Binge eating disorder, cos'è e come va trattato?

Elena Turrini

Ultimo aggiornamento – 09 Luglio, 2024

ragazza si guarda allo specchio

Il BED, acronimo di binge eating disorder, significa letteralmente “abbuffata di cibo” ed è uno tra i disturbi alimentari più diffusi, che colpisce soprattutto il genere femminile in età adolescenziale e le giovani adulte (indicativamente dai 15 ai 30 anni). Tuttavia, negli ultimi anni, si è riscontrato un notevole aumento dell’incidenza anche fra gli uomini. In questo articolo capiamo meglio questa sindrome da alimentazione incontrollata.

Cos’è il disturbo alimentare BED

Detto anche “Disturbo da alimentazione incontrollata”, nel Binge Eating Disorder, la persona mette in atto uno schema di alimentazione fuori dal proprio controllo, con frequenti abbuffate di cibo accompagnate da disagio psicologico, senso di colpa e vergogna per l’azione appena commessa.

La patologia fa infatti riferimento alle crisi iperfagiche compulsive, che consistono nell’ assumere elevate quantità di cibo, in poco tempo e molto velocemente.

Il comportamento della persona con Disturbo da alimentazione incontrollata prevede:

  • Consumare cibo in maniera estremamente veloce.
  • Mangiare fino a sentirsi completamente pieni, oltrepassando la soglia della sazietà.
  • Consumare del cibo anche se non si sente fame.
  • Mangiare da soli per mitigare il sentimento di vergogna.

Caratteristiche del Binge Eating Disorder

Il disturbo da alimentazione incontrollata è strettamente legato alla sfera psicologica del soggetto ed è la manifestazione di un inequivocabile segno di forte malessere o di uno stato depressivo che porta a crisi di ingordigia. Lo scopo delle abbuffate è quello di autoconsolazione nel momento in cui il paziente è sottoposto a stimoli negativi.

Il bed disturbo alimentare può essere legato anche a episodi di noia estrema, rigide restrizioni dietetiche e periodi di forte stress. Nonostante queste possano essere condizioni passeggere, il soggetto corre il rischio di cedere, dapprima occasionalmente ad episodi di alimentazione incontrollata e, con il passare del tempo, consolidare questa abitudine fino a farla diventare una vera e propria dipendenza patologica.

Coloro che soffrono di BED, provano una sensazione adrenalinica molto forte al solo pensiero del cibo e vengono pervasi da uno stimolo incontrollabile che viene quindi soddisfatto con le abbuffate, seguite sempre da un profondo senso di colpa, inadeguatezza e vergogna per il proprio comportamento.

Oltre a queste manifestazioni, il quadro psicologico del soggetto è caratterizzato anche da:

  • Poca autostima.
  • Abbassamento del tono dell’umore.
  • Percezione negativa del proprio corpo.

Differenze con la bulimia

Il Binge eating disorder ha caratteristiche simili alla bulimia per quanto riguarda le abbuffate di cibo e la sensazione di vergogna e colpa che affligge il soggetto dopo le crisi ipertrofiche compulsive.

Tuttavia, a differenza della bulimia, nel disturbo da alimentazione incontrollata, il soggetto non pone in essere comportamenti volti a compensare le abbuffate ed evitare la crescita del peso. Manca quindi la componente compensatoria del vomito indotto, dell’abuso di esercizio fisico, del digiuno tra un’abbuffata e l’altra e dell’assunzione di farmaci lassativi volti a eliminare ciò che si è ingerito. La conseguenza diretta è che i soggetti che soffrono di Binge Eating Disorder, hanno più probabilità di essere obesi o in sovrappeso rispetto ai bulimici.

Rischi legati al Binge Eating Disorder

Oltre al profondo disagio psicologico che contraddistingue i pazienti con disturbo da alimentazione incontrollata, vi sono altri rischi direttamente correlati alle frequenti abbuffate di cibo.

Tra questi troviamo senz’altro la possibilità di sviluppare:

  • Malattie cardiovascolari.
  • Diabete.
  • Dislipidemie (significative alterazioni della quantità di grassi nel sangue, che comprendono ipertrigliceridemia e ipercolesterolemia).
  • Apnee notturne.
  • Disfunzioni sessuali.
  • Ipertensione.
  • Tumori, soprattutto al tratto colon-retto a causa del cattivo regime alimentare a cui sono sottoposti.

Quali sono del cause del disturbo da alimentazione incontrollata?

