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Embolia polmonare

Curatore scientifico
Dr. Carlo Iadevaia
Specialità del contenuto
Pneumologia

Cosa è l'embolia polmonare?

L’embolia polmonare è una patologia causata dall’ostruzione di una o di più arterie polmonari, provocata nella maggior parte dei casi da coaguli di sangue. che giungono nei polmoni da altre parti dell’organismo, in particolare dalle gambe. Può essere causata anche da altre sostanza (gas,grasso,corpi estranei,cellule neoplastiche).L’embolia polmonare è una patologia potenzialmente grave e, a volte, mortale.

Cosa intendiamo per coaguli di sangue nell’embolia polmonare?

L’embolia polmonare è spesso derivata da coaguli di sangue che hanno luogo in una vena (trombosi venosa)  il che significa che è presente un coagulo di sangue nella vena. La maggior parte dei casi di embolia polmonare si sviluppano quando una parte o tutto il coagulo di sangue viaggia dalle vene profonde della gamba giungendo nei polmoni.

Quali sono le cause dell’embolia polmonare?

E’ causata dall’ostruzione di un ramo arterioso del circolo polmonare. La comparsa di emboli nel 90% dei casi è dovuta a coaguli di sangue nelle vene delle gambe (o anche, ma in percentuale più bassa, nelle vene pelviche, nella vena cava inferiore, nella vena porta, nei seni venosi della dura madre e negli arti superiori).  

La formazione di coaguli di sangue nelle vene è conosciuta comunemente come trombosi, anche se sarebbe più corretto parlare di   tromboflebite o trombosi venosa profonda e colpisce circa il 3% della popolazione. Un trombo può formarsi per diversi motivi, il più comune è la stasi venosa. Quando i trombi si rompono, migrano attraverso il flusso sanguigno dall’area interessata fino alle arterie polmonari, divenendo i responsabili dell’embolia polmonare. I coaguli di sangue nelle vene superficiali – ad esempio le varici – non possono migrare. Solamente i coaguli nelle vene profonde possono raggiungere i polmoni e sfociare in embolia polmonare.

I fattori che aumentano il rischio di sviluppare una embolia polmonare possono essere di natura congenita o acquisiti. Quelli di natura congenita consistono, il più delle volte, in un deficit di proteina C o proteina S o in problemi genetici della protrombina. La protrombina è una proteina prodotta dal fegato che aiuta il sangue a coagulare. La sua attività si misura con il test PT, tempo di protrombina, con il quale si valuta in quanto tempo coagula il sangue (il PT normale è compreso tra 9,5 e 13,8 secondi).

I fattori di rischio acquisiti possono derivare da traumi o interventi chirurgici nella parte inferiore del corpo. A questo proposito va ricordato che pur essendo stata “scoperta” fin dal Galeno, la prima spiegazione scientificamente accertata dell’embolia polmonare fu del medico francese Heliè che, nel 1837, descrisse il caso di un decesso di una donna, avvenuto dopo attacchi dispnoici a seguito di un traumatismo agli arti inferiori, la cui autopsia mostrò la presenza di cougali nel cuore e nelle arterie polmonari.

Gli altri fattori di rischio acquisito più importanti sono l’obesità e l’inattività fisica . Anche il fumo, le patologie cardiache, polmonari, intestinali o articolari sono fattori di rischio dell’embolia polmonare, così come un certo rischio è associato all’uso della pillola anticoncezionale.

Da ultimo, un fattore di rischio non evitabile è l’età. Dopo i 60 anni il rischio di embolia raddoppia, sia perchè il sistema delle valvole venose non svolge più bene il suo compito, sia per la tendenza alla disidratazione tipica degli anziani.

I fattori che aumentano il rischio di sviluppare una embolia polmonare sono:

  • invecchiamento
  • coagulo di sangue precedente
  • storico caratterizzante coaguli di sangue in famiglia
  • tumore
  • pillola contraccettiva combinata o terapia ormonale sostitutiva
  • gravidanza
  • fumo
  • obesità
  • operazioni nella parte inferiore del corpo
  • flusso ematico lento
  • coaguli di sangue
  • danni dei vasi sanguigni
  • problemi al cuore, ai polmoni, all'intestino, o alle articolazioni

Inattività e embolia polmonare

Quando si è inattivi, il sangue tende a raccogliersi nelle parti inferiori del corpo, in particolare nella parte inferiore delle gambe. Se si è immobili per un lungo periodo di tempo, il flusso di sangue può rallentare considerevolmente. Questo causa il rischio di embolia polmonare.

Danni dei vasi sanguigni e embolia polmonare

Se la parete di un vaso sanguigno è danneggiata, può apportare una quantità ridotta di sangue o essere ostruita. I vasi sanguigni possono essere danneggiati da traumi, come fratture o danni muscolari gravi, causando un coagulo di sangue. Condizioni come vasculite (infiammazione della parete venosa), e alcune terapie, come la chemioterapia, possono portare anche a danni dei vasi sanguigni.

Condizioni genetiche e embolia polmonare

Il rischio di sviluppare una embolia polmonare è maggiore se si è in una condizione che causa il coagulo di sangue con più facilità rispetto al normale. Condizioni che aumentano la tendenza del sangue a coagulare sono:

  • tumore: la chemioterapia e la radioterapia possono peggiorare la situazione
  • insufficienza cardiaca
  • trombofilia: una condizione genetica che facilita la coagulazione del sangue
  • sindrome di Hughes: quando il sistema immunitario attacca un grasso particolare nel corpo

Quali sono i sintomi dell’embolia polmonare?

