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Andatura instabile

Andatura instabile
Curatore scientifico
Dr. Leila Turnava
Specialità del contenuto
Neurologia Ortopedia e traumatologia

Cos’è

Per andatura instabile si intende un disturbo della deambulazione, ovvero della capacità di camminare, che può manifestarsi sotto forma di rallentamento del passo, di diminuzione della fluidità, oppure di anomalo coordinamento, con particolare riguardo alla simmetria e alla sincronia dei movimenti.

Deambulazione e autonomia

La deambulazione è condizionata, essenzialmente, da 4 requisiti:
  • Funzionamento dell’apparato muscolo-scheletrico
  • Controllo della funzione motoria
  • Sensibilità (mediata dal sistema nervoso)
  • Mantenimento dell’attenzione
Quando tutte e 4 le condizioni sopra elencate risultano compresenti, la deambulazione può essere definita normale e l’individuo si muove in modo coordinato e simmetrico, ovvero utilizzando in misura uguale i due lati, destro e sinistro, del corpo.

Camminare in modo corretto consente all’individuo di vivere autonomamente, svolgendo tutte le attività della vita quotidiana senza necessità di ricevere aiuto o assistenza. Di conseguenza, qualsiasi cambiamento che intervenga a limitare, più o meno gradualmente, la facoltà di camminare può avere ricadute serie sulla qualità di vita del soggetto.

Perdere la capacità di alzarsi dalla sedia, di mantenere l’equilibrio una volta in piedi e/o di procedere a una velocità adeguata, espone l’individuo a un maggior rischio di ospedalizzazione e, nei casi più gravi, di morte.

La deambulazione nel corso della vita

Andando avanti con l’età, la deambulazione subisce delle inevitabili modifiche, per quanto riguarda soprattutto:
  • La velocità di marcia –  Dai 70 anni in poi, decennio per decennio la deambulazione rallenta all’incirca del 15%, poiché la lunghezza del passo, progressivamente, diviene più corta
  • La cosiddetta “stazione doppia” – Ovvero il tempo trascorso con entrambi i piedi poggiati a terra: all’aumentare della durata della stazione doppia, diminuiscono necessariamente la velocità e l’ampiezza del passo. Gli anziani, tendono a trascorrere più tempo in stazione doppia rispetto ai giovani, poiché, in età avanzata, la stabilità e la ricerca dell’equilibrio risultano più importanti della rapidità dei movimenti. Per questo il passo delle persone anziane è più breve e lento
  • La lunghezza del passo – Nell’anziano la lunghezza del passo si accorcia, per i motivi sopra esposti e anche a causa del progressivo indebolimento dei muscoli del polpaccio, che rende impossibile flettere adeguatamente la pianta del piede. Tale movimento risulta, comunque, limitato nel soggetto anziano anche per dare precedenza alla stabilità. Una spinta plantare maggiore potrebbe, infatti, portare a una perdita di equilibrio durante la “stazione singola”, ovvero durante il passo.
Se i fattori sopra elencati possono variare anche di molto con l’invecchiamento, ce ne sono, poi, altri che, pur subendo modifiche meno nette, possono comunque influenzare la deambulazione in modo significativo:
  • La mobilità articolare – Con l’invecchiamento, la capacità di flettere la pianta del piede si riduce progressivamente. Inoltre, risulta limitata la mobilità pelvica, ovvero del bacino, sia sul piano frontale e trasverso, sia come capacità di rotazione
  • La postura – Ovvero la posizione del corpo: in età avanzata, la postura cambia, se pure leggermente. L’anziano, a causa del progressivo indebolimento dei muscoli addominali, cammina accentuando la rotazione del bacino verso il basso. Ciò causa un incremento della lordosi lombare, cioè della naturale curvatura della porzione inferiore della spina dorsale. Inoltre, nell’anziano si riscontra una rotazione di 5° dell’alluce verso l’esterno, che ha, probabilmente, la funzione di aumentare la stabilità laterale.

Causa

Un'andatura instabile può verificarsi come conseguenza di una malattia temporanea, come una ferita o un'infezione, oppure potrebbe indicare un problema a lungo termine (cronico).

L’andatura instabile può essere abbastanza leggera tanto da essere appena percettibile o può essere così grave da causare l'impossibilità di assolvere i compiti della vita quotidiana.

Come capire se qualcosa non va

Eventuali cambiamenti o anomalie della deambulazione possono essere sintomi di una patologia sottostante. Ad esempio:
  • Riduzione della simmetria dei movimenti – Il passo che diviene asimmetrico oppure la diminuzione della coordinazione tra lato destro e sinistro del corpo, possono essere sintomo di patologie neurologiche monolaterali o di problemi muscolo-scheletrici
  • Atarassia – L’atassia, ovvero la perdita di coordinazione tra parti del corpo si manifesta sotto forma di deambulazione instabile con pericolosa perdita di equilibrio e può indicare un interessamento del cervelletto, del midollo spinale, oppure dei nervi periferici. Anche il passo che diviene molto variabile e irregolare, può significare perdita della coordinazione motoria
  • Peudo-claudicatio – Ovvero l’aumento del dolore irradiato agli arti inferiori non appena si inizia a camminare, che recede a riposo: tale sintomo può essere collegato a una stenosi del canale vertebrale lombare (Pseudo-claudicatio Spinalis), oppure da una insufficiente irrorazione arteriosa degli arti inferiori, che priva i muscoli dell’apporto di ossigeno necessario per il movimento.
  • Difficoltà a iniziare la marcia – Può essere sintomo di malattie anche gravi, come il Morbo di Parkinson, di patologie sottocorticali, che interessano le formazioni situate al di sotto della corteccia, oppure di problemi al lobo frontale. Nel Parkinson, si manifestano per lo più rigidità e bradicinesia, ovvero difficoltà a iniziare il movimento che si traduce in eccessiva lentezza. La difficoltà a iniziare la marcia va, comunque, tenuta distinta dalla vera e propria incapacità. Quando risulta del tutto impossibile iniziare a camminare, può essere, infatti, presente un interessamento della corteccia frontale che, progredendo, dà luogo a variazioni dell’andatura (es. procedere a piccoli passi) e della postura (es. retropulsione, ovvero tendenza a cadere all’indietro)
  • Accorciamento del passo – La tendenza a camminare a piccoli passi non necessariamente è sintomo di patologia. Nell’anziano, un certo accorciamento della lunghezza del passo, così come l’arresto improvviso nel corso della marcia oppure il rallentamento, possono essere ritenuti normali conseguenze dell’insicurezza e del timore di andare incontro a cadute, quindi funzionali al mantenimento dell’equilibrio. L’accorciamento del passo è, comunque, un sintomo aspecifico. Può essere indicativo di problemi a livello muscolo-scheletrico, ad esempio debolezza della gamba destra o sinistra, che riduce la capacità di spinta, oppure di un disturbo neurologico
  • Deviazione del percorso – Può indicare deficit della funzione motoria, con interessamento del lobo frontale, sottocorticale o cerebellare, ma non solo. Se ad esempio, il paziente tende a deviare sempre dallo stesso lato, disegnando percorsi “a stella” durante un test che consiste nel marciare avanti e indietro a occhi chiusi, è possibile che il soggetto sia affetto da una forma di atassia definita “labirintica”, un disturbo dell’equilibrio causato da una disfunzione vestibolare, ovvero da un malfunzionamento dell’orecchio interno. Il labirinto, situato in profondità, nell’osso temporale, è infatti la struttura deputata a rilevare la posizione della testa nello spazio e i suoi movimenti.

Cosa fare se si notano cambiamenti o problemi di deambulazione

Quando la deambulazione va incontro a modifiche è sempre necessario rivolgersi al proprio medico di base e, nei casi più gravi, a uno specialista.

Per una diagnosi certa potrebbe essere necessaria una visita neurologica, ortopedica o, per i pazienti anziani, geriatrica.

Potrebbe anche essere necessario effettuare una TAC (Tomografia Assiale Computerizzata), una RMN (Risonanza Magnetica Nucleare) o ricorrere ad altri tipi di diagnostica per immagini.

Diagnosi

Di norma, la diagnosi di andatura instabile si raggiunge in 4 fasi:
  • Discussione con il paziente
  • Osservazione dell’andatura
  • Valutazione di tutti i fattori che possono influenzare la marcia: struttura ossea, mobilità articolare, potenza muscolare, sistemi sensoriali, controllo motorio, stato di salute cardiovascolare/attività fisica abituale
  • Nuova osservazione del paziente, alla luce della valutazione dei fattori sopra elencati
L’esame obiettivo consiste nell’osservare e cronometrare l’andatura del paziente, facendolo procedere autonomamente o, se impossibilitato a farlo, con l’aiuto del medico stesso o di un dispositivo per l’assistenza (es. bastone o girello), lungo un corridoio rettilineo.

La lunghezza del passo deve essere misurata con squadra e righello. La misurazione del passo dal punto di vista cinetico, invece, deve essere svolta in laboratori attrezzati.

Cura

Il tipo di trattamento per l’andatura instabile dipende dalla causa sottostante a questo sintomo. Quando un’andatura è incerta, è connessa, di solito, a una distorsione, a una deformazione o a una lesione lieve: in questo caso possono essere utili analgesici e antinfiammatori.

Le lesioni più gravi e le malattie richiedono terapie specifiche, dirette alla causa scatenante del problema.

Le possibilità di cura dipendono dalla diagnosi, poiché la deambulazione instabile, faticosa, troppo lenta, incerta, irregolare o, in qualsiasi modo, anomala, può dipendere da una patologia sottostante che deve essere diagnosticata.

Se si è in presenza di un paziente anziano, non è sempre indicato intervenire per modificare l’andatura, poiché la lentezza, pur eccessiva, potrebbe essere funzionale all’evitamento di cadute e infortuni.

Esercizi

Alcuni esercizi per l'andatura instabile possono essere d’aiuto.

Ad esempio, gli esercizi di equilibrio, statico e dinamico, che consistono nell’apprendere la corretta postura eretta, nel valutare la propria posizione nello spazio, nel muoversi lentamente e nel girarsi, prescritti ai pazienti con deficit di equilibrio.
 
Oppure gli esercizi di resistenza, nel caso di soggetti deboli e facili all’affaticamento, oppure l’uso di attrezzi, pesi o step, finalizzato al rafforzamento dei muscoli. 

Non tutti gli esercizi sono, tuttavia, praticabili dai pazienti in età avanzata.

Prevenzione

Da alcuni studi di corte e da indagini longitudinali a campione, è emerso come l’attività fisica abituale aiuti a prevenire i problemi di deambulazione e a migliorare e mantenere più a lungo la mobilità. 

In particolare, una marcia della durata di 30 minuti sembra essere il metodo ottimale. 

L’incremento della velocità e della durata dell’attività deve avvenire lentamente, nel corso di almeno 4 mesi.

È necessario il supporto di un fisioterapista nel caso di soggetti che, per deambulare, utilizzino dispositivi di assistenza.

Quali sono i migliori dispositivi di assistenza

Di solito, è il fisioterapista, di concerto con il medico, a stabilire se il paziente necessita di un dispositivo e quale sia il più indicato.
  • Bastoni – Particolarmente utili per alleviare il dolore legato all’artrosi dell’anca o del ginocchio, oppure a chi presenta neuropatia periferica ai piedi. È importante regolarne l’altezza, poiché il gomito del braccio che tiene il bastone deve risultare flesso di 20-30°
  • Girelli – Ne esistono con e senza freni. Possono essere usati solo se braccia e spalle sono forti in modo adeguato. Prevengono le cadute laterali e in avanti, meno quelle all’indietro. Alcuni sono dotati di sedile, per riposare in caso di fatica eccessiva
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