Mola vescicolare

Contenuto di:
Curatore scientifico: Dr. Gianfranco Blaas, Medico Chirurgo
Indice contenuto:
  1. Che cos'è la mola vescicolare?
  2. Quando si verifica una mola vescicolare?
  3. Quali sono i principali tipi di mola vescicolare?
  4. Chi è maggiormente colpito da una mola vescicolare?
  5. Quali sono i sintomi di una mola vescicolare?
  6. Quali sono le cause di una mola vescicolare?
  7. Come avviene la diagnosi di una mola vescicolare?
  8. Qual è il trattamento di una mola vescicolare?

Che cos'è la mola vescicolare?

La mola vescicolare è una condizione per la quale vi è un'alterazione dei villi coriali.

Il villo coriale, struttura base del cotiledone, il cui assieme forma la placenta, ha un asse centrale arterovenoso, per gli scambi tra sangue ossigenato che arriva al feto e sangue di ritorno dal feto.

Attorno vi è un doppio rivestimento dato, esternamente dal sinciziotrofoblasto (cellule parzialmente unite tra loro) e più internamente, dal citotrofoblasto (cellule più giovani, ben distinte tra loro).

Il sinciziotrofoblasto ha due caratteristiche: la prima è quella di erodere i tessuti circostanti, ed è quella che permette al villo coriale di penetrare la parete uterina per entrare in contatto col sangue materno; la seconda è quella di produrre un ormone: beta HCG, che è molto simile, chimicamente, all’ormone luteinizzante, e che permette alla gravidanza di proseguire, mediante uno stimolo sull’ovaio a produrre progesterone, nei primi tre mesi di gravidanza.

Nella mola vescicolare, i villi si trasformano in vescicole la cui superficie porta ad un aumento grandissimo di cellule del sinciziotrofoblasto. Conseguenza di ciò: grande capacità della mola di invadere la parete uterina e grande produzione di beta HCG.  

Quando si verifica una mola vescicolare?

Una mola vescicolare tende a verificarsi verso la fine del secondo mese di gravidanza, o come conseguenza di una gravidanza abortiva. Ma la base genetica della mola è tale sin dall’inizio di quella gravidanza

Quali sono i principali tipi di mola vescicolare?

I principali tipi di mola vescicolare sono:

  • mola vescicolare totale
  • mola vescicolare parziale
  • mola vescicolare invasiva

La mola vescicolare invasiva è un tipo di mola vescicolare che infiltra la parete uterina e, talora, la perfora, andando ad invadere anche gli organi vicini e diventando molto pericolosa. La degenerazione neoplastica della mola è il tumore maligno  femminile  più aggressivo: il corionepitelioma o coriocarcinoma.

Chi è maggiormente colpito da una mola vescicolare?

Una mola vescicolare si sviluppa più frequentemente nelle donne di età compresa tra trentacinque e i quarant'anni.

Quali sono i sintomi di una mola vescicolare?

Il primo sintomo provocato da una mola vescicolare è rappresentato da perdite sanguigne dai genitali; tali perdite generalmente non sono accompagnate da dolore, spesso però la gestante lamenta un senso di malessere al basso ventre.

Quali sono le cause di una mola vescicolare?

Il tessuto che viene a formarsi in seguito ad una mola vescicolare ha un corredo cromosomico anomalo ed è infatti il frutto di un difetto della fecondazione.

Come avviene la diagnosi di una mola vescicolare?

Una mola vescicolare viene diagnosticata  innanzitutto attraverso una visita: in presenza di perdita di sangue, si trova, invece che un utero più piccolo dell’epoca gestazionale (come succede nella minaccia d’aborto o aborto), un utero più grosso, che, attraverso un'ecografia si dimostrerà pieno di materiale indistinto (le vescicole) pur in presenza o meno dell’embrione.

Un dosaggio di Beta HCH darà facilmente risultati molto elevati, rispetto ad una gravidanza normale. Tranne che in alcuni casi, in cui HCG è normale e si parla di: mola morta.

Qual è il trattamento di una mola vescicolare?

Dopo aver accertato la presenza di una mola vescicolare, la prima cosa da fare è una chemioterapia con un farmaco specifico: il metotrexate, che ha azione contro l’acido folico, inoltre  occorre procedere al più presto allo svuotamento dell'utero, ciò si ottiene  con isterosuzione (no curettage per il pericolo di forature della parete uterina  indebolita) e somministrando contemporaneamente prostaglandine. Importante poi un follow –up costante per almeno un anno, evitando gravidanze.