Se si è affetti da embolia polmonare, i sintomi dipendono dalla gravità. I sintomi possono includere:

  • difficolta respiratoria improvvisa
  • dolore toracico
  • emissione di sangue con la tosse
  • svenimento improvviso

Esiste una diagnosi di embolia polmonare?

Circa il 50% delle persone con embolia polmonare sviluppano l'embolia mentre sono già in ospedale. Per la diagnosi strumentale dell'embolia polmonare ci si serve di:

  • D-dimero test
  • TAC con mezzo di contrasto del torace
  • scintigrafia polmonare
  • anticoagulante (assottigliamento del sangue)

La diagnosi di questa patologia non è semplice e tantomeno immediata. La diagnosi differenziale si basa sul sospetto clinico che deve mostrare sintomi come: dolori toracici improvvisi, dispnee non motivate, edema e dolore agli atri inferiori. Altri sintomi, come la comparsa di cianosi, polipnea e tachicardia sono possibili. Questi sospetti clinici vengono classificati con il sistema del punteggio di Wells.

Il punteggio di Wells esprime algebricamente la probabilità che vi sia un’embolia polmonare in corso. Si tratta di 7 parametri o fattori di rischio corrispondenti ciascuno a un relativo punteggio numerico che varia da 1 a 3. Il medico che visiterà il paziente valuta i fattori riscontrati e sommando il punteggio ottenuto sarà in grado di formulare la sua diagnosi. 

La diagnosi certa si ha con l’effettuazione di specifici esami di laboratorio, decisi anche dal punteggio di Wells. L’esame oggi più sicuro è la tomografia computerizzata spirale, che con l’iniezione del mezzo di contrasto mostra direttamente la presenza di trombi ed ha sostituito la più tradizionale angiografia. Altri esami diagnostici sono l’emogasanalisi con la quale si misura la quantità di ossigeno presente nel sangue e la concentrazione plasmatica del d-dimero, un prodotto di degradazione della fibrina, che indica che è in atto la lisi di un trombo.

Il test inconfutabile, ma molto più invasivo, e ormai poco utilizzato è l’angiografia polmonare.

Come prevenire l'embolia polmonare?

Se si è ricoverati in ospedale, l'equipe sanitaria valuterà il rischio di un coagulo di sangue durante il ricovero, mediante:

  • assunzione di farmaci anticoagulanti
  • utilizzo dei dispositivi di compressione (tipo calze)
  • non fumare
  • dieta sana e bilanciata (povera di grassi e zuccheri e ricca di frutta e verdura)
  • regolare esercizio fisico

Quali sono le conseguenze di una embolia polmonare?

Le conseguenze di un embolia polmonare dipendono dalle dimensioni dell’embolo, dall’età e dallo stato di salute generale del paziente e dal tipo di vaso colpito.
Il rischio di prognosi infausta si ha soprattutto in caso di embolia massiva, cioè quando l’embolo ostruisce un ramo principale dell’arteria polmonare. In questo caso la morte può essere pressochè immediata e precedere qualsiasi diagnosi.

Negli altri casi e con le terapie adeguate, il rischio di morte è molto basso, circa il 5%, e per lo più riferito a pazienti con patologie pregresse ai polmoni o al cuore. Tuttavia, da una statistica effettuata mediante autopsie di routine, risulta che l’embolia polmonare rappresenta tra il 10 ed il 25%  di tutte le morti in ospedale.

Qual è il trattamento per l’embolia polmonare?

La terapia per l’embolia polmonare, , si basa sulla somministrazione di farmaci anticoagulanti o trombolitici . I primi non sciolgono l’embolo ma ne impediscono l’aumento di dimensioni. Il famaco antocaugulante d’elezione è l’eparina, che può essere classificata in frazionata e non frazionata. La seconda,anche detta a basso peso molecolare è in genere praticata con iniezione sottocutanea e per questo è utilizzabile anche al difuori dell ‘ospedale.Viene utilizzata sia scopo terapeutico che preventivo in pazienti ad alto rischio tromboembolico.L’eparina standard o  frazionata è utilizzabile in ospedale ,prevede un monitoraggio continuo degli esami della coagulazione ed è in genere somministrata per endovena.

Esistono anche farmaci anticoagulanti da assumersi per via orale come il warfarin o i  osidetti nuovi anticoaugulanti orali(apixban,dabigatran.rivaroxaban)
L’assunzione di eparina e di farmaci anticoagulanti va controllata dal medico in quanto questi farmaci causano effetti collaterali noti e pericolosi, come la possibilità di emorragie.

I farmaci trombolitici invece sono utilizzabili solo in ospedale e da personale esperto .Sono riservati a casi di embolia severa..

La terapia alternativa è la rimozione chirurgica dell’embolo, o embolectomia. E’ una terapia usata solo in casi gravi ed urgenti di embolia massiva o in caso l’insorgere degli effetti collaterali sconsigli la prosecuzione della terapia farmacologica.

Un ulteriore rimedio, utilizzato per prevenire i decessi in caso di embolia massiva è il filtro cavale.
Il filtro cavale è adoperato specialmente in quei pazienti che non rispondono adeguatamente alla terapia a base di anticoagulanti o che non possono assumerne, o nei casi di embolia polmonare massiva recidiva, in cui un’ulteriore crisi potrebbe risultare fatale.
I filtri cavali possono essere permanenti o removibili: tale scelta è adottata dallo staff medico dopo accurata visita; la rimozione del filtro infatti è una delle operazioni più controverse tra i medici.

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