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Baby cooling: cos'è e a cosa serve

Anna Nascimben | Editor

Ultimo aggiornamento – 22 Febbraio, 2024

baby cooling

Cosa si intende per baby cooling e a cosa serve la cosiddetta "ipotermia terapeutica"? Quali sono i suoi campi di applicazione quali vantaggi apporta ai neonati venuti al mondo con problemi di asfissia? Vediamolo insieme.

Che cos'è il baby cooling

Il baby cooling, o ipotermia terapeutica, è una particolare metodologia terapeutica che consiste nell'abbassamento della temperatura corporea del neonato al fine di ridurre i danni provocati al cervello da un'asfissia verificatasi durante il parto. 

Messa a punto inizialmente negli USA, dal 2009 il baby cooling è disponibile anche in Italia, sebbene non tutti i punti nascita siano dotati della strumentazione necessaria per metterla in atto.

L'encefalopatia ipossico-ischemica è una delle cause principali della paralisi cerebrale infantile, ovvero una condizione di degenerazione cerebrale che può colpire i neonati durante il momento del parto. 

Il danno provocato dalla condizione di asfissia al cervello si manifesta con un processo graduale nel tempo, tuttavia i medici hanno notato come applicando una speciale tecnica basata sull'iportemia, sia possibile minimizzare i rischi che il neonato sviluppi complicazioni neurologiche ancora più gravi.

L'asfissia al momento del parto colpisce circa 1-4 neonati su 1000 e rappresenta la principale causa di mortalità perinatale. Essa, inoltre, causa danni neurologici permanenti e disabilità cognitive che possono essere anche molto gravi, come ad esempio ritardo mentale, deficit corporei o paralisi cerebrale.

In cosa consiste il baby cooling

Il baby cooling può essere utilizzato solamente in casi specifici ed è un trattamento che viene adottato su neonati che presentano sintomi di una encefalopatia ipossico-ischemica da moderata o elevata, causata da complicazioni durante il momento del parto. 

L'ipotermia terapeutica si applica solo sui bambini nati a termine (o comunque non prima di 35 settimane di gestazione) e che presentano un peso corporeo superiore a 1,8 kg; essi inoltre non devono avere anomalie congenite e aver superato le sei ore di vita.

L'iter prevede che, qualora i medici sospettassero un possibile danno cerebrale, si attivino per sottoporre immediatamente il neonato a un elettroencefalogramma; se questo dovesse restituire un risultato preoccupante, il personale sanitario procederà immediatamente a predisporre la strumentazione per iniziare la crioterapia sul bambino. 

Nello specifico, il baby cooling consiste nel ridurre la temperatura corporea del neonato per 72 ore, fino ad arrivare a 33.5°, servendosi di un particolare materassino ad acqua collegato ad un  apparecchio raffreddante. 

Per la buona riuscita della terapia è assolutamente necessario che il baby cooling venga adottato senza perdere tempo, e che il bimbo venga costantemente monitorato per tutto il tempo nel quale viene sottoposto a ipotermia. 

In particolare, i medici dovranno tenere controllati i valori della pressione, degli elettroliti, della glicemia e del cuore, mentre i danni cerebrali dovranno essere valutati in modo continuativo. Trascorse le 72 ore si procede ad alzare la temperatura del bambino in modo molto graduale.

Il motivo che rende così efficace il baby cooling è dovuto al fatto che il danno cerebrale che si verifica in seguito ad un'asfissia non è un evento unico, bensì è un vero e proprio processo evolutivo e che, nei casi più gravi, può perdurare fino a raggiungere una seconda fase, detta di "riperfusione". 

È proprio in questo arco temporale che avviene la maggior parte della distruzione dei neuroni e, visto che tra il momento in cui inizia la degenerazione cellulare e quello della riperfusione vi è un intervallo di tempo (chiamato Therapeutic window) in cui i medici possono intervenire sottoponendo il bambino a terapie neuroprotettive che, in questo caso, consistono appunto nel raffreddamento delle cellule cerebrali.


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Benefici del baby cooling e possibili rischi

Il principio alla base del baby cooling consiste nel fatto che raffreddando il corpo del neonato, viene limitata in modo importante l'attività cellulare del cervello. Le cellule, che sarebbero andate incontro a una morte per mancanza d'ossigeno vengono ridotte e rese più resistenti dall'azione del freddo, di fatto rallentando e contenendo il danno neurologico (che, tuttavia, non viene mai annullato ma solo ridotto).

Studi recenti hanno confermato che l'ipotermia terapeutica è in grado di ridurre i danni all'apparato cerebrale anche del 25%, tuttavia, affinché essa abbia successo, è fondamentale adottarla il prima possibile e ciò non è purtroppo sempre possibile, soprattutto se il punto nascita dove si partorisce non è dotato di una Terapia Intensiva Neonatale dotata delle apparecchiature necessarie.

I rischi legati alla pratica del baby cooling sono di lieve entità, infatti si verificano pochi eventi avversi e legati principalmente a disturbi nella coagulazione del sangue e alla diminuzione della frequenza cardiaca fisiologica. 

Il neonato, che durante il corso del trattamento viene sempre tenuto sotto stretto controllo medico, dovrà continuare ad essere sottoposto a regolare visite neurologiche almeno fino ai due anni, in modo da valutare la progressione del danno cerebrale.



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Anna Nascimben | Editor
Scritto da Anna Nascimben | Editor

Con una formazione in Storia dell'Arte e un successivo approfondimento nello studio del Digital Marketing, mi occupo da anni di creare contenuti web. In passato ho collaborato con diversi magazine online scrivendo soprattutto di sport, vita outdoor e alimentazione, tuttavia nel corso del tempo ho sviluppato sempre più attenzione nei confronti di temi come il benessere mentale e la crescita interiore.

a cura di Letizia Samantha Zeverino
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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