Il BED ha sempre alla base un disagio psicologico  del soggetto ma alla base ci possono essere delle concause che contribuiscono all’insorgere della problematica. Tra queste troviamo le seguenti:

  • Fattori genetici: il binge eating disorder tende a presentarsi con più facilità tra coloro che hanno parenti stretti che soffrono dello stesso disturbo.
  • Problemi neuroendocrini: problematiche ormonali, a carico della tiroide o di natura metabolica, possono contribuire a dare luogo al desiderio di consumare più cibo. Questa necessità, fomentata dal disagio psicologico di base, può nel tempo trasformarsi in un disturbo consolidato.
  • Fattori di natura relazionale: aver dovuto affrontare un’infanzia difficile, problemi familiari, traumi, abusi, oppure l’essere cresciuti in un clima “giudicante”, possono contribuire a far crescere la poca autostima e il bisogno di autoconsolazione attraverso il cibo.
  • Fattori sociali e ambientali: il soggetto potrebbe trovarsi in situazioni che aumentano la sua vulnerabilità e la percezione negativa del suo aspetto esteriore. Ciò è sicuramente alimentato dalla società odierna che, tramite i media tradizionali e i social media, propone canoni estetici sempre più rigorosi. Anche l’avvento dei cosiddetti “filtri” sui social, non fa altro che far cadere i soggetti già deboli psicologicamente, in un immaginario irreale di se stessi. Negli ultimi anni si sta comunque verificando un movimento a livello globale per far fronte a questo problema, con un alto grado di sensibilizzazione da parte di attivisti e influencer che si stanno battendo per informare soprattutto i giovani su questa tematica, incoraggiandoli all’accettazione di se stessi.

Diagnosi dei disturbi alimentari bed

La diagnosi di Disturbo da alimentazione incontrollata viene effettuata ad opera di specialisti nell’ambito psicologico o nei centri specializzati in obesità e disturbi alimentari.

I criteri che vengono seguiti per diagnosticare il Binge eating disorder sono:

  • Presenza di crisi iperfagiche ricorrenti (abbuffate incontrollate)
  • Perdita di controllo di fronte al cibo.
  • Consumare cibo anche oltre il livello della sazietà.
  • Mangiare molto rapidamente.
  • Alimentarsi in solitudine per non mostrare agli altri il proprio disagio.
  • Mangiare grandi quantità di cibo pur non essendo affamati.
  • Provare disgusto, vergogna e senso di colpa verso se stessi.
  • Sentirsi depressi.
  • Essere pervasi da tristezza e tono dell’umore molto basso per la maggior parte del tempo.

Nella diagnosi di binge eating è essenziale rilevare la gravità della patologia, che si può determinare in base alla frequenza degli episodi di iperfagia:

  • Disturbo lieve: 1-3 episodi di abbuffata alla settimana
  • Disturbo moderato: 4 -7 episodi di abbuffata alla settimana
  • Disturbo grave: 8-13 episodi di abbuffata alla settimana.
  • Disturbo molto grave: 14 o più episodi di abbuffata a settimana

Inoltre, per una corretta terapia è necessario valutare altri due fattori

  • Remissione Parziale: successivamente alla diagnosi gli episodi di abbuffata incontrollata si verificano meno di una volta a settimana.
  • Remissione Completa: successivamente alla diagnosi non vi sono stati cambiamenti significativi.

Una corretta diagnosi è fondamentale per mettere in atto un intervento tempestivo volto a sollevare il soggetto sia per quanto riguarda la sfera psicologica ma anche per eventuali rischi e complicanze di salute direttamente legati all’obesità.

Cura e trattamento del disturbo da alimentazione incontrollata

Per far fronte al disturbo, non è sufficiente porre attenzione solo ed esclusivamente alla perdita di peso, pertanto il solo sottoporsi a una dieta drastica non è la soluzione ottimale, ma, al contrario risulterebbe deleterio.

A tal proposito si ricorda che il Binge Eating disorder è un disturbo di natura psicologica e, pertanto come tale va trattato.

La terapia più efficace è quella di tipo cognitivo comportamentale, eventualmente supportata da una terapia farmacologica a base di antidepressivi. I professionisti sanitari di riferimento sono lo psicoterapeuta e lo psichiatra.

In abbinamento, è opportuno anche iniziare un percorso di educazione alimentare e una dieta personalizzata rivolgendosi ad un dietologo o un dietista, figure specializzate nella nutrizione clinica.

Infine, è sempre bene indagare che non vi siano patologie sottostanti come problematiche tiroidee o metaboliche e, pertanto il consiglio è quello di rivolgersi ad un endocrinologo o ad un medico internista. Qualora la situazione dal punto di vista dell’obesità sia grave, è possibile affiancare alle terapie, anche specifici farmaci anti-obesità o integratori per il controllo del peso.

Elena Turrini
Scritto da Elena Turrini

Web Content Editor e SEO Copywriter, laureata in Economia e specializzata in Neurocopywriting e Storytelling aziendale. Negli anni ha coltivato la sua passione nei confronti della salute e della scienza frequentando vari corsi.

a cura di Dr.ssa Giusy Messina
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Elena Turrini
Elena Turrini
in Mental health

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