Parto in acqua: tutto quello che c'è da sapere

Anna Nascimben | Editor

Ultimo aggiornamento – 28 Novembre, 2022

Parto in acqua: cosa sapere?

Il parto in acqua è un'esperienza sempre più diffusa negli ospedali, in casa maternità o nel parto a domicilio in italiani e sono moltissime le donne che hanno già scelto questa modalità per dare alla luce il proprio bambino. 

É vero che è sempre possibile richiederlo e che presenta dei pro e dei contro da tenere presente? Quali vantaggi può apportare alla mamma e al neonato? Andiamo alla scoperta di come funziona il parto in acqua e in quali situazioni può essere un'opzione percorribile.

Parto in acqua: una scelta sempre più diffusa

Secondo alcuni studi, sembra che partorire in acqua sia benefico sia per la mamma che per il bambino, in quanto, immergendosi in una vasca durante il travaglio, il dolore tenderebbe a diminuire, riducendo, così, la probabilità di ricorrere all'epidurale e, di conseguenza, velocizzando il parto

Il parto nell'acqua, sebbene presenti numerosi aspetti positivi, non può però essere praticato in ogni situazione, inoltre non a tutte le mamme appare un'opzione desiderabile.

La storia del parto in acqua risale ai primi anni '60, quando il dottor Charkovsky intuì l'effetto benefico che poteva avere l'acqua calda sul dolore. Poi, nel corso degli anni questa tecnica venne portata avanti da Frédérick Leboyer, il quale teorizzò la "nascita dolce", e da Michel Odent, che introdusse l'uso della vasca colma di acqua calda per alleviare il dolore del travaglio. 

Anche in Italia si diffuse il ricorso a questa modalità di nascita, dapprima all'ospedale di Poggibonsi, poi in Trentino Alto Adige, mentre ad oggi sono diverse decine le strutture ospedaliere che prevedono il passaggio in acqua per la donna in travaglio.

Come avviene il parto in acqua

Parto in acqua

Il parto naturale in acqua avviene secondo un protocollo specifico molto preciso e può essere eseguito solo in strutture ospedaliere attrezzate per farlo

Innanzitutto, esso prende avvio non appena la donna entra nella fase del cosiddetto "travaglio attivo", ovvero quando le contrazioni uterine aumentano per intensità, frequenza e durata. In questo momento il collo dell'utero si presenta dilatato di circa 4-5 cm e le contrazioni si fanno via via sempre più regolari.

La vasca utilizzata per il parto deve rispettare delle precise caratteristiche: essa non è, infatti, una vasca qualunque, bensì deve essere abbastanza grande per consentire alla donna di muoversi liberamente e deve essere riempita con almeno 80 cm di acqua calda.

La temperatura dell’acqua deve essere sempre sui 37 gradi. L’ostetrica che sta assistendo il parto deve tenere controllato ogni ora la temperatura dell’acqua, non deve superare i 37,5 gradi ed essere inferiore ai 33 gradi. Temperature più basse potrebbero interrompere l’attività contrattile, quella troppo alta portare il feto in tachicardia.

Durante il travaglio, poi, è sempre presente un'ostetrica, la quale si assicura che tutto proceda nel migliore dei modi, fornendo allo stesso tempo assistenza fisica e psicologica alla gestante.

Poco prima che si concluda la fase espulsiva, il personale predisporrà l'ambiente nel quale verrà posizionato il neonato appena nato. Non appena il feto verrà disimpegnato sulle spalle, l'ostetrica asseconderà la risalita del bambino verso la superficie, poi gli asciugherà la testa e lo sistemerà sul petto della madre per favorire il contatto skin to skin, avvolti da teli caldi. 

In seguito, la donna uscirà dalla vasca per eliminare la placenta, valutare in maniera idonea la perdita ematica ed eventuali esiti a livello dei tessuti perineali.

Travaglio in acqua: i vantaggi per la mamma e il feto

Sono diversi i vantaggi del partorire in acqua, principalmente legati a un'importante riduzione del dolore sperimentata dalla donna. In particolare, l'immersione in acqua calda durante le fasi del travaglio presenta i seguenti effetti positivi:

  • ammorbidisce i tessuti e diminuisce la probabilità di incorrere in lesioni perineali;
  • diminuisce il ricorso all'episiotomia;
  • diminuisce il dolore: ciò è particolarmente importante perché, se la donna sente meno dolore, avvertirà meno l'esigenza di ricorrere all'epidurale o a farmaci analgesici. Di conseguenza, i tempi del travaglio e del parto si accorceranno e si avrà meno rischio di dover iniettare ossitocina alla partoriente per velocizzare il parto;
  • favorisce il rilascio di endorfine;
  • distensione dei tessuti muscolari, fasciali e cartilaginei del bacino materno;
  • rilassa la donna;
  • consente alla donna di avere maggiore libertà di movimento in quanto il bacino è più mobile;
  • il feto è facilitato nella sua discesa lungo il canale del parto;
  • la dimensione intima della vasca favorisce il rilassamento e porta la donna a concentrarsi su di sé e sulle sue sensazioni invece che sul mondo esterno;
  • inibisce la produzione dell'ormone dell'adrenalina, che allunga i tempi del parto e aumenta il ricorso all'ossitocina sintetica
  • favorisce la produzione di endorfine naturali;
  • l'effetto del galleggiamento in acqua fa sì che si riduca il peso addominale esercitato sulla vena cava e sull'aorta, migliorando la circolazione del sangue verso la placenta;
  • l'acqua favorisce la diuresi, con un conseguente rilascio di sodio e un naturale abbassamento della pressione arteriosa nella donna;
  • protegge la mamma da interventi non necessari dandole uno spazio privato protetto.

Per quanto riguarda i vantaggi che interessano il feto, partorire immerse nell'acqua aiuta a:

  • migliorare la circolazione fetale
  • diminuisce il trauma fetale dalla vita intrauterina a quella extrauterina
  • favorire la respirazione
  • mantenere la temperatura non appena nato
  • rendere il passaggio dall'utero all'atmosfera più lento e graduale
  • prevenire l'ipotermia
  • favorisce i processi di Bonding 

Parto in acqua: quali controindicazioni

Oltre agli innumerevoli benefici legati al parto in acqua, esistono, però, anche alcune controindicazioni

Innanzitutto, non tutte le donne incinte possono scegliere di dare alla luce il proprio bambino nella vasca perché questa opzione è legata alla presenza di alcune caratteristiche. Fra queste le più importanti sono:

  • la gravidanza è singola e non gemellare
  • è in posizione cefalica 
  • la gravidanza è considerata a basso rischio ed è a termine dalla 37 alla 42 settimana 
  • vi è la possibilità di essere assistite da un'ostetrica durante tutto il corso del travaglio
  • la donna ha un tampone vaginale negativo
  • travaglio attivo
  • membrane rotte da meno di 24 ore
  • liquido amniotico chiaro 
  • nessuna complicanza medico/ostetrica

Non è possibile invece usufruire di questa modalità se:

  • la donna ha la febbre
  • se la donna ha già sofferto in passato di emorragia post partum
  • se non è presente un monitor fetale subacqueo che controlli la frequenza cardiaca del feto
  • se la donna ha già richiesto l'epidurale
  • presenza di patologie trasmissibili per via ematica o da contatto
  • se la donna soffre di preclampsia 
  • cardiopatie-Vasculopatie materne 
  • infusione di ossitocina in corso 
  • polidramnio 
  • gravidanza gemellare
  • placenta previa 
  • ritardo di crescita 
  • liquido amniotico tinto 
  • presentazione podalica
  • tracciato cardiotocografico non rassicurante. 

Altri criteri di esclusione:

  • la donna ha subito un precedente parto cesareo
  • se i prodromi del travaglio sono presenti da più di 24 ore
  • se il bambino è podalico
  • se nel liquido amniotico è presente del meconio
  • se vi è un'infezione in corso nella madre (Covid, Herpes, HBV, HCV,...)
  • se la donna è già stata sottoposta all'ossitocina 

Come prepararsi al parto in acqua

Non esiste una preparazione specifica da osservare in vista di un parto in acqua, tuttavia se si intende dare alla luce il proprio bambino in questa modalità, è opportuno informarsi molto bene in via preliminare

Innanzitutto, se si decide di partorire in un ospedale pubblico, è fondamentale sapere quali sono le modalità di accesso alla vasca: ovvero se è possibile prenotarla in anticipo, se può entrare anche un accompagnatore, cosa bisogna portare con sé e se è consentito passare tutta la fase del parto (anche quella espulsiva) nella vasca, oppure solo quella del travaglio.

Per quanto riguarda l'abbigliamento, non è importante indossare qualcosa di specifico, tuttavia in genere le ostetriche consigliano di portare con sé nella borsa del parto una o due vestaglie a maniche corte e dotate di un'apertura sul davanti in modo da favorire il contatto pelle- pelle subito dopo la nascita del bambino.

Vasca per parto in acqua: quanto costa

Per tutte coloro che non intendono servirsi del Servizio Sanitario Nazionale (o che dispongono di questo servizio nella loro Regione) ma vogliono partorire in casa, sono disponibili per la vendita o il noleggio delle speciali vasche per il parto in casa

In questo caso occorre contattare un'ostetrica che svolge la libera professione e richiedere la disponibilità per seguire un parto in acqua domiciliare

I costi per una vasca per il parto in acqua vanno dai 180 ai 400 euro, tuttavia occorre dotarsi anche di tutti gli accessori per garantire l'igiene e la sicurezza della mamma e del bebè (come ad esempio la pompa per il riempimento-svuotamento del liquido e il termometro per la valutazione della temperatura). Inoltre, occorre tenere presente che non tutte le case sono predisposte dal punto di vista strutturale per accogliere le pesanti vasche per gestanti. 

L’ostetrica che avrete scelto per accompagnarvi nel vostro parto si occuperà di portare a casa vostra tutto il necessario e di valutare se l’ambiente che avete deciso per il vostro parto è idoneo o meno

Anna Nascimben | Editor
Scritto da Anna Nascimben | Editor

Con una formazione in Storia dell'Arte e un successivo approfondimento nello studio del Digital Marketing, mi occupo da anni di creare contenuti web. In passato ho collaborato con diversi magazine online scrivendo soprattutto di sport, vita outdoor e alimentazione, tuttavia nel corso del tempo ho sviluppato sempre più attenzione nei confronti di temi come il benessere mentale e la crescita interiore.

a cura di Letizia Samantha Zeverino
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