Prostata ingrossata con l’età: scoperto una possibile causa

Salvatore Privitera | Divulgatore scientifico
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 01 Novembre, 2026

Un medico in camice bianco che indica con una matita le diverse parti di un modello anatomico del sistema riproduttivo e urinario maschile durante un consulto con un paziente

L’ingrossamento della prostata è estremamente comune con il passare degli anni, ma alcuni aspetti fondamentali della sua origine restano ancora poco chiari. L’iperplasia prostatica benigna, o IPB, non è un tumore: consiste in un aumento del numero delle cellule prostatiche che può far aumentare progressivamente il volume della ghiandola. Il problema è soprattutto la posizione in cui questo processo tende a verificarsi. 

La crescita interessa quasi esclusivamente la zona di transizione, la parte della prostata che circonda l’uretra, e proprio per questo può comprimere il canale attraverso cui passa l’urina. Un gruppo della Johns Hopkins University ha ora individuato una particolare popolazione cellulare che potrebbe contribuire a spiegare perché questa regione sia così vulnerabile.

Quasi 130mila cellule analizzate una per una

Per studiare le differenze tra le diverse aree della prostata, i ricercatori hanno utilizzato il sequenziamento dell’RNA a singola cellula, una tecnologia che permette di osservare quali geni siano attivi all’interno delle singole cellule. Sono stati analizzati tessuti prostatici non tumorali provenienti da 10 uomini sottoposti a prostatectomia per carcinoma della prostata, prendendo campioni dalle tre principali zone anatomiche della ghiandola: periferica, centrale e di transizione.

In totale sono state studiate quasi 130mila cellule. L’analisi ha permesso di distinguere diversi tipi cellulari e, concentrandosi sulle cellule epiteliali basali, gli scienziati ne hanno individuati quattro sottotipi differenti. Uno di questi presentava livelli particolarmente elevati del gene WIF1, insieme ad altri geni come VCAN e NRG1. La caratteristica più interessante era però la distribuzione: le cellule WIF1+ erano fortemente concentrate nella zona di transizione, mentre risultavano quasi assenti nelle regioni periferica e centrale della prostata.

È una distribuzione che coincide proprio con quella dell’iperplasia prostatica benigna, che si sviluppa soprattutto intorno all’uretra. Questo ha spinto il gruppo a verificare se le stesse cellule fossero più numerose anche nei tessuti di uomini con IPB.

Le cellule WIF1+ sono più abbondanti nell’iperplasia prostatica

Analizzando anche set di dati già disponibili pubblicamente, i ricercatori hanno trovato ulteriori elementi a sostegno dell’ipotesi. Le cellule basali WIF1+ risultavano significativamente più abbondanti nei tessuti con iperplasia prostatica benigna rispetto alla prostata normale.

Il dato è stato confermato anche attraverso analisi dirette dei tessuti. In campioni provenienti da uomini con IPB, le cellule positive a WIF1 erano più numerose rispetto a quelle osservate nella zona di transizione di giovani donatori. Gli studiosi hanno inoltre trovato livelli più elevati di diversi geni caratteristici di questa popolazione cellulare nei campioni di prostata ingrossata.

Questo non permette ancora di affermare che siano proprio le cellule WIF1+ a provocare l’iperplasia. È possibile, ad esempio, che aumentino di numero come conseguenza della malattia oppure che partecipino a un processo più ampio nel quale sono coinvolti ormoni, infiammazione, età e altri tipi cellulari. La loro particolare localizzazione, tuttavia, rende l’ipotesi biologicamente interessante.

Perché queste cellule potrebbero favorire la crescita della prostata

Il profilo genetico delle cellule WIF1+ ha mostrato l’attivazione di numerosi programmi molecolari associati al rimodellamento dei tessuti, alla proliferazione cellulare, alla formazione di nuovi vasi sanguigni e alla risposta agli ormoni. Sono emersi anche segnali collegati alla cosiddetta transizione epitelio-mesenchimale, un processo nel quale le cellule modificano alcune delle proprie caratteristiche e che può essere coinvolto nei cambiamenti strutturali dei tessuti.

Sono state rilevate inoltre vie sensibili agli androgeni, gli ormoni sessuali maschili che svolgono un ruolo importante nello sviluppo e nel funzionamento della prostata. L’iperplasia prostatica benigna è già nota per essere influenzata da fattori ormonali, dall’infiammazione cronica e dalle interazioni tra cellule epiteliali e stroma, cioè il tessuto di sostegno della ghiandola.


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Le cellule WIF1+ potrebbero quindi contribuire a creare un ambiente particolarmente favorevole alla crescita della zona di transizione, comunicando con le cellule vicine e modificando progressivamente l’organizzazione del tessuto. Per ora, però, questo resta il modello proposto dai ricercatori e dovrà essere verificato sperimentalmente.

Perché la prostata ingrossata rende più difficile urinare

La posizione della zona di transizione spiega buona parte dei disturbi provocati dall’IPB. La prostata si trova infatti immediatamente sotto la vescica e circonda il primo tratto dell’uretra. Quando il tessuto che avvolge questo canale aumenta di volume, può esercitare una pressione crescente sul passaggio dell’urina.

Possono quindi comparire getto urinario più debole, difficoltà a iniziare la minzione, necessità di urinare più frequentemente, risvegli durante la notte e sensazione di non aver svuotato completamente la vescica. La gravità dei sintomi non dipende necessariamente soltanto dalle dimensioni complessive della prostata: contano anche la posizione della crescita e il modo in cui questa interferisce con l’uretra.

L’iperplasia prostatica benigna diventa sempre più frequente con l’avanzare dell’età ed è uno dei problemi prostatici più comuni negli uomini sopra i 50 anni. Non va però confusa con il carcinoma prostatico, anche se le due condizioni possono essere presenti contemporaneamente.

IPB e tumore della prostata colpiscono zone diverse

Un altro elemento interessante della scoperta riguarda proprio la distribuzione delle diverse patologie all’interno della ghiandola. Mentre l’iperplasia prostatica benigna si sviluppa soprattutto nella zona di transizione, il carcinoma della prostata compare più frequentemente nella zona periferica.

Le cellule WIF1+ potrebbero contribuire a spiegare almeno in parte questa differenza. Il loro profilo molecolare sembra infatti caratterizzato non soltanto da segnali legati alla crescita e al rimodellamento, ma anche da particolari attività che influenzano l’infiammazione e la via di segnalazione WNT, coinvolta nel controllo della crescita cellulare.

Gli autori ipotizzano che queste caratteristiche possano contribuire a creare nella zona di transizione un ambiente favorevole all’iperplasia ma, allo stesso tempo, differente da quello nel quale più frequentemente nasce un tumore. Si tratta però di un’ipotesi ancora da approfondire e non di un meccanismo definitivamente dimostrato.

Non è ancora stato trovato un nuovo bersaglio terapeutico

La scoperta apre una possibilità interessante: se studi futuri dimostreranno che le cellule WIF1+ partecipano direttamente alla crescita della prostata, potrebbero diventare un nuovo bersaglio per farmaci più specifici. Prima di arrivare a questo punto, però, bisogna capire che cosa accade modificando la loro attività e se sia possibile farlo senza alterare altre funzioni necessarie del tessuto prostatico.

Lo studio attuale è soprattutto descrittivo. Ha identificato una popolazione cellulare precedentemente poco conosciuta, ne ha definito la posizione e ha mostrato che risulta arricchita nell’iperplasia prostatica benigna. Non ha invece sperimentato una terapia né dimostrato che eliminare o bloccare queste cellule possa ridurre il volume della prostata.

I prossimi lavori dovranno quindi studiare direttamente il loro comportamento, verificare come comunicano con le altre cellule e stabilire se la loro espansione avvenga prima della comparsa dell’iperplasia o sia una conseguenza della malattia.

Una nuova pista per capire perché la prostata cresce con l’età

Il valore principale della ricerca è avere individuato una differenza cellulare molto precisa all’interno delle diverse zone della prostata. La ghiandola non è infatti un tessuto uniforme: le sue regioni possiedono caratteristiche biologiche differenti e sviluppano malattie diverse.

Le cellule WIF1+ sono particolarmente concentrate nella regione che circonda l’uretra e aumentano nei tessuti con IPB. Inoltre presentano programmi genetici compatibili con proliferazione, rimodellamento stromale, risposta ormonale e comunicazione con le cellule circostanti. Tutti elementi che le rendono candidate plausibili per contribuire al processo.

La ricerca non ha quindi ancora spiegato definitivamente perché la prostata si ingrossi con l’età, ma offre un nuovo possibile tassello del meccanismo. Se il ruolo diretto delle cellule WIF1+ verrà confermato, comprenderne il funzionamento potrebbe aiutare non soltanto a spiegare perché l’iperplasia nasce quasi sempre nella stessa zona, ma anche a individuare in futuro strategie terapeutiche più mirate per una condizione che interessa milioni di uomini.

Fonte:
 
The Journal of Pathology - A transition zone enriched WIF1+ basal cell subtype is associated with benign prostatic hyperplasia

Ultimo aggiornamento – 30 Ottobre, 2026

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