Un batterio dell’intestino potrebbe aiutare a mantenere il peso perso, secondo un nuovo studio

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 04 Giugno, 2026

Una ragazza che corre

Dimagrire rappresenta una sfida per molte persone, ma spesso la fase più complicata arriva dopo. Numerosi studi hanno infatti dimostrato che gran parte di chi perde peso tende a recuperare almeno una parte dei chili persi nel giro di pochi anni.

Questo fenomeno viene spesso attribuito alla mancanza di costanza, ma gli scienziati sottolineano che entrano in gioco anche meccanismi biologici complessi, tra cui cambiamenti nel metabolismo, negli ormoni che regolano la fame e nel consumo energetico dell'organismo.

Proprio per questo motivo la ricerca sta cercando nuove strategie per aiutare le persone a mantenere nel tempo i risultati ottenuti con la dieta.

Il ruolo di Akkermansia muciniphila

Al centro del nuovo studio c'è Akkermansia muciniphila, un batterio naturalmente presente nell'intestino umano. Vive nello strato di muco che protegge la parete intestinale e negli ultimi anni ha attirato l'attenzione degli esperti per la sua associazione con una migliore salute metabolica. 


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Livelli più elevati di questo microrganismo sono stati collegati a un migliore controllo della glicemia e a un minor rischio di sviluppare condizioni come il diabete di tipo 2, mentre concentrazioni più basse sono spesso osservate nelle persone con obesità.

Questo batterio degrada la mucina producendo acidi grassi a catena corta (SCFA), in particolare acetato e propionato. Queste molecole stimolano il rilascio di GLP-1 e GLP-2 da parte delle cellule L intestinali, potenziando l'integrità della barriera epiteliale.

Lo studio su 90 adulti

La ricerca ha coinvolto 90 adulti in sovrappeso o con obesità. Per otto settimane i partecipanti hanno seguito una dieta ipocalorica basata su zuppe e frullati sostitutivi dei pasti, con un apporto compreso tra 800 e 900 calorie al giorno.

Successivamente, coloro che avevano perso almeno l'8% del peso corporeo sono stati divisi in due gruppi: uno ha ricevuto un placebo, mentre l'altro ha assunto quotidianamente una versione pastorizzata di Akkermansia muciniphila per 24 settimane.

La pastorizzazione del batterio preserva la proteina della membrana esterna Amuc_1100, che interagisce direttamente con il recettore Toll-like 2 (TLR2). Questo legame biochimico attiva vie di segnalazione che riducono l'endotossemia metabolica e l'infiammazione cronica di basso grado.

Al termine dello studio, chi aveva assunto il supplemento aveva recuperato in media 1,2 chilogrammi, contro i 3,2 chilogrammi registrati nel gruppo placebo. I ricercatori hanno inoltre osservato alcuni miglioramenti nella sensibilità all'insulina e in altri indicatori cardiometabolici.

Risultati promettenti, ma servono conferme

Gli autori invitano comunque alla prudenza. Lo studio è stato relativamente piccolo e ha monitorato i partecipanti per soli sei mesi dopo la perdita di peso iniziale.

Inoltre, il batterio non è stato valutato isolatamente, ma all'interno di un percorso che prevedeva anche supporto nutrizionale e cambiamenti dello stile di vita.

Secondo gli esperti, l'intestino ospita un ecosistema estremamente complesso e le risposte possono variare molto da persona a persona. Tuttavia, i risultati contribuiscono a rafforzare l'idea che il microbioma intestinale svolga un ruolo importante nel controllo del metabolismo e del peso corporeo.

Una dieta ricca di fibre, cereali integrali, verdure come cipolle, porri e asparagi, oltre ad alimenti ricchi di polifenoli come frutti di bosco e uva, potrebbe favorire naturalmente la crescita di questi batteri benefici.

Fonti:

ScienceAlert - A Common Gut Microbe May Help Prevent Weight Regain, Study Finds

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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