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Coccidioidomicosi

Curatore scientifico
Dr. Bruno Tozzi
Specialità del contenuto
Microbiologia e virologia

Che cos’è la coccidioidomicosi?

Si presenta come un’infezione benigna alle vie respiratorie che non dà sintomi, ma dissemina lesioni nella cute, nel tessuto sottocutaneo, nelle osse, nel fegato, nei linfonodi, nelle meningi, nei reni, solo per indicarne alcune. 

Quali sono i sintomi?

La contaminazione avviene tramite spore che, alla temperatura di 37°, si modicano diventando più grandi e invadendo i tessuti. Una volta che si rompono rilasciano delle endospore che possono dare vita a nuove sferule. 

Quanti tipi ne esistono?

  • Coccidioidomicosi primaria. Di solito asintomatica, tavolta si presenta come una leggera bronchite, o polmonite o versamento pleurico nei casi più gravi. I suoi sintomi sono: tosse, febbre, dolore al torace, brividi, catarri, faringodinia. L’infezione talvolta lascia delle lesioni polmonari che non vanno confuse con neoplasie o altri tipi di infezione. In certi casi, può portare alla creazione di lesioni cavitarie residue, che variano di dimensioni nel corso del tempo, e possono apparire separate da una sottile parete. Se minacciano rottura all’interno della pleura si può optare per una loro eliminazione per via chirurgica.
  • Coccidioidomicosi progressiva. Si può presentare, anche dopo lungo tempo, rispetto all’infezione primaria. E’ più frequente negli uomini rispetto alle donne. Ci sono condizioni che ne favoriscono l’insorgere come, l’HIV, la terapia immunosoppressiva, il post partum o la seconda metà della gestazione, appartenenza ad alcune etnie (filippina, afro-americana, nativo americana, ispanica ed orientale) e l‘età avanzata. I sintomi sono molto vari e vanno, dalla febbre non eccessivamente alta, alla perdita di peso, fino all’astenia ed all’anoressia. Può provocare lesioni al di fuori dei polmoni in cervello, ossa, articolazioni, cute e sottocute, intestino e meningi; queste possono diventare croniche e recidivare con frequenza.

Come si diagnostica?

Si diagnostica con: 

  • Esame culturale dei liquidi corporei o dei tessuti infetti.
  • Ricerca delle sferule del batterio nell’espettorato, nel liquido pleurico, nell’essudato o nei campioni prelevati tramite biopsia.
  • Il test più efficce rimane la fissazione del complemento per gli anticorpi lgG anti-coccidioide. La presenza di ¼ nel siero è indicativo di infezione grave o recente. 1/32 indica una disseminazione al di fuori dei polmoni. 

Che prognosi ha?

Se questa infezione non viene trattata in modo rapido porta alla morte; ben il 70% dei pazienti che associano una coccidioidomicosi al virus del’HIV muoiono entro una mese dalla diagnosi della malattia. 

Come si cura?

In caso di infezione primaria, di un livello non particolermente grave, con un coinvolgimento extrapolmonare, che non comprenda le meningi, viene trattato con 400 mg di itraconazolo al giorno. Nei casi gravi viene usata l’amfotericina B EV in dosi di 1-3 grammi. Un trattamento particolare si ha con i pazienti malati di AIDS; 200 mg al giorno di azolo, sostituito da amfotericina B EV nel caso di pazienti che non tollerano gli azolitici.

Nel caso di pazienti con meningite si può procedere nel seguente modo: amfotericina B + intracisternale per via sottocutanea oppure fluconazolo in dosi di 400 mg al di. In caso di coccidioidomicosi meningea la cura va continuata per un lungo periodo di tempo, se non a vita. Alle volte per guarire dall’osteomielite può rendersi necessaria l’eliminazione dell’osso coinvolto. 

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