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Empatia

Empatia
Curatore scientifico
Dr. Martina Valizzone
Specialità del contenuto
Psicologia

Significato

Per sapere qual è il significato di empatia è necessario rifarsi alla definizione.

Il termine empatia deriva dal greco en, "in" e patheia, "sentimento"; il termine pertanto vuol dire “sentire dentro” ed è riferito alla capacità sentire l’altro dentro di noi, di riconoscerne le emozioni e vissuti come se fossero nostri in maniera immediata e senza ricorrere per forza alla comunicazione verbale.

Le capacità empatiche sono il mezzo attraverso il quale esseri umani e animali percepiscono i cambiamenti degli stati d’animo altrui e mediante il quale possono “essere dalla parte dell’altro” o con l’altro.

Si tratta di un’importante competenza emotiva, l'elemento chiave di quella che viene definita intelligenza emotiva e si riferisce alla capacità di mettersi nei panni dell’altro, di comprenderne i processi psichici e riuscire a percepire le emozioni, i sentimenti e i pensieri di chi ci circonda. La nostra capacità empatica ci permette di sintonizzarci con lo stato d'animo o il vissuto di un’altra persona, con nessuna o scarsa partecipazione emotiva.

L’empatia in psicologia

Quando si fa riferimento all’empatia come costrutto psicologico non si può non fare riferimento alla definizione di empatia di Carl Rogers, psicologo umanista, fra i primi a occuparsi di capacità empatiche e del suo ruolo nelle relazioni umane.

Secondo la definizione fornita da Rogers, l’empatia è la capacità umana di utilizzare gli strumenti della comunicazione verbale e non verbale per mettersi in contatto emotivo con l’altro, identificandosi con il suo mondo soggettivo nel contesto di un’accettazione autentica e non giudicante. La capacità empatica non ha a necessariamente a che fare con l'emulazione, che è invece un atteggiamento di ripetizione di atti altrui, anche se può capitare che persone predisposte a emulare gli altri assumano verso questi anche un atteggiamento empatico.

Lo sviluppo delle teorie costruttiviste e delle moderne teorie relazionali di stampo psicodinamico hanno contribuito a fornire un contributo ulteriore alla comprensione del meccanismo psicologico alla base dell’empatia.

Alla base dell'empatia, secondo questi approcci, vi sarebbe la possibilità di riconoscere nel vissuto altrui vissuti già sperimentati nella propria esperienza emotiva e di vita. 

Ad oggi, in ambito psicologico, si distinguono 4 diversi tipi di empatia: empatia comportamentale, emozionale, relazionale, cognitiva. Ognuna di esse ha delle precise caratteristiche, che sono: 
  1. Empatia comportamentale – Con questo termine si fa riferimento alla capacità di comprendere i comportamenti tipici di una cultura diversa dalla propria e le motivazioni alla base di questi.
  2. Empatia emozionale – Consente di riuscire a percepire il vissuto emotivo degli altri.
  3. Empatia relazionale – Ci permette di comprendere le relazioni che legano il soggetto alle persone che lo circondano e di intuirne il loro valore affettivo.
  4. Empatia cognitiva – Si tratta di è un costrutto più evoluto rispetto ai precedenti, in quanto fa riferimento alla capacità di umana di comprendere i prototipi cognitivi, le credenze, le ideologie, i valori e le strutture mentali degli altri intorno a noi.

Come diventare più empatici

L’empatia dev’essere considerata alla stregua di un muscolo e come tale può essere allenato. Di seguito si propongono una serie di strategie utili a sviluppare un atteggiamento empatico nei confronti del prossimo. Eccone alcune:
  1. Allenarsi all’ascolto attivo – Ascoltare non vuol dire semplicemente “stare a sentire”, nella sua vera accezione, ma consiste nella capacità di prestare attenzione a tutti gli aspetti della comunicazione del proprio interlocutore a partire dai bisogni che questi esprime, con l’intenzione di entrare nel suo mondo, sospendendo eventuali pregiudizi e giudizi di valore.
  2. Imparare a riconoscere e a gestire le emozioni – Le emozioni sono importanti in quanto rappresentano il collegamento tra il proprio io e ciò che ciascuno considera importante. Per essere empatici è fondamentale riuscire a riconoscere le proprie emozioni, negative e positive che siano, e porci in ascolto sincero dell’altro. Una volta riconosciute le emozioni, occorre saperle anche gestire. Non si possono controllare gli eventi ma si può imparare a mantenere il controllo sulla propria emotività, sul proprio modo di reagire ai fatti della vita e sulla capacità di esprimere e comunicare i sentimenti e le emozioni agli altri.
  3. Entrare emotivamente in contatto con gli altri aiuta a comprenderli – Per allenare il proprio lato empatico, un esercizio molto utile è quello di chiedere alle persone come si sentono. Si tratta di una strategia, apparentemente banale, in grado di avvicinare agli altri. Per farlo, è necessario mettere in pratica tutte le strategie elencate precedentemente. Ciò non significa che ogni discussione debba necessariamente trasformarsi in una dissertazione profonda o filosofica; si tratta di una semplice strategia per entrare in contatto con l’altro e a farci vestire i loro panni, entrando in punta di piedi nel loro mondo.
  4. Provare ad interagire con vari tipi di persone – Anche con chi non è particolarmente simpatico o con chi non si ha molto in comune. Ampliare le proprie conoscenze e le occasioni di incontro con l’altro, può aiutare ad aumentare le capacità empatiche. Più persone si conoscono, più culture diverse e tipi diversi di persone si frequentano, più tutto ciò permette di accrescere il proprio bagaglio di conoscenze, che permetterà poi di riuscire a cogliere i diversi aspetti della propria esistenza sotto una luce nuova. 
Da tutto ciò, è facile intuire come l’empatia sia un elemento fondante delle relazioni umane, che facilita e arricchisce il nostro rapporto con gli altri.

È importante per vivere in armonia, tenere in costante allenamento il muscolo dell’empatia per riuscire a vivere rapporti autentici, caratterizzati da una compartecipazione emotiva e dall’ascolto autentico di sé stessi e dell’altro.

Empatia e neuroni specchio

È stato sostenuto che il sistema dei neuroni specchio è coinvolto nei processi empatici.

Un consistente numero di esperimenti effettuati tramite risonanza magnetica e elettroencefalografia ha infatti dimostrato che determinate aree cerebrali si attivano quando si provano alcune emozioni (quali disgusto, felicità, dolore eccetera) o quando si vede un'altra persona che fa esperienza di determinate emozioni.

Empatia e psicopatologia

La mancanza di empatia e in generale una forte disregolazione emotiva è un sintomo caratteristico di alcuni disturbi di personalità che includono:
  • Disturbo Borderline di Personalità – Il disturbo borderline di personalità è caratterizzato da instabilità emotiva a lungo termine, sia a livello interpersonale che comportamentale. Le serie difficoltà manifestate nelle relazioni interpersonali potrebbero essere dovute, almeno in parte, a difficoltà nella sfera empatica e dei processi della teoria della mente. 
  • Disturbo Istrionico di Personalità  – La persona affetta da tale disturbo è caratterizzata da un’emotività eccessiva e da ricerca di attenzione. In particolare il paziente manifesta: emotività esageratamente inappropriata instabile e infantile; un comportamento seduttivo e/o provocante; forte disagio nei momenti in cui non si trova al centro dell’attenzione; utilizzo dell’aspetto fisico come mezzo di manipolazione per attirare l’attenzione su di sé; elevata suggestionabilità; tendenza a considerare le relazioni più intime di quanto non siano realmente. Uno degli aspetti su cui si focalizza il trattamento di questi pazienti è quello di aumentare le abilità sociali, incluso il senso di empatia.
  • Disturbo Narcisistico di Personalità – Gli elementi distintivi del narcisismo riguardano fondamentalmente tre temi: costante bisogno di ammirazione, idea grandiose di sé e mancanza di empatia. Nei pazienti affetti da narcisismo la mancanza di capacità empatiche determina una incapacità o di mettersi nei panni degli altri e di riconoscere e dare valore a desideri, sentimenti e necessità altrui. Per questo un narcisista possiede la ferma convinzione che le proprie esigenze debbano essere soddisfatte prima di quelle degli altri e che il loro punto di vista sia l'unico a essere valido e universalmente giusto.
  • Disturbo Antisociale di Personalità – La persona affetta da questo disturbo è caratterizzata principalmente da inosservanza e violazione dei diritti degli altri. L’infanzia è di solito costellata da piccoli furti, menzogne e scontri; l’adolescenza da episodi di abuso di sostanze e, raggiunta l’età adulta, è presente la totale incapacità di assumersi responsabilità per le proprie azioni, di conservare stabilmente un’occupazione e di mantenere una relazione affettiva in maniera sana e duratura. Il modo di rapportarsi agli altri è drasticamente connotato dalla estrema superficialità e mancanza di rispetto per i sentimenti e le preoccupazioni altrui. In genere, le persone con disturbo antisociale di personalità si possono definire poco empatiche e poco sensibili ai sentimenti o ai diritti altrui.
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