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Cosa fare per un'adenocarcinoma del colon?

Buongiorno, a mia mamma di anni 69 è stato diagnosticato un'adenocarcinoma del colon con secondarietà epatiche. La TAC nel dettaglio ha evidenziato al sigma medio ispessimento parietale concentrico a margini irregolari da infiltrazione del tessuto adiposo limitrofo e grossolane formazioni linfonodali in sede craniale nel contesto del mesosigma; tali reperti sono riferibili a lesione eteroformativa. In sede epatica si apprezzano multiple formazioni ipodense in fase basale con lento e progressivo enhancement come da lesioni ipovascolarizzate che causano parziale sovvertimento parenchimale, la maggiore al V-VI segmento di cm 5,6. Grossolana formazione a densitometria disomogenea anteriormente al Carrefour aortico di cm 3,5 per estensione CC di 5,6 cm da riferire a linfoadenomegalia, linfoadenomegalia paraortica sinistra-sottorenale di 1,9 cm ed ulteriori di piccole dimensioni in sede intercavo-aortica e iliaca interna bilateralmente. Inizialmente si prospettava l'idea di intervenire chirurgicamente, in un secondo momento ci è stato spiegato che la situazione è oramai notevolmente compromessa e pertanto le hanno iniziato chemioterapia con folfiri e Bevacizumab. Vorrei quindi chiedere se anche secondo voi un consulto chirurgico è superfluo. Come si legge infine il referto istologico: P3-Y2141 T-59470 M-81403? Grazie mille per la risposta

Un intervento per un carcinoma del colon-retto, che abbia già dato metastasi a distanza non operabili, non migliora la sopravvivenza del paziente. Anzi talora la riduce, perchè la diminuzione delle difese immunitarie secondaria a ogni trauma (intervento chirurgico compreso) può accelerare la crescita delle metastasi stesse. In linea di massima si interviene, a scopo palliativo, sul tumore primitivo quanto questo dà come sintomi: sanguinamento (che però non è quasi mai severo da non essere controllabile con trasfusioni), occlusione intestinale (che però può essere spesso risolta con un trattamento endoscopico), dolori non controllabili dalla terapia antalgica. La speranza è che la chemioterapia dia una risposta ottimale e, caso non del tutto eccezionale, le lesioni epatiche rientrino nei limiti dell'operabilità. Allora l'indicazione all'intervento può essere modificata. Cordialità
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Risposta a cura di:
Dr. Piero Gaglia
Dr. Piero Gaglia
(3)
Torino - corso Bramante, 88/90
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