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Sesto senso? Il nostro cervello può prevedere le parole di un interlocutore

Ultimo aggiornamento – 27 maggio, 2014

Indice

Un nuovo studio suggerisce che il nostro cervello è in grado di prevedere le parole del nostro interlocutore in base al contesto, preparandoci inconsciamente a quello che l'altro ha da dirci. Il cervello, quindi, si porta in avanti con il lavoro di comprensione delle parole, tentando di prevederle un attimo prima per anticipare costantemente gli eventi intorno a noi e rispondere rapidamente e con precisione.

Facciamo un esempio…

Se sentiamo le parole "l’erba è …", il nostro cervello facilmente prevede che la frase termini con la parola "verde" e anche chi parla si predispone a concludere così il pensiero, ovvero si prepara alla comunicazione più probabile.

Lo studio

Lo studio, pubblicato su Journal of Neuroscience e condotto presso la New York University, indaga il modo in cui avviene questa “interazione facilitata” tra chi ascolta e chi parla.

Nel corso della ricerca, ai partecipanti è stata mostrata una serie di immagini e poi è stato chiesto loro di descrivere ciò che avevano visto. Un altro gruppo di soggetti ha ascoltato le descrizioni mentre stava visualizzando le stesse immagini. I cervelli dei partecipanti sono stati monitorati mediante la risonanza magnetica funzionale per la durata dell’esperimento. Alcune delle immagini mostrate ai partecipanti e descritte dallo speaker avevano una descrizione specifica, invece altre immagini erano più ambigue e dunque la loro descrizione era meno facilmente prevedibile. 

I ricercatori hanno scoperto che, quando si confrontano le risposte di particolari aree cervello di chi parla e di chi ascolta, il modo in cui il cervello agisce è più simile quando l’ascoltatore è in grado di prevedere ciò che l’interlocutore sta per dire.

Secondo Suzanne Dikker, PhD, autore principale dell'indagine e ricercatore post-doc presso la New York University, il cervello dell'ascoltatore invia un segnale alla corteccia uditiva, che si aspetta di percepire uno schema di suoni che corrisponde alle parole previste, cioè un ascoltatore può prevedere ciò che l’interlocutore sta per dire prima ancora che una frase sia detta e ascoltata.

Tuttavia, si tratta di un singolo studio di neuroimaging che coinvolge solo 10 partecipanti, quindi i risultati dovranno essere confermati da esperimenti più ampi per trarre conclusioni definitive, anche perché si sa molto poco delle basi neurali della produzione del linguaggio

Staremo a vedere, intanto affidiamoci al nostro sesto senso, anche quando ascoltiamo!

 

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