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Negativismo

Negativismo
Curatore scientifico
Dr.ssa Martina Valizzone
Specialità del contenuto
Psicologia

Cos'è il negativismo?

Con il termine negativismo si fa riferimento ad un comportamento di natura patologica, caratterizzato da un atteggiamento di resistenza ostile all’ambiente, dalla tendenza a disattendere le richieste altrui e dal rifiuto categorico di ottemperare a queste richieste.

Il negativismo solitamente si manifesta in vari modi e può presentarsi in forme diverse nei vari stadi dello sviluppo di una persona. 

È possibile distinguere tre diversi tipi di negativismo

  1. Attivo o di comando (positivo): questo consiste nell’esecuzione di azioni contrarie a quelle attese o richieste. Il negativismo attivo é caratterizzato dalla messa in atto di comportamenti opposti a quelli richiesti. Di solito è molto comune tra i bambini piccoli, per i quali rappresenta una normale tappa dello sviluppo, da non intendersi in senso patologico;
  2. Passivo (negativo) o negativismo motorio: fa riferimento ad un’incapacità patologica ad eseguire l’azione o a reagire alle richieste altrui, a causa di una resistenza muscolare attiva;
  3. Interno (Bleuler): questo tipo di negativismo (tipico delle psicosi) nasce da un atteggiamento psicologico che considera ostili gli stimoli che vengono dall’esterno e consiste nell’opposizione ferma e perentoria all’esecuzione delle necessità fisiologiche interne, come l’alimentazione o il controllo degli sfinteri.

Quali sono le cause?

Le cause del negativismo non sono ancora del tutto chiare. Ciò che gli studiosi hanno rilevato è la tendenza di questo disturbo a manifestarsi in concomitanza con altri disturbi psicopatologici.

Si riscontra nella sindrome catatonica, in soggetti affetti da deficit psichici o mentali come la demenza e conseguentemente ad altre patologie cerebrali organiche, oltre ad essere presente in diverse forme di psicosi, compresa la schizofrenia. Il negativismo è considerato uno dei sintomi principali del disturbo oppositivo provocatorio, caratterizzato da comportamenti di sfida, oppositività e ostilità nei confronti dell’autorità (come ad esempio genitori, insegnanti o rappresentati delle autorità).

Diversi studi hanno rivelato che il negativismo si sviluppa solitamente entro il primo anno di vita per poi manifestarsi più chiaramente durante l’infanzia e riproporsi durante l’adolescenza, con caratteristiche sempre più evidenti. 

Ci sono dei sintomi?

La sintomatologia attraverso la quale si manifesta il negativismo è molteplice e include un gruppo di sintomi anche molto diversi.

Solitamente il soggetto si oppone a tutte le sollecitazioni o richieste poste dall’esterno: rifiuta di muoversi, rifiuta di alimentarsi, di vestirsi, fino ad arrivare al totale irrigidimento del corpo e al mutismo.

Negativismo catatonico

La catalessia, meglio nota come catalessi, è un disturbo del comportamento psicomotorio solitamente caratterizzata da rigidità alle estremità e da una ridotta sensibilità al dolore. In particolare, si definisce negativismo catatonico, l’assunzione di una posizione plastica o l’irrigidimento totale del corpo in opposizione alle sollecitazioni o alle richieste provenienti dall’esterno.

Comportamento che si manifesta spesso in associazione a quadri schizofrenici, ma anche psicorganici.

Negativismo infantile

Il negativismo non è sempre da intendersi in senso patologico. Si parla di negativismo anche per indicare il comportamento provocatorio dei bambini tra il secondo e terzo anno di vita (comunemente chiamato l’anno dei “terribili due”).

Atteggiamenti provocatori e negativi in bambini di quest’età, rappresentano una difesa e una resistenza nei confronti del dominio degli adulti. Se tali comportamenti sono esasperati e crescono di intensità possono rappresentare la spia di futuri anomalie comportamentali o caratteriali. 

Negativismo mediatico

In senso generico, il negativismo mediatico si riferisce ad un atteggiamento ostinatamente negativo che tende a mantenere costante l’attenzione su ciò che di negativo accade quotidianamente nella nostra società, senza fare menzione o evidenziare ciò che invece c’è di positivo in quanto viene raccontato quotidianamente attraverso i mezzi di comunicazione. 

Terapie

In letteratura è stato ampiamente dimostrato come interventi sistematici e multimodali abbiano maggiore efficacia nel trattamento dei comportamenti negativi e oppositivo-provocatori. Intervenire contemporaneamente su più fronti attraverso interventi individuali, familiari, che coinvolgono il contesto sociale allargato, ed eventualmente anche psicofarmacologici, è la terapia finora dimostratasi più efficace nel trattamento di questo tipo di disturbi.

In particolare, la terapia ad indirizzo cognitivo comportamentale si concentra sulle percezioni e i pensieri disfunzionali alla base del comportamento provocatorio, che l’individuo mette in atto in risposta a situazioni percepite come frustranti o addirittura provocatorie.

L’obiettivo di questo tipo di terapie è quello di lavorare sulle rappresentazioni cognitive distorte e sulla regolazione della risposta emotiva del paziente, in modo da riuscire a controllare gli esiti comportamentali disfunzionali e a contenere la rabbia e la frustrazione del paziente indirizzandola verso comportamenti più adattivi e funzionali.
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