Cosa si prova (e cosa succede) quando si è in coma?

Martina Valizzone | Psicologa

Ultimo aggiornamento – 05 Ottobre, 2018

cosa si prova quando si è in coma?

La parola coma, deriva dal termine greco κῶμα, che significa letteralmente “sonno”. E, come possiamo ben immaginare, rappresenta un vero e proprio stato di assenza già conosciuto fin dai tempi antichissimi.

In termini medici, il coma si riferisce a un profondo stato di incoscienza che può essere provocato da diverse condizioni, quali:

  • Intossicazioni (da sostanze stupefacenti, alcool oppure tossine)
  • Alterazioni del metabolismo (come ipoglicemia, iperglicemia o chetoacidosi)
  • Traumi
  • Lesioni
  • Malattie che coinvolgono il sistema nervoso centrale

Durante lo stato di coma, vi è una perdita delle capacità cognitive e l’ impossibilità di reagire agli stimoli provenienti dall’esterno, pur mantenendo le proprie capacità non cognitive e una seppur minima attività cerebrale.

In uno stato di coma, quindi, il paziente perde le funzioni cerebrali più complesse mentre altre funzioni essenziali – come ad esempio la respirazione e la circolazione – possono rimanere relativamente integre.

In questo stato, il paziente può manifestare dei movimenti corporei spontanei e non finalizzati. Gli occhi,ad esempio, possono aprirsi in risposta a stimoli esterni, ma in nessun caso il paziente è in grado di dare inizio a movimenti volontari finalizzati.

Cerchiamo di capirne di più.

Quanto dura lo stato di coma

Purtroppo, non c’è una risposta precisa e definitiva a questa domanda. Generalmente, a meno che il paziente non si risvegli o sopraggiunga la morte, lo stato di coma vero e proprio ha una durata che oscilla tra le 4 e le 8 settimane.

Oltrepassato questo limite, il paziente passa a uno di questi due stati:

  1. Stato vegetativo – Lo stato vegetativo è definito come una possibile evoluzione dello stato comatoso caratterizzata dalla ripresa dello stato di veglia, senza che però vi sia alcun contenuto di coscienza o consapevolezza di sé o dell’ambiente circostante. I pazienti in stato vegetativo, di tanto in tanto, possono manifestare movimenti spontanei, aprire gli occhi se stimolati, fare smorfie, sorridere, piangere oppure russare.
  2. Stato di minima coscienza – A differenza dello stato vegetativo, il paziente che si trova in uno stato di minima coscienza manifesta alcuni segnali di consapevolezza di sé e dell’ambiente che lo circonda. I pazienti che si trovano in questo stato tendono a fare piccoli miglioramenti, ad acquisire – ad esempio – un sempre maggiore stato di coscienza. In alcuni casi, purtroppo, i miglioramenti cui va incontro il paziente possono essere anche molto limitati, in quanto condizionati dalla causa sottostante lo stato comatoso e dalla severità delle condizioni del paziente.

Coma farmacologico: di cosa si tratta

Il coma farmacologico è uno stato reversibile di incoscienza profonda indotto e controllato farmacologicamente, attraverso la somministrazione di una dose controllata di farmaci ipnotici in aggiunta a farmaci analgesici oppioidi.

È un trattamento indotto medicalmente al fine di proteggere le funzioni cerebrali in presenza di circostanze patologiche particolarmente severe, in grado potenzialmente di compromettere, anche in maniera irreversibile, la salute del sistema nervoso centrale del paziente.

Tra le circostanze che possono richiedere il ricorso al coma farmacologico, citiamo:

  • Presenza di edema cerebrale post-traumatico
  • Carenza prolungata di ossigeno a livello encefalico
  • Interventi neurochirurgici invasivi
  • Ustioni severe
  • Shock settico
  • Avvelenamento
  • Rottura di un’aneurisma cerebrale

Raramente, il coma farmacologico viene utilizzato come ultima risorsa di trattamento in caso di epilessia refrattaria e in tutte situazioni potenzialmente in grado di mettere a grave rischio la salute del nostro cervello.

Quali sono i possibili esiti dello stato di coma

I possibili esiti di uno stato di coma sono piuttosto variabili e vanno dalla completa guarigione fino a esiti nefasti. Questa estrema variabilità dipende dal tipo di coma, dalla posizione e dall’estensione dell’eventuale lesione cerebrale e dalla sua gravità.

Alcuni pazienti, ad esempio, possono uscire dal coma con una serie variabile di sintomi diversi che vanno dalle difficoltà motorie, a quelle intellettive e/o psichiche di vario grado ed entità, per le quali sono solitamente necessari trattamenti riabilitativi di tipo fisioterapico, logopedico e psicologico, utili a recuperare le funzioni parzialmente o totalmente deteriorate.

Altri pazienti, una volta usciti dal coma, riescono a recuperare solo poche abilità di base, ma nella gran maggioranza dei casi il recupero comporta il ritorno ad uno stato di piena coscienza e di consapevolezza di sé, oltre a comprendere recupero delle normali funzioni, cognitive e motorie.

Martina Valizzone | Psicologa
Scritto da Martina Valizzone | Psicologa

Sono una psicologa dell'età evolutiva, con una specializzazione in psicoterapia sistemico relazionale. In ambito lavorativo, mi occupo principalmente di terapie individuali e familiari e, da qualche anno, di psicologia dell'educazione, lavorando alla progettazione e realizzazione di interventi psico-pedagogici in ambito scolastico ed extrascolastico.

a cura di Dr.ssa Elisabetta Ciccolella
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