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Carenza di vitamina D? C'è un legame con il Coronavirus

Ultimo aggiornamento – 13 Maggio, 2020

Vitamina D

Sul Coronavirus si sta dicendo tanto e l'attenzione dei ricercatori è puntata al massimo sulla pandemia, nel tentativo di rispondere a domande chiave, come, ad esempio: "perché in Italia c'è stato un numero così elevato di contagi?".

Concause, fattori di rischio e un pizzico di sfortuna, diciamo così. Eppure, già a metà aprile scorso, il dr. Giancarlo Isaia, geriatra e presidente dell’Accademia di Medicina di Torino, assieme al dr. Enzo Medico, professore di Istologia all’Università di Torino, avevano ipotizzato che una carenza di vitamina D (mal comune tra i nostri anziani) potesse rappresentare un fattore determinante del contagio. Il Ministero della Salute ha però inserito la notizia fra le bufale più diffuse di questa pandemia. Il motivo? Non ci sono prove scientifiche che dimostrino il ruolo della vitamina D. 

Nel tempo, però, qualcosa è cambiato. In questi giorni, infatti, è stato pubblicato uno studio condotto dalla Northwestern University che evidenzia una potenziale associazione fra livelli normali di vitamina D e un ridotto tasso di letalità di Covid-19. 

Ma cerchiamo di capirne di più. 

Coronavirus e vitamina D: il legame

Si parte, come sempre, dall'analisi dei dati. Secondo alcune indagini preliminari, molti dei pazienti che accusano i sintomi - gravi - del Covid19 presentano una ipovitaminosi D

Ricordiamo i valori della vitamina D: un soggetto adulto ha una corretta quantità di vitamina D quando la concentrazione di 25-OH-D è compresa tra le 75 nmol/l (30ng/ml) e le 200 nmol/L (80ng/ml). 

Da quanto emerso dallo studio appena pubblicato, il rischio di avere un’infezione Covid-19 grave fra chi ha una carenza rilevante di vitamina D è del 17,3% contro il 14,6% di chi ha livelli normali della vitamina D – che corrisponde a una riduzione del rischio di una forma di Covid-19 grave di circa del 16%. Dunque, ovviamente, livelli ottimali di vitamina D non riducono di certo il rischio di contagio. Ma, forse, ridurrebbe la gravità dei sintomi.

Quali sono le cause dell'ipovitaminosi D?

Diverse sono le cause che incidono sui livelli di vitamina D, abbassandoli. Troviamo: 

  • una scarsa esposizione al sole; 
  • un aumento del fabbisogno di vitamina D; 
  • un cattivo assorbimento intestinale;
  • malattie epatiche o renali, che alterano la conversione della vitamina D nell'organismo; 
  • farmaci che incidono sul normale metabolismo della vitamina D. 

Il perché di questo legame: siamo ancora nel campo delle ipotesi

Stando a questi primi risultati, la presenza di un legame tra vitamina D e Covid-19 assume contorni più definiti. Ma qual è il motivo per cui valori normali di questo componente fungono da tutela verso le infezioni più gravi? 

Certezze non ne abbiamo, ma l’anello di congiunzione fra vitamina D e le infezioni più lievi sembra sia da rintracciare nel sistema immunitario. È infatti ormai noto che nei malati gravi il sistema immunitario diventi iper-reattivo, andando a produrre la cosiddetta cascata delle citochine ovvero di proteine che scatenano una forte risposta infiammatoria. 

L'infiammazione scatenata dalla citochine sembra essere uno tra i principali elementi che rendono grave e potenzialmente letale la malattia. Secondo gli autori dello studio, la vitamina D riuscirebbe a bloccare l'iper-attività del sistema immunitario, aiutando a regolare i livelli delle citochine e dunque l’infiammazione. 

Nessuno nega che i risultati siano di grande interesse ma ricordiamo che sono ancora preliminari dato che basati su un’indagine statistica e su parametri ancora da confermare.  «Nonostante sia importante per le persone sapere che una carenza di vitamina D potrebbe avere un ruolo nella mortalità da Covid-19, non dobbiamo somministrare vitamina D a tutti», ha affermato il dr. Vadim Backman, tra gli autori dello studio. In poche parole, lo studio non deve assolutamente tradursi in una corsa agli integratori.

Sole e alimentazione

Sappiamo però con l'arrivo dell'estate e delle temperature più miti, non sarebbe male approfittare dei balconi e terrazzi per esporsi al sole. Ora c'è anche la possibilità di uscire all'aria aperta: non approfittarne sarebbe un peccato.

Anche la dieta può giocare a favore: latte, formaggio e yogurt a volontà. 

I cibi ricchi di vitamina D

Pronti per segnarli nella lista della spesa? Abbiamo già parlato dei latticini, ma eccone altri: 

  • Salmone, 100 grammi garantiscono tra i 361 e i 685 IU di vitamina D.
  • Arringa, apporta 1.628 IU per 100 grammi.
  • Tonno in scatola, anche 236 IU di vitamina D in 100 grammi.
  • Gamberi, circa 152 IU per una piccola porzione. 
  • Tuorli d'uova, dai 18 ai 39 IU di vitamina D. 
  • Funghi, dai 130 ai 450 IU di vitamina D2 per 100 grammi. 

Un'ultima riflessione: il Coronavirus pare colpire meno i bambini e ciò potrebbe proprio essere legato alla minore prevalenza di problemi di carenza di vitamina D. 

Parlatene con il medico o il farmacista o, se siete già consapevoli di esserne carenti, iniziate a integrare la vitamina (al di là della questione Covid). Prevenire è meglio.  

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