anticorpi già anni prima;
- il fattore ambientale: la risposta immunitaria è risultata particolarmente forte tra fratelli, confermando l'importanza dell'ambiente condiviso;
- il vantaggio temporale: il test ha permesso di prevedere la malattia con una media di due anni e mezzo di anticipo rispetto alla diagnosi ufficiale.
Verso un vaccino preventivo?
I ricercatori hanno inoltre confermato che questa risposta pre-malattia alla flagellina dei batteri Lachnospiraceae era associata a:
- infiammazione intestinale;
- disfunzione della barriera intestinale.
Occorre sottolineare che l'intervallo tipico tra il prelievo di sangue e la diagnosi di Crohn è stato di circa due anni e mezzo.
Come sottolineato dal Professor Sun-Ho Lee: "Abbiamo scoperto che questa risposta immunitaria è guidata da un dominio conservato della proteina flagellina. Ciò apre alla possibilità di progettare un vaccino mirato per prevenire la malattia in individui selezionati ad alto rischio".
Fonti:
Clinical Gastroenterology and Hepatology - Serum IgG Response to a Conserved Domain of Commensal Flagellins Predicts Future Risk of Crohn’s Disease in First-degree Relatives