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Aikido

Aikido
Curatore scientifico
Lorenzo Bichi
Specialità del contenuto
Medicina dello sport

Che cos’è l'Aikido?

Nata nel giappone dei samurai, l’aikido è stata riscoperta in chiave moderna grazie a Morihei Ueshiba che ha combinato i movimenti tipici del combattimento giapponese ad un approccio ideologico totalmente nuovo. La sua filosofia nasce dal desiderio di Ueshiba di creare qualcosa dove l’uomo riuscisse a relazionarsi con i suoi simili in modo non distruttivo, arrivando a realizzare un’arte che insegni a sopravvivere alla vita senza essere sopraffatti. 

L’aikido è una disciplina, una forma attuale di combattimento giapponese che affonda le sue radici nell’arte giapponese dei samurai. Si parla di combattimento come arte perché la “lotta” non è vista come semplice scontro tra due individui in cui uno deve prevalere sull’altro: c’è dietro una filosofia di pensiero complessa, che si allaccia alla tradizione nipponica di rispetto e intreccio tra individuo e natura.

La rivisitazione dell’antica arte del combattimento samurai e l’elaborazione di una forma più attuale è dovuta a Morihei Ueshiba (1883-1969), mistico, poeta e filosofo.

A partire dagli anni del dopoguerra l’Aikido si diffuse in tutto il mondo e, agli inizi degli anni ’60, giunse anche in Italia. L’aikido rivisitato in questa forma attuale proviene dallo sviluppo del pensiero di Ueshiba. 

Ueshiba, nel 1943 in pieno periodo di guerra, lasciò l’esercito ritirandosi in esilio a Iwama, paesino montanaro. Iniziò un periodo di meditazione nel quale si dedicò allo studio delle arti marziali e si dedicò alla terra, dando vita all’aikido, un’arte che va oltre la pura marzialità, trasformandosi in una filosofia di vita, in cui ogni essere vivente è in sintonia con la terra, con il cielo e con gli altri. 

Furono le tragiche conseguenze del conflitto mondiale e l’esigenza di una ricostruzione anche morale del Giappone, che spinsero Ueshiba a pensare di creare un’arte che insegnasse all’uomo a rapportarsi in maniera non distruttiva con l’altro. 

Sono evidenti le differenze tra l’aiki-jutsu dell’anteguerra (tecniche di combattimento il cui scopo era sconfiggere l’avversario), e l’aikido: un sistema di meditazione con l’obiettivo di sviluppare una maggiore calma, consapevolezza di se stessi e sicurezza interiore per un innalzamento spirituale e morale. Alla base di questo pensiero ci sono: il coraggio, la generosità, la voglia di costruire e di non distruggere.

Che cosa significa il suo nome?

Formato da queste tre parole, Ai (unione, amore), Ki (energia, spirito e volontà), Do (percorso, cammino, disciplina), il termine Aikido viene tradotto dai dizionari italiani come: "Via dell’unificazione degli spiriti". Ueshiba affermava come questa tecnica non fosse una lotta dal momento che l’aikido non ha nemici. 

In sintesi, ricapitolando:

  • “Ai” vuol dire unione, legame, amore; 
  • “ki” vuol dire energia, spirito, volontà;
  • “do” si riferisce al metodo, alla via, allo strumento.

La pronuncia di “aikido” in italiano è [ai’kido]. 

Scriveva Ueshiba: "non esiste nemico nell’Aikido. Vi sbagliate se pensate che il Budo (arte marziale orientata in senso spirituale) significhi avere avversari e nemici ed essere forti e farli cadere. Non ci sono né avversari né nemici per il vero Budo".

Esistono gare di aikido?

No. I due contendenti non vogliono prevalere l’uno su l’altro, si aiutano vicendevolmente a raggiungere il fine ultimo di questa arte.

Come si pratica?

Basato su movimenti sferici si mostra come un’elegante tecnica di autodifesa. La sua movenza di base è il kata, un metodo di attacco potente, ma che non crea ferite all’avversario. 

Quali vantaggi porta?

I vantaggi dell'aikido sono davvero molti e vari, sia a livello fisico che spirituale.

Qual è la storia dell'Aikido in Italia?

La storia delle origini e dell'evoluzione dell'aikido in Italia è innanzi tutto scandita dai periodi storici coincidenti con le fasi di nascita e di sviluppo della struttura organizzativa e didattica dell'aikido sul territorio italiano, che a loro volta corrispondono all'avvicendarsi in Italia degli istruttori giapponesi inviati dall'Hombu Dojo dell'Akikai del Giappone.

La quasi totalità degli italiani che per primi hanno appreso l'arte dell'aikido, a parte pochissimi pionieri che si sono recati personalmente all'Hombu Dojo Aikikai del Giappone, ha infatti avuto quale culla aikidoistica il grembo dell'Aikikai Foundation del Giappone e, quali nutrici, gli insegnanti giapponesi inviati appositamente in Italia dall'Ente aikidoistico giapponese.

Si possono dunque individuare generazioni successive di aikidoisti, corrispondenti ad altrettanti momenti storici dello sviluppo e dell'evoluzione dell'aikido in Italia. Una prima generazione composta dai primi italiani allievi diretti dei maestri giapponesi, una seconda composta da aikidoisti più giovani, in parte ancora allievi diretti dei maestri giapponesi, ma che si relazionano sempre di più in via principale con i propri istruttori italiani e sempre meno hanno un costante e stabile rapporto diretto con i maestri giapponesi che operano in Italia, ed infine le successive generazioni di aikidoisti italiani che, ancora più giovani, hanno di fatto un rapporto diretto esclusivamente con il proprio insegnante italiano e non si relazionano più con alcun insegnante giapponese oppure solamente in modo saltuario ed occasionale.

L’Aikido e lo sport

L’Aikido non è inteso come sport e non ci sono delle gare. L’Aikido è un’arte che ha come fine la consapevolezza ed il miglioramento di se stessi e non la vittoria sull’avversario.

Anche nella nostra cultura si rispecchia nell’amicizia e nell’unità; un amico non domina sull’altro ma c’è il rispetto reciproco. In questo senso, nella pratica dell’aikido, il contrasto tra i due combattenti è unicamente strumento per una vicendevole comprensione di se stessi, in sintonia con la natura.

Gli stili dell’Aikido

All’apparenza l’aikido è un elegante e valido approccio di autodifesa i cui movimenti si basano sulla dottrina della rotazione sferica. Dal punto di vista tecnico si basa su molteplici e innumerevoli stili di lotta che Morihei Ueshiba apprese sin da giovane.

La pratica si realizza attraverso un particolare metodo di attacco creato dai “kata” (forme di esercitazione disciplinate anche in altre arti), con movimenti che permettono l’utilizzo di un autorevole ritmo che non arreca danni ai praticanti.

Ciò che conta, in questo tipo di allenamento, che si basa sulla capacità di condurre e sulla capacità di essere diretti, è che si crei una completa unione/fusione con il partner. Le particolarità che si sviluppano sono: l’aumento della forza dinamica, della forza fisica e della forza spirituale, l’incremento della capacità di tolleranza e della disponibilità e sensibilità verso l’altro.